Teologia per persone indesiderate. Riprendersi il proprio posto nella Chiesa cattolica
Testo di Daniel C. Tillson*, tratto dal libro Theology for the Unwanted. Reclaiming Your Place in God’s Church (Teologia per le persone indesiderate. Riprendersi il proprio posto nella Chiesa di Dio) edito da Paulist Press (Stati Uniti), 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
L’autore di questo testo si chiede cosa fai quando nella Chiesa cattolica ti fanno capire che sarebbe meglio se tu fossi diverso? La teologia serve solo a spiegarti perché hai torto, oppure può aiutarti a respirare, a guarire e a rimettere insieme i pezzi? E se il problema non fosse trovare un posto nella Chiesa cattolica, ma smettere di pensare che qualcuno possa togliertelo?
C’è davvero tanto di cui essere orgogliosi come cattolici. Eppure ci sono molti giorni in cui io mi sento indesiderato. Forse ti capita di provare la stessa cosa. Se è così, voglio dirtelo subito: non sei solo. In media, ogni mese, diversi altri cattolici mi scrivono per aprirsi e raccontarmi fatiche che hanno tenuto chiuse dentro per anni. Ed è giusto così. Quel dolore lo conosco anch’io.
Continuo ad amare profondamente la mia fede, il suo linguaggio, i suoi gesti, il modo in cui mi ha insegnato a guardare Dio e il mondo. Ma ci ho messo almeno quindici anni prima di riuscire a dire con serenità che essere una persona gay è un dono di Dio. Sono solo un cattolico LGBT che cerca Dio come può, condividendo quello che vive e quello che scopre lungo il cammino. Una cosa, però, la so con certezza: sono cattolico, senza riserve. Anche se più di qualcuno ha sorriso con scetticismo quando l’ho detto.
Se sei stato ferito, permettiti di fermarti un attimo. Non devi dimostrare nulla a nessuno, né capire tutto subito. C’è una verità essenziale che voglio consegnarti: sei una parte vitale di questa famiglia. La Chiesa non è completa senza di te. Per questo è responsabilità di tutta la comunità cattolica fare meglio, impegnarsi di più, perché tu possa sentirti davvero a casa.
Molte persone, anche animate da buone intenzioni, non sono d’accordo. Spesso lo fanno per paura, per il timore che le cose diventino complicate. È umano. Come esseri umani preferiamo una religione ordinata, che abbia già risolto tutto, che non faccia troppe domande e che sia una roccia stabile quando la vita è in tempesta. Anche a loro va il mio invito: riscoprire la profondità della teologia cattolica, tornare a interrogarsi su cosa significhi davvero incontrare Dio nell’Eucaristia e lasciarsi provocare da duemila anni di pensiero che ci ricordano una cosa semplice e sconvolgente allo stesso tempo: Dio non solo ama, Dio è amore.
La cattolicità è sorprendente nella sua ampiezza. L’Eucaristia viene celebrata ogni giorno, nelle lingue più diverse, dalla Siria al Messico. Non siamo uniformi, eppure siamo uniti. La Chiesa cattolica ha attraversato cambiamenti enormi, eppure resta profondamente radicata in una verità che nessuno possiede, ma dentro cui tutti siamo chiamati a vivere. Io credo che sia proprio questo a renderla viva.
In alcuni Paesi, soprattutto quelli segnati da una forte pluralità religiosa o da tradizioni protestanti molto presenti, come gli Stati Uniti, la teologia cattolica è stata spesso trasmessa soprattutto come disciplina. Non è così ovunque, ma se stai leggendo questo libro forse riconosci quella sensazione. Nei contesti di lingua inglese, inoltre, l’anticattolicesimo ha spinto molti fedeli a stringersi come una famiglia per sopravvivere. Quel legame è stato importante, ma non privo di conseguenze.
Ogni famiglia conosce ferite e successi. Il problema nasce quando confondiamo la disciplina con la formazione della fede. Spesso ce ne accorgiamo solo quando incontriamo la Chiesa cattolica in un’altra cultura e restiamo sorpresi: “Ma è davvero la stessa Chiesa?”. Negli Stati Uniti, quella disciplina ha aiutato a tenere insieme tante persone, ma per troppe altre è diventata soffocante.
Quando un giovane adulto cattolico LGBT+ mi racconta di essere rimasto senza casa o di non essere più invitato dai genitori, mi risuonano dentro le parole di Gesù: «Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio» (Giovanni 16,2). Non tutti vivono esperienze così drammatiche, ma quasi tutti, prima o poi, siamo stati scartati da qualcuno: un amico, un familiare, una comunità.
Come possiamo allora ritrovare il nostro posto nella Chiesa cattolica e, forse un giorno, guarire queste relazioni spezzate? Dobbiamo semplicemente buttare via le regole? No. Per me le risposte sono arrivate attraverso un’immersione profonda nella teologia cattolica e nella preghiera. Gli strumenti ci sono già.
Un esperto di diritto canonico potrebbe dirti che il peccato è un’offesa contro la verità. Un teologo morale, invece, direbbe che il peccato è non riuscire ad amare come Dio ci ha creati. Perché Dio è amore. È per questo che in questo libro ci muoveremo soprattutto dentro la teologia morale: quella che esplora l’amore per Dio, per le persone e per tutto ciò che Dio ha creato a sua immagine.
