TdoR. Quando le Chiese vogliono ricordare le vittime della transfobia
Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale in ricordo delle persone transessuali/transgender vittime di violenza, delle vite spezzate dall’odio e dal pregiudizio.
Ma “vite spezzate” non basta più. Questa espressione non è più sufficiente per esprimere l’orrore e l’insensatezza della violenza contro le persone perseguitate per la loro identità di genere.
Parliamo di ossa spezzate, denti rotti, voli giù dal balcone, nasi fratturati, violenze sessuali, insulti, minacce. Ma anche di solitudine, violenza domestica, rifiuto familiare, emarginazione sociale, esclusione dal mondo del lavoro e di tanto altro dolore.
Spesso, tra le tante parole e le troppe contrapposizioni ideologiche, dimentichiamo che di questo si tratta: carne, ossa, saliva, sangue e lacrime.
Non limitiamoci, quindi, ad ascoltare i nomi delle vittime. Immaginiamo piuttosto di essere il padre o la madre, il fratello o la sorella, il compagno o la compagna di Loredana, donna transgender, trovata morta su marciapiede dopo essere stata gettata da una finestra al sesto piano di un albergo a Rimini; di Fabiana, inseguita per le strade di Pescara fin sulle scale di casa e picchiata da uno sconosciuto; di Mario, ragazzo transgender padovano preso al collo da un passante e definito “scarto umano” mentre parlava al cellulare per strada; di Emma, giovane donna transgender finita in un ospedale di Bergamo a causa delle percosse ricevute da sua madre; di Alessia, poliziotta transgender percossa da un branco in un bar di Trento con pugni, calci e uno sgabello e lasciata inerme sul pavimento.
E noi, siamo pronti a riconoscere in ogni volto, in ogni storia, un luogo in cui Dio continua a manifestare la sua presenza e la sua tenerezza?
Le nostre comunità sono pronte a superare le chiusure, le paure, le autoreferenzialità per entrare con rispetto nelle pieghe della vita delle persone, ascoltare le loro storie, e costruire, tutte e tutti insieme, percorsi di resurrezione?
Possiamo raccogliere l’invito dell’Assemblea Sinodale della CEI a “sostenere con la preghiera e la riflessione le ‘giornate’ promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato” (Sintesi Assemblea Sinodale, n. 30)
con un segno semplice e concreto: nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi, inserire nella messa del giorno 20 novembre una preghiera per superare la violenza e la discriminazione verso le persone transgender.
Ne abbiamo raccolte diverse, alcune scritte dai genitori con figli in transizione, che proponiamo alle nostre comunità:
Oggi Signore si celebra la Giornata Mondiale per ricordare le persone transessuali e transgender vittime dell’odio e del pregiudizio: perché lo sguardo di chi ti ama e ti conosce, impari ad accettare TUTTE le persone per quello che sono senza emarginazione, discriminazione e odio, noi ti preghiamo.
A questa triste giornata, Tu Signore mai avresti voluto assistere, perché evidenzia l’odio, il pregiudizio, la discriminazione che esiste tra le persone, invece dell’amore incondizionato l’uno verso l’altro come Tu ci hai insegnato. O Signore allontana il pregiudizio, non alimentare la sclerocardia (cuore di pietra) nelle persone che, ancora con le bende agli occhi non riescono a vedere l’amore incommensurabile che permette al nostro corpo di fiorire e non di morire, come quello che Tu ci hai donato. Per questo noi ti preghiamo.
Dio dell’amore e della compassione, ti preghiamo per tutte le persone transgender, che sono state ferite e discriminate e rifiutate, a causa della loro identità di genere, fino a cadere nel tunnel buio della depressione e perdere il senso della sacralità della vita. Aiutaci a capire che ogni persona è creata a tua immagine e somiglianza, a guardare oltre le differenze e a riconoscere la bellezza e la unicità di ogni individuo. Concedici il sorriso della speranza per un futuro profumato di pace. Per questo noi ti preghiamo.
Mi domando quante volte ciascuno di noi nella propria vita è stato percepito come colui o colei alla quale si può chiedere rifugio rispetto a un mondo che ci rifiuta. Interroghiamoci su questo in un tempo in cui le solitudini sono molte, le periferie umane, gli scarti umani, come ci diceva papa Francesco, sono una moltitudine. Ti affido, Signore, tutte le persone che, a motivo della propria identità di genere si sono ritrovate emarginate, giudicate e in particolare quelle che, in una disperazione senza scampo, si sono tolte la vita; consola e guarisci le persone che hanno subito violenze fisiche o sono stati esposti al disprezzo pubblico, adulte e giovani in tanti Paesi del mondo e anche nelle nostre città. Per questo noi ti preghiamo.
Un piccolo passo verso una società più consapevole, verso una Chiesa più trasparente del volto di Gesù, verso il mondo che sogniamo. Chiediamo allo Spirito Santo il coraggio di essere comunità davvero basate sul Vangelo, con le parole di un vescovo che ha promosso e ha vissuto la “convivialità delle differenze”:
Dissipa le nostre paure.
Scuotici dall’omertà.
Liberaci dalla tristezza di non sapersi più indignare per i soprusi consumati sui diversi da noi e sui poveri.
E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori.
Ridestaci all’antico mandato di profeti.
Dissigilla le nostre labbra, contratte dalle prudenze carnali.
Introduci nelle nostre vene il rigetto per ogni compromesso.
E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere per trarne vantaggio.
Trattienici dalle ambiguità.
Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati.
E in ogni uomo di buona volontà facci scorgere le orme del tuo passaggio.
Amen
(don Tonino Bello)

