Storia trans 101: le persone transgender attraverso i secoli
Articolo di Mercedes Allen* pubblicato su LGBTQ Nation (Stati Uniti) il 24 febbraio 2016, parte prima. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
La storia è scritta dai vincitori. E purtroppo questo significa che, nel corso dei secoli, molta verità si è perduta: popolazioni pacifiche sono state trasformate in nemici, forme di venerazione della natura sono state reinterpretate come “stregoneria”, e un’enorme quantità di documentazione accurata è andata distrutta attraverso persecuzioni intellettuali, come accadde con l’incendio della biblioteca di Alessandria in Egitto da parte dei Romani.
La storia non avrebbe mai dovuto essere quella cosa noiosa del tipo “ci sarà un test su questo?”, ma spesso lo diventa, perché si riduce a una raffica di date, popoli ed eventi che non riconosciamo. E quando la storia è scritta dai vincitori, molte vite in cui potremmo rivederci vengono cancellate dalla memoria.
È ciò che è accaduto alla maggior parte delle esperienze transgender o omosessuali, che un tempo erano considerate espressioni radicate in un medesimo bisogno umano.
Un tempo si diceva che l’esistenza avesse tre dimensioni: la sopravvivenza, la riproduzione e tutto il resto. E “tutto il resto”, che spesso comprendeva ciò che è creativo, immaginativo, ingegnoso, poteva essere definito “arte”. Se le culture antiche avevano compreso questo, ci si può chiedere se l’amore tra persone dello stesso sesso e l’espressione transgender fossero considerati una forma d’arte a sé… un’esplorazione creativa dell’amore e dell’affetto.
Può sembrare un’ipotesi azzardata, ma la storia — anche se scritta dai vincitori — ci offre a volte scorci di realtà, e molti di questi indizi sembrano indicare che la trasgressione di genere, così come l’amore gay/lesbico/bisessuale, oggi spesso vilificati, un tempo fossero rispettati e talvolta perfino incoraggiati.
Come donna transgender e bisessuale, non tendo a pensare di essere migliore di altri né a presentarmi così. Ma osservare la storia con attenzione offre una sensazione gratificante: quella di avere qualcosa da dare, e di essere un essere umano degno di rispetto.
È impossibile conoscere le motivazioni profonde delle civiltà antiche. Possiamo solo guardare alla storia con lo sguardo moderno e le nostre esperienze. Senza i contesti economici e socio-politici adeguati, non possiamo sapere se i comportamenti transgender nascessero da costrizione, da credenze religiose o da altri meccanismi di potere. Vorrei pensare che molte di queste esperienze fossero autentiche, pur sapendo che non tutte lo erano: non credo, ad esempio, che i ragazzi castrati e cresciuti come mogli di comandanti romani o turchi lo fossero in modo consensuale.
La storia, purtroppo, spesso riesce solo a graffiare la superficie, senza rivelare pienamente la bellezza e l’oscurità sottostanti.
Doppiamente donati, doppiamente rispettati?
Ciò che oggi chiamiamo transgender — in tutte le sue forme — è stato compreso in modi molto diversi nel tempo. Nei periodi più antichi, le persone considerate come “ponti” tra i generi erano spesso ritenute portatrici di una saggezza che le persone con un genere tradizionale non possedevano. Per questo venivano venerate.
Quando però le società matrilineari e comunitarie si trasformarono in società patriarcali, con rigide divisioni di classe e una forte enfasi sulla proprietà, la condizione delle donne venne ridotta. E poiché persisteva l’idea che chi attraversava i confini di genere possedesse intuizioni più profonde, le culture patriarcali cercarono di schiacciare soprattutto queste persone.
Con l’avvento dell’epoca moderna, le persone trans sono ricomparse, ma è ancora una lunga scalata verso una piena uguaglianza.
Nelle prime civiltà di Europa, Asia, Medio Oriente e Nord Africa, molte popolazioni veneravano ciò che chiamavano “La Grande Madre”.
In quasi tutte queste tradizioni, sacerdotesse MTF (male-to-female, persone che transitano dal maschile al femminile) — spesso castrate o sottoposte a forme antiche di eunuchismo, che includevano diverse modificazioni corporee — svolgevano funzioni religiose. Queste società, profondamente comunitarie, tendevano a considerare le donne — fonte della vita — come esseri di grande valore.
Plutarco, storico romano, descrive “La Grande Madre” come una divinità intersessuale, non ancora divisa nei due sessi. Rappresentazioni transgender della Grande Madre e delle sue sacerdotesse compaiono nei reperti più antichi della Mesopotamia, dell’Assiria, della Babilonia e di Akkad.
Alcuni storici sostengono che le sacerdotesse MTF (male-to-female) fossero considerate sacre; altri ritengono che venissero castrate per sottrarre alle donne il controllo religioso.
David F. Greenberg conclude invece che le testimonianze di sacerdotesse trans risalgono “al Paleolitico superiore (se non prima)”, suggerendo che la presenza di figure transgender non fosse una reazione tardiva al potere femminile, ma una realtà originaria.
In alcune zone, specialmente nelle tradizioni europee più antiche, la trasgressione di genere poteva essere perfino considerata un dovere religioso durante certe celebrazioni rituali.
* Mercedes Allen è una scrittrice e attivista canadese impegnata nei temi delle persone transgender, dei diritti umani e della storia queer
Testo originale: Trans History 101: Transgender Expression in Ancient Times

