Suor Gramick: “le azioni di papa Leone nei confronti delle persone LGBTQ+ confermeranno le sue parole?”
Riflessioni di suor Jeannine Gramick* pubblicate sul sito cattolico del National Catholic Reporter (USA) il 3 settembre 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata.
Anche a me, come a milioni di poveri e meno poveri nel mondo, manca papa Francesco: un papa affettuoso, di buon cuore e con i piedi per terra. La sua personalità traspariva non solo dalle sue parole piene di affetto, ma anche dai suoi gesti magnanimi.
Le sue visite alle persone detenute, a Roma e in altri paesi; alle persone migranti sull’isola di Lampedusa; alle popolazioni delle Prime Nazioni in Canada, Messico e Perù; gli incontri privati e pubblici con le persone LGBTQ+ a Roma e durante i suoi viaggi: questi sono solo alcuni degli innumerevoli segni esteriori che hanno dato sostanza e significato alle sue parole di accoglienza di tutte le persone.
E, come milioni di cattolici nel mondo, ho aspettato di vedere come papa Leone XIV porterà avanti l’eredità di Francesco.
Due giorni dopo la sua elezione, Leone ha dichiarato esplicitamente la sua intenzione di portare avanti la visione del suo predecessore nel suo discorso al Collegio dei Cardinali. Poi, parlando al corpo diplomatico, ha sottolineato la missione della Chiesa di promuovere la giustizia e la pace, invitando al dialogo e al rispetto della dignità umana. Inoltre, ha sostenuto con forza le persone immigrate e i rifugiati.
Sono rimasta sorpresa e lieta di venire a sapere delle origini afro-caraibiche di Leone, dal lato dei suoi nonni materni. Sono felice del suo desiderio di promuovere l’unità dei cristiani, della sua attenzione alla giustizia economica e sociale e delle sue preoccupazioni riguardo all’intelligenza artificiale e all’ambiente.
Tuttavia, poiché ho portato avanti per oltre cinquant’anni una attività pastorale a favore delle persone LGBTQ+, ero particolarmente ansiosa di sapere se Leone avrebbe continuato la calorosa accoglienza che Francesco aveva riservato alle persone LGBTQ+.
Quindi sono stata particolarmente felice quando il Vaticano ha annunciato che papa Leone ha incontrato per mezz’ora, il 1° settembre, padre James Martin, gesuita, scrittore ed editore, che ha fondato Outreach, un sito online di supporto per la comunità di persone credenti LGBTQ+.
Martin ha riferito che Leone intende continuare la scelta di Francesco di accogliere le persone LGBTQ+ nella Chiesa. «Ho sentito da papa Leone lo stesso messaggio che ho sentito da papa Francesco, ovvero il desiderio di accogliere tutte le persone, comprese quelle LGBTQ+», ha detto Martin in un’intervista dopo l’udienza.
Questo rappresenta sicuramente un momento di gioia per le persone LGBTQ+ e le loro famiglie, i loro amici e sostenitori. Leone ha dichiarato pubblicamente che continuerà il percorso del suo predecessore riguardo alla pastorale LGBTQ+. Questo è qualcosa da festeggiare.
Ma – in pratica – cosa significa? Leone incontrerà le persone LGBTQ+, sosterrà il loro diritto alla vita nei paesi in cui possono essere giustiziate, mangerà e berrà con le persone transgender, come ha fatto Francesco?
Saluterà gli oltre mille pellegrini LGBTQ+ dell’Anno Santo che venerdì 5 settembre si riuniranno in preghiera per una veglia nella chiesa del Gesù a Roma e il giorno seguente cammineranno in pellegrinaggio fino alla Basilica di San Pietro?
Spero che le sue azioni confermino le sue parole di accoglienza.
Ho un’altra preoccupazione. In un articolo del Catholic News Service del 2023, il futuro papa Leone, allora cardinale Robert Prevost, ha sottolineato che la dottrina ufficiale della Chiesa non era cambiata. Sebbene la sua osservazione possa essere rassicurante per i tradizionalisti, il linguaggio della Chiesa che parla di atti «intrinsecamente disordinati» e di un orientamento che è un «disordine oggettivo» è fonte di grande dolore per le persone LGBTQ+ con cui svolgo il mio ministero.
Francesco non ha mai cambiato la dottrina della Chiesa, ma ha creato il meccanismo per riformarlo, e questa è la grande speranza delle persone LGBTQ+ e degli operatori pastorali che camminano al loro fianco.
Sono fermamente convinta che questo linguaggio offensivo verrà alla fine eliminato dal catechismo della Chiesa cattolica grazie al progetto di sinodalità promosso da Francesco, che anche Leone ha appoggiato con tutto il cuore.
La sinodalità è un processo di ascolto e condivisione rispettosi, un processo che consiste nel cercare di mettersi nei panni dell’altra persona, di attivare l’empatia e di comprendere il suo punto di vista. Non è una occasione per discutere, ma per condividere i propri sentimenti e le proprie esperienze e di ascoltare i sentimenti e le esperienze delle altre persone.
La nostra Chiesa, anzi, tutto il nostro mondo deve essere un luogo di discussione e di dialogo dove tutti possano sentirsi liberi di condividere le proprie esperienze e la propria verità. Questa è il percorso di un missionario in una Chiesa inclusiva.
Questo processo è lungo e spesso doloroso, ma è un processo che permetterà alla Chiesa di cambiare. Come disse san John Henry Newman nel suo Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, «vivere è cambiare, essere perfetti è essere cambiati spesso». Come tutto ciò che ha vita, le dottrine della nostra Chiesa si sviluppano nel tempo, rivelando sempre più la verità che contengono mentre rimaniamo fedeli al nucleo della nostra tradizione.
Ma cosa devo fare nel frattempo, mi chiedono i miei amici LGBTQ+? Ricordo loro che l’insegnamento più importante della Chiesa cattolica è il primato della propria coscienza. Come scrisse un altro papa (Benedetto XVI), «al di sopra del papa, come espressione dell’autorità ecclesiastica vincolante, c’è la propria coscienza, alla quale bisogna obbedire prima di ogni altra cosa, anche – se necessario – contro le richieste dell’autorità ecclesiastica».
Quindi, finché non vedremo quel cambiamento nella morale sessuale della Chiesa, possiamo considerarci benedetti per aver avuto Leone XIV, tra le cui priorità, insieme a quella di lavorare per la pace, in particolare in Ucraina, Gaza e Myanmar, c’è anche (come ha detto a Martin) l’impegno per una Chiesa per «todos, todos, todos», per usare le parole di Francesco.
Questo dovrebbe far sentire al sicuro le persone LGBTQ+ e i loro sostenitori.
* Sr. Jeannine Gramick svolge da oltre cinquant’anni un’attività di pastorale per le persone LGBTQ+ negli Stati Uniti. È cofondatrice, insieme a padre Robert Nugent, del New Ways Ministry, una istituzione per la giustizia sociale che svolge attività di formazione e promuove la giustizia e l’uguaglianza per le persone cattoliche LGBTQ+ e la loro riconciliazione all’interno della Chiesa e della società.
Testo originale: Sr. Jeannine Gramick asks: Will actions affirm Pope Leo’s words on LGBTQ+ people?

