Sulle orme di Bakos, l’eunuco etiope
Testo di Karen Keen*, pubblicato sul sito Bakos Project (Stati Uniti) nel 2023. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Una delle prime testimonianze sull’eunuco etiope, al di fuori della Bibbia, la troviamo in Ireneo di Lione. Nel suo “Contro le eresie” scrive che quest’uomo «fu inviato anche nelle regioni dell’Etiopia per annunciare ciò che lui stesso aveva creduto» (Contro le eresie 3,12,8).
Secondo Ireneo, Dio aveva affidato proprio a lui il compito di annunciare il Vangelo, insegnando alle persone etiopi chi era Gesù a partire dalle Scritture, in particolare dal libro di Isaia e dagli altri testi profetici (Ireneo di Lione, Contro le eresie, III secolo).
Ancora oggi, le persone cristiane etiopi lo onorano come colui che portò il cristianesimo nella loro terra. La Ethiopian Orthodox Tewahedo Church lo chiama Bakos (scritto ባኮስ in amarico, talvolta Bachos)**
Nella tradizione ortodossa russa è noto come Djan Darada. Più recentemente, la Episcopal Church lo ha commemorato con il nome di Simeon Bachos, frutto però di una sovrapposizione con “Simeone detto Niger” (Atti 13,1-3). Anche se entrambi erano persone nere, non si tratta della stessa figura.
Nel libro degli Atti degli Apostoli (Atti 8,26-40) incontriamo Bakos lungo una strada nel deserto che da Gerusalemme scende verso Gaza, mentre sta tornando verso casa, nel nord dell’Africa. Il suo amore per Dio lo aveva spinto a intraprendere un viaggio lungo e faticoso fino a Gerusalemme per pregare.
Eppure, come eunuco, gli era normalmente precluso l’accesso “all’assemblea del Signore” (Deuteronomio 23,1). Questo significava essere escluso non solo dal Tempio, ma anche dalla piena partecipazione alla vita del popolo di Dio. Nonostante tutto, Bakos non si è lasciato scoraggiare e ha continuato a cercare il Signore con determinazione.
Probabilmente proprio a Gerusalemme aveva acquistato un rotolo del profeta Isaia. In quanto tesoriere alla corte reale d’Etiopia, sapeva leggere e scrivere, ma come straniero non aveva avuto accesso a una formazione ebraica strutturata.
Così, mentre tornava a casa, stava leggendo Isaia 53 senza riuscire a comprenderlo fino in fondo. Possiamo immaginare che, andando avanti nella lettura, sia arrivato anche a Isaia 56,3-8, dove il profeta annuncia una visione sorprendente: persino l’eunuco ha un posto nel cuore di Dio.
L’incontro con Filippo, che arriva quasi all’improvviso per spiegargli le Scritture, sembra davvero una risposta alla sua preghiera. Mentre cercava di capire il testo, Bakos avrà pensato qualcosa come: “Dio, aiutami a capire. Voglio conoscerti e seguirti”. E Dio lo ha ascoltato.
Attraverso Filippo, diventa chiaro che anche una persona eunuco e non ebrea è accolta pienamente. Quando Bakos vede dell’acqua, chiede: «Che cosa impedisce che io sia battezzato?» (Atti 8,36). La risposta è semplice e potentissima: niente. Niente e nessuno può impedirgli di entrare a far parte del corpo di Cristo.
Non sappiamo quale fosse l’orientamento sessuale o l’identità di genere di Bakos. Sappiamo però che era una persona appartenente a una minoranza sessuale.
Non poteva conformarsi alle norme fisiche e sociali richieste agli uomini del suo tempo. La castrazione, probabilmente avvenuta prima della pubertà, aveva inciso profondamente sul suo corpo e sul suo sviluppo.
Senza testosterone, non aveva attraversato la pubertà come gli altri maschi e, dal punto di vista sociale, non poteva rispondere alle aspettative familiari e procreative che le società ebraica e greco-romana imponevano agli uomini.
In altre parole, Bakos appariva diverso, anche nel modo di parlare e di stare al mondo, e non poteva vivere la sessualità e il ruolo sociale maschile come gli altri.
Subire una castrazione senza anestesia doveva essere un trauma enorme per qualsiasi bambino, con conseguenze durature per tutta la vita.
Eppure, proprio dentro questa differenza, o forse grazie ad essa, Bakos ha cercato Dio con tutto se stesso. Ha viaggiato per chilometri per pregare, ha studiato le Scritture con passione, ha chiesto di essere battezzato professando la sua fede.
È stato uno dei primi convertiti non ebrei al cristianesimo ed è stato scelto da Dio per annunciare il Vangelo al popolo etiope. La sua storia ci mostra come Dio accolga le persone appartenenti alle minoranze sessuali e di genere nel corpo di Cristo e come, addirittura, le chiami a svolgere un ruolo di guida nella Chiesa
*Karen Keen è una biblista e teologa statunitense, specializzata in studi biblici, leadership cristiana e accompagnamento delle persone LGBTQ+ nei contesti di fede.
** Ho scelto la grafia “Bakos” seguendo uno studio accademico di un autore etiope che afferma: «Come suggeriscono gli studiosi etiopi di esegesi, il nome proprio dell’eunuco etiope è tradizionalmente conosciuto come Melchisedek o Bakos» (Andualem Dagmawi Gobena, “Mariology in Soteriology”, St. Michael’s College, 2006).
Testo originale: Meet Bakos, the Ethiopian Eunuch

