Il matrimonio tra persone dello stesso sesso nella Roma rinascimentale


Dialogo di Katya Parente con Gary Ferguson
Molte persone, nel corso dei secoli, hanno sentito il bisogno di ufficializzare la loro unione tramite il matrimonio – gay e lesbiche comprese.
E matrimoni queer ce ne sono sempre stati, come dimostra (per quanto riguarda il XVI secolo) il libro di Gary Ferguson “Same-Sex Marriage in Renaissance Rome: Sexuality, Identity, and Community in Early Modern Europe“, edito in italiano nel 2023 da PM Edizioni col titolo “Si sposavano uomini con uomini. Voci, storie e fantasmi della Roma rinascimentale“.
Gary, docente presso l’Università della Virginia, è specialista della letteratura e della cultura della Francia del XVI secolo e, più in generale, dell’Europa moderna.
La sua ricerca si concentra sugli studi di genere, sulla sessualità e sulla queerness; si occupa inoltre della scrittura femminile e di storia della religione. Ma lasciamo a lui la parola.
Perché il tuo interesse rispetto al matrimonio omosessuale nel XVII secolo a Roma?
È successo mentre leggevo lo straordinario diario di viaggio di Montaigne, che descrive il viaggio che fece dalla sua nativa Bordeaux (in Francia) alla volta dell’Italia dove, tra il 1580-1581 soggiornò a Roma.
Prima di tutto sono uno studioso della Francia rinascimentale, e Montaigne – noto in particolare per i suoi Saggi – è uno dei suoi più grandi scrittori.
Mi affascina il fatto che, in questo testo così eclettico e personale, che non era concepito per la pubblicazione, Montaigne abbia scritto di un racconto fattogli di matrimoni tra uomini nella basilica di San Giovanni a Porta Latina. Descrive anche un caso di matrimonio tra donne nella Francia orientale.
Oltre a Montaigne, che altre fonti hai usato per scrivere il tuo saggio?
Tra le fonti contemporanee ai fatti, la più importante – portata alla luce dallo storico Giuseppe Marcocci – è una serie di frammenti di un processo tra uomini, messa in atto dalla corte del Governatore di Roma. In essi, possiamo leggere la trascrizione degli interrogatori di molte delle persone coinvolte.
In più, dal momento che furono messi a morte otto uomini, per ognuno di questi ci sono documenti che vanno dal semplice “ultimo desiderio” al testamento completo – il tutto nei registri della Confraternita di San Giovanni Decollato, un gruppo che si occupava dei condannati nelle loro ultime ore.
Alla fine, poi, furono inclusi resoconti di questi eventi in parecchi dispacci spediti da Roma da diplomatici e osservatori vari ai signori di Venezia, ai duchi di Urbino e Firenze, e ai membri della famiglia Fugger, i grandi banchieri tedeschi, ad Augusta.
A fronte delle vicende che racconti, finite piuttosto male per i protagonisti, c’è n’è qualcuna che si è conclusa con un insperato happy ending?
È difficile dirlo con sicurezza, ma una delle cose che sottolineo nel libro è che, per ovvie ragioni, la maggior parte delle informazioni che ci sono pervenute sono di persone che sono state prese e, di conseguenza, sono state sottoposte a giudizio. Gli uomini e le donne che sono riuscite a sottrarsi alle autorità, o che sono evase in un secondo momento, solitamente non hanno lasciato nessun documento scritto.
Nel caso di questo gruppo di uomini, molte fonti mostrano che un numero significativo di loro ha evitato la cattura e che la polizia ha continuato attivamente a cercarli. Più in generale, per questo periodo, ci sono anche prove di coppie omosessuali di vario genere che hanno tentato di venire a patti con severe leggi sociali o anche di avvantaggiarsi di possibilità socioculturali chiaramente per pochi per raggiungere almeno una felicità personale – almeno in una certa misura e per un periodo di tempo più o meno lungo.
Secondo te come mai, in tutte le epoche, le persone omosessuali hanno cercato di adattare costrutti eterosessuali (penso al matrimonio, alla famiglia, ma anche ad esempio a realtà come club e locali vari) al proprio stile di vita, a volte anche non molto segretamente, nonostante sanzioni che potevano essere estremamente pesanti e magari costare loro la vita?
È un’ottima domanda. Non sono un sociologo, per cui posso rispondere solo a partire dalla mia prospettiva, limitata e personale. Per quanto riguarda l’appropriazione di costrutti eterosessuali, penso che gay, lesbiche e altri individui sessualmente non normativi a volte lo abbiano fatto – e lo facciano – in un modo che mira alla replica identica e alla piena assimilazione.
Spesso, comunque, lo fanno in modo distaccato ed ironico, rivendicando e trasformando allo stesso tempo, creando qualcosa di unico attraverso una sorta di appropriazione queer. E comunque – a seconda del tempo e del luogo – ci sono sempre state entrambe queste forme di appropriazione e sono state estremamente pericolose, addirittura letali, per le persone coinvolte.
Sembra che, in gradi diversi, quindi, l’importanza di affermare la propria identità costituisca un imperativo che supera i gravi rischi che si corrono. Mettono a rischio la loro vita per viverla nel modo più pieno e significativo possibile.
In ogni tempo l’essere umano ha cercato di essere se stesso, anche a rischio della vita. Questo vale per tutti. Anche per le persone LGBT. Ringraziamo Gary per avercelo ricordato con questo dettagliato saggio che, fortunatamente, è stato pubblicato in italiano per i tipi di PM Edizioni. Non si tratta di una lettura da spiaggia, ma sicuramente vale la pena immergerci nelle atmosfere che tratteggia.

