Suor Derouen e i suoi 26 anni di cammino silenzioso con le persone transgender
Testo di Leah Raidt*, pubblicato su Queer Kentucky (Stati Uniti) l’11 agosto 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Suor Luisa Derouen è una religiosa da 64 anni. Da 26 anni accompagna a livello nazionale, come guida spirituale e sostenitrice, le persone trans.
Nei suoi scritti e insegnamenti ha espresso verità semplici e profonde, come il fatto che le persone transgender sono ciò che dichiarano di essere, che la transizione è un cammino spirituale e che le persone trans hanno molto da insegnarci su cosa significhi vivere con integrità.
Anche suor Luisa ha molto da insegnare a noi. A 82 anni, siede con naturalezza nel ruolo di anziana saggia. Dopo aver trascorso un pomeriggio con lei presso le Dominican Sisters of Peace, in Kentucky, non ho potuto che unirmi alla lunga lista di persone gender-expansive che testimoniano come suor Luisa sia autentica: una vera incarnazione di cosa significhi essere una sostenitrice.
Essere una donna consacrata è il cuore della sua identità. Lei stessa ammette di avere con la Chiesa cattolica istituzionale lo stesso rapporto di amore e odio che molti conoscono. Quando le chiedono come possa restare in una Chiesa così disfunzionale, suor Luisa risponde: «È nel mio DNA».
Il seme della sua missione verso le persone trans è nato a metà degli anni Settanta, durante un periodo di forte sofferenza personale, segnato da maltrattamenti e giudizi. Allora pregava così: «Dio, aiutami a non sprecare questa sofferenza. Insegnami ciò che devo conoscere di me stessa».
Nel 1999 incontrò la sua prima persona trans e comprese come quella ferita l’avesse preparata a creare una connessione autentica con loro.
«Potevo capire cosa significa essere resi invisibili e condannati per qualcosa che non puoi cambiare. Dio mise nel mio cuore l’amore per loro fin dall’inizio», racconta.
All’inizio del suo ministero, suor Luisa si presentava con estrema umiltà: «Voglio esserci per te, ma non so come. Sei tu a dovermi dire in che modo posso esserti presenza amorevole e attenta».
Il suo approccio, basato sull’ascolto e sull’“svuotarsi di sé” (kenosi), colpiva le persone trans, che riconoscevano in lei una capacità di amare senza condizioni. Suor Luisa spiega: «Il burnout arriva quando pensi che sei tu a fare tutto, che sei tu il salvatore. Ma la kenosi è lasciar fare a Dio, è un morire a se stessi, pieno però di amore».
Con questo spirito accettava anche i rischi di parlare alle famiglie delle persone trans, pur sapendo che non sempre l’avrebbero accolta. «Alcuni mi hanno accusata di parlare per conto del diavolo. Avrebbero potuto denunciarmi al vescovo, ma nessuno lo fece», ricorda.
Il fatto stesso di essere una suora le dava un’autorevolezza che contribuiva a rendere più umana e normale l’esperienza trans.
Nel tempo, suor Luisa ha accompagnato più di 250 persone trans come guida spirituale e ha formato tanti cattolici sul tema del genere. Vuole che le persone trans e non binarie sappiano che «non tutti i cattolici sono contro di voi. Molti desiderano imparare, sostenervi, affermarvi e fare la cosa giusta».
Apprezza anche il lavoro di realtà come Outreach, Dignity, New Ways Ministry e Fortunate Families, che hanno iniziato focalizzandosi su gay e lesbiche, ma oggi si impegnano sempre di più per includere anche le persone trans.
Per anni suor Luisa ha scelto di restare “invisibile” agli occhi della gerarchia, usando uno pseudonimo — “Sister Monica” — per proteggere sé stessa e la sua congregazione.
Ma nel 2018 decise di uscire allo scoperto, senza chiedere permesso a nessuno: «Mi sono lanciata dal precipizio senza sapere se ci fosse qualcosa a prendermi. Dovevo essere pronta a lasciare la comunità religiosa e la vita consacrata. Ma fu la decisione più forte, spaventosa, piena di grazia e liberante della mia vita».
Ricorda con emozione quel giorno in cui smise di nascondersi: «Da allora non ho più avuto paura».
Oggi suor Luisa continua a essere testimone viva di una fede radicata nella fiducia: «Non c’è un piano maestro. È solo dire: Dio, dammi la luce per il prossimo passo. E dopo averlo fatto, mostrami quello successivo».
La sua storia ci ricorda che vivere di fede significa camminare nella luce che ci viene donata, un passo alla volta.
*Leah Raidt (they/she) è scrittrice, performer, regista premiata, insegnante di meditazione con approccio trauma-informed e celebrante di matrimoni LGBTQ+. Vive a Louisville, Kentucky.
Testo originale: Trans ally, Catholic nun: Sister Luisa Derouen’s 26-Year mission of quiet resistance