Anche la castità, una virtù importante nell’amore, è stata spesso ridotta a un elenco di regole. Così perde credibilità e bellezza. Vista solo dal punto di vista disciplinare, sembra controllo. Ma letta teologicamente, parla del desiderare il bene dell’altra persona, del non volerla possedere. La castità diventa allora un linguaggio dell’amore, capace di guarire relazioni segnate dal controllo e dalla paura.
Ricordo una confessione che ha segnato profondamente il mio cammino. Un sacerdote italiano, teologo morale e bioeticista, mi disse parole che non ho più dimenticato: la confessione non è un tribunale, ma l’incontro con un medico che guarisce. Le mie ferite, mi disse, non avevano a che fare con il mio orientamento, ma con la fatica di amarmi così come ero stato creato. Quando smettiamo di amare noi stessi, allora facciamo fatica ad amare Dio e gli altri. È lì che iniziamo a peccare.
Da bambino vivevo la confessione come una lavanderia dell’anima: entravi sporco e uscivi pulito. Non era sbagliato, ma era incompleto. Oggi so che è molto di più: è lasciare che Dio mi trasformi con la sua misericordia, perché io possa assomigliargli sempre di più, Lui che è la sorgente e il compimento di ogni amore autentico.
Nel mio libro Theology for the Unwanted. Reclaiming Your Place in God’s Church (2025) voglio riflettere anche al rifiuto vissuto da Gesù stesso, a come ha risposto con amore e verità a chi lo osteggiava, «perché si adempisse la parola scritta nella loro legge» (Giovanni 15,25), e a come ha cercato proprio le persone indesiderate nei luoghi di preghiera, trasformandole in missionari. In duemila anni, certe dinamiche non sono cambiate. È per questo che la teologia della Chiesa continua a parlare al presente.
(…) La teologia morale cattolica nasce per un mondo imperfetto e aiuta a cercare il bene possibile nelle situazioni concrete. Sempre più persone vivono condizioni che sembrano inconciliabili con la legge cattolica. Eppure, se qualcuno desidera incontrare Gesù Cristo, il nostro compito è accompagnarlo.
Come ricorda il professor Mauro Bianchi, la teologia morale non è un elenco di divieti, ma uno strumento complesso per imparare a imitare concretamente l’amore di Gesù, senza ridurre la morale a una sequenza di proibizioni. È questo il cammino che proveremo a esplorare insieme.
Se il tuo dolore nasce da altre ragioni, spero comunque che questo libro possa servirti. È un invito a seguire Cristo in tutte le complessità che ti rendono esattamente chi sei. Per quanto la vita possa sembrarti disordinata, la Chiesa è perfettamente capace di accompagnarti proprio lì dove ti trovi. È per questo che le nostre parrocchie hanno mense, raccolte di pannolini, guardaroba solidali, spazi di ascolto per chi è solo, visite in carcere e molto altro. Questi ministeri sono segni dello Spirito Santo che opera per santificare il popolo, unendolo alla sofferenza del mondo, come ha fatto Gesù.
In parte, le esperienze di alcune persone LGBT nella Chiesa cattolica ricordano quelle vissute da molti cattolici neri nel ventesimo secolo. In molte città degli Stati Uniti, soprattutto nel Sud, esiste ancora una vivace cultura cattolica afroamericana. Musica, preghiera, liturgia e stile di vita apparivano estranei a molti vescovi dell’epoca. Le tensioni del movimento per i diritti civili degli anni Sessanta non fecero che aumentare le divisioni.
Poi arrivò suor Thea Bowman (1937–1990), suora francescana dell’Adorazione Perpetua, che parlò in modo profetico di come le sue identità fossero un dono per la Chiesa. Sono certo che molti leader cattolici del suo tempo fossero confusi: “Quali doni? Perché sei così diversa da noi?”. Eppure, le esperienze di oppressione vissute dalla comunità cattolica nera hanno arricchito profondamente la teologia.
Poco prima di morire, suor Thea Bowman parlò ai vescovi cattolici della sua esperienza di sentirsi indesiderata nella Chiesa a causa del colore della pelle. Disse che non avrebbe lasciato nessuna parte della sua identità sulla soglia e che, guardando le immagini della Chiesa cattolica nel mondo, molte delle persone ritratte le somigliavano (Bowman 1989). Oggi Thea Bowman è candidata agli onori degli altari.
Allo stesso modo, non vedo l’ora del giorno in cui la Chiesa cattolica riconoscerà anche te, che stai leggendo, per i doni e i talenti unici che porti in questa comunità. E, come Thea Bowman, sono pieno di speranza.
Se ti senti indesiderato o in lotta con la fede, ti invito a leggere questo libro. È un libro di speranza, scritto per aiutarti a riconoscere il tuo posto d’amore nel cuore della Chiesa, esattamente così come sei. Spero che anche tu possa trovare le tue risposte attraverso un’immersione profonda nella teologia cattolica.
Testo originale: Theology for the Unwanted: Background there is so much to be proud of as a Catholic.


