Sono la madre cristiana di una persona non binaria, che voleva essere ariete e che ha scoperto di poter essere ponte
Testimonianza di Alessia*, raccolta da Alessandro Previti per La tenda di Gionata
“Negli ultimi anni provo una grande sofferenza nel vedere come il mondo intorno a me vada spesso in una direzione di odio e violenza.”
Alessia comincia da questa sofferenza. Guarda il mondo, vede l’odio e la violenza, e pensa a Emi, una delle sue “creaturine”, come chiama lei con dolcezza la propria prole, persona non binaria, che per lei è sempre stata perfetta e meravigliosa. Da lì nasce la paura che qualcuno possa ferirla. Da lì nasce anche il cammino che racconta.
«Sono da sempre devota a San Francesco, soprattutto per l’aura di pace che emana la sua vita. Suor Enrica ha detto che Francesco ‘scopre una libertà nuova. Si ritrova disarmato, e proprio lì diventa forte: capace di andare incontro, abbracciare, aprire strade, portare pace con gioia.’
Quando Emi, una delle mie creaturine, mi ha parlato di sé, di come ha imparato a vivere il suo essere persona non binaria, mi sono trovata davanti al timore che questo mondo possa far del male a una creatura che per me è sempre stata perfetta e meravigliosa.
Inizialmente, prima che Emi si aprisse al resto del mondo, pensavo che chiunque avesse anche solo accennato un giudizio, una parola crudele, un tentativo di rifiutare ciò che Emi è, da mamma protettiva che sono, lo avrei dilaniato.
Ma poi è arrivata quella libertà di cui suor Enrica ha parlato, che non è resa o rassegnazione. Ma, non avrei potuto trovare parole così perfette, ‘è un modo di stare nei luoghi difficili con un’altra forza: la forza di una vita riconciliata, di gesti che possono aprire porte invece che alzare muri.’»
La paura resta, ma cambia forma. Non diventa indifferenza, non diventa buonismo, non diventa accettazione passiva del male possibile. Rimane amore di madre, con tutta la sua forza istintiva. Però si lascia attraversare da una domanda evangelica: come proteggere senza diventare solo muro? Come restare accanto senza lasciare che la violenza del mondo detti anche il nostro modo di amare?
«Il 30 maggio 2026 a Cagliari abbiamo organizzato una veglia di preghiera, mi è stato chiesto di portare la mia testimonianza di genitore e ho scritto queste parole: ‘Come mamma a volte ho pensato che se la Chiesa e la comunità non vogliono Emi esattamente com’è, io non voglio esserne parte. Ma ora credo che il Signore abbia un altro progetto per me: forse per una volta non mi vuole ariete impegnata a scardinare porte ma ponte, piccolo ponte tra le sue creature.
Ecco, suor Enrica con le sue parole mi ha dato una testimonianza forte, davvero il Signore che amo e che ama ciascuna delle sue creature, vuole che siamo testimoni e operatori di pace.»
Ariete e ponte. Due immagini quasi opposte. L’ariete nasce quando una porta è chiusa e sembra non esserci altro modo che colpire. Il ponte nasce quando due rive devono ancora imparare a incontrarsi. Alessia non cancella la rabbia, non addolcisce il dolore, non finge che il rifiuto non ferisca. Ma prova a lasciarsi condurre verso una forma diversa di forza.
Dopo aver dato il permesso di condividere queste parole, Alessia ha aggiunto:
«È vero, dobbiamo lasciare che la luce del Vangelo ci guidi e ci illumini. Per quanto riguarda la pubblicazione puoi usare ciò che desideri e non c’è bisogno di nascondere niente, ti ringrazio di averlo chiesto ma noi abbiamo scelto di essere nel mondo e donarci per come siamo. Buona giornata, Alessia.»
Non c’è bisogno di nascondere niente. In questa frase c’è un altro pezzo del cammino: non nascondere Emi, non nascondere l’amore di una madre, non nascondere la fede, non nascondere neppure la fatica. La pace di Francesco, nelle parole di Alessia, non è una pace comoda. Passa attraverso la paura, il desiderio di difendere, la tentazione di chiudere ogni porta pur di proteggere chi si ama. Poi, lentamente, chiede un’altra forma: non meno forte, non meno coraggiosa, ma più libera.
Una madre che voleva essere ariete, scopre forse di poter essere ponte. Piccolo ponte, dice lei. Ma spesso sono proprio i ponti piccoli a permettere il primo passo.
* La testimonianza di Alessia nasce dopo l’incontro online con suor Enrica Solmi, dedicato a “Chiara e Francesco: la forza del disarmo, la forza del Vangelo”, nel cammino di “Called by Name – Chiamati per Nome“.

