Suor Enrica: “I confini sono i luoghi dove Dio ci chiama per nome”. Dalla veglia di Albano Laziale
Testimonianza di Suor Enrica tenuta sabato 16 maggio 2026 nella parrocchia Santa Maria della Stella di Albano Laziale (Roma), durante la Veglia di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia organizzata dalla Diocesi suburbicaria di Albano in collaborazione con La Tenda di Gionata ed il supporto del Festival della Comunicazione “Custodire voci e volti umani” (11–24 maggio 2026).
Mi chiamo Sr Maria Enrica Solmi; sono una suora francescana dell’Immacolata di Palagano, Palagano è il luogo di fondazione della mia famiglia religiosa che si trova sull’appennino modenese; l’anno prossimo festeggerò i miei 40 anni di vita in convento. Per raccontarvi la mia testimonianza uso una citazione di una biografia su San Francesco d’Assisi.
San Francesco al frate ortolano chiede che «lasci incolti i confini attorno all’orto, affinché a suo tempo il verde delle erbe e lo splendore dei fiori cantino quanto è bello il Padre di tutto il creato. Vuole pure che nell’orto un’aiuola sia riservata alle erbe odorose e che producano fiori, perché richiamano a chi li osserva il ricordo della soavità eterna». (2Cel 165: FF 750).
I confini dell’orto sono un terreno dove la mano dell’uomo non interviene, ma lascia che ogni seme gettato dalla natura posso svilupparsi per quello che è, per rispondere alla sua chiamata, alla sua identità di come è stato creato, voluto e amato da Dio.
Lasciare nel giardino un angolo incolto, significa lasciare che la bellezza del mondo LGBTQ+, nascosta a molti, abbia il permesso di crescere e di rivelarsi. Incolto, infatti, non significa abbandonato, ma aperto e disponibile a ciò che nasce indipendentemente dalla volontà, dai pregiudizi, dalle fatiche di molti, dai gusti e dalle preferenze dettate da persone, norme o dottrine.
Nella primavera del 2017 sono inciampata in alcune piante, due coppie di genitori che avevano appena accolto il coming out del loro figlio; d’allora, non mi è più stato possibile andare oltre senza soffermarmi ad ascoltare e scoprire la bellezza nascosta di quei confini e di quelle Vite.
Nel tempo quel prato incolto è diventato la mia casa, il luogo dove il Vangelo si è incarnato e dove una Chiesa senza confini ha trovato concretezza, sperimentando relazioni autentiche in una comunità egualitaria.
È stata, ed è ancora, una esperienza di rinascita e riscoperta della mia chiamata liberata da schemi, leggi e norme che escludono e non accolgono. Il Vangelo è tornato al centro della mia vita, è il primo riferimento per la bellezza delle sue parole di amore e di libertà.
Un cuore rinnovato rimette in moto i sensi: la vista per vedere la bellezza di ogni persona dove Dio ha lasciato una traccia della sua presenza, l’odorato per riconoscere il profumo di ogni fiore e individuo, l’udito per ascoltare storie di vita sacre, il gusto della agape fraterna nello spezzare un pane che ha tutta la fragranza della comunione e il tatto per abbracciarci e toccarci mentre le parole “io sono con te” trovano la loro concretezza nell’incontrarsi, come stiamo facendo questa sera.
Dio è qui con noi e ci chiama a gridare che non c’è bellezza più bella come quella di un prato abitato da tanti fiori lasciati liberamente crescere, che insieme dipingono un quadro dalle mille sfumature… chi non lo sa contemplare si perde la possibilità di gioire, di vivere in pienezza la sua fede e la sua umanità.
Il Signore ha riscattato la mia vita “classica di religiosa”, a volte stanca e appesantita da uno schema ripetitivo o dalla frustrazione di non potere cambiare le cose, perché il sistema è troppo complesso e rigido. La determinazione dei genitori e dei giovani LGBTQ+ per farsi largo nel mondo e nella Chiesa mi ha fatto vedere che è possibile avviare processi di accoglienza e di riconoscimento.
Guardando loro ho sentito un’inaspettata chiamata a parlare, a raccontare storie di persone LGBTQ+, non potevo più tacere quello che avevo udito e toccato, perché non farlo significherebbe per me tornare ad indossare un abito vecchio e opaco.
Il Signore mi ha donato un nuovo abito colorato che porto sotto questo vestito, vestito che si tesse nel mio cuore, un cuore arcobaleno.

