“Ti condurrò da mia madre”. Parole per un Rosario di Luigi Testa

Il libro “Ti condurrò da mia madre. Parole per un Rosario” di Luigi Testa* – pubblicato in questi giorni dall’editore Sanpino – è un testo capace di restituire al Rosario una forza affettiva, contemplativa e persino corporea che troppo spesso la devozione abitudinaria finisce per smorzare.
Le sue pagine non “commentano” semplicemente i misteri: li abitano. Li attraversano con uno sguardo innamorato, ferito, tenerissimo. E proprio per questo li rendono vivi. Nel volume, come osserva anche la prefazione, il Rosario diventa “un appuntamento d’amore”, mentre le meditazioni si offrono come “ceselli di fede e di amore”, attraversati dal Cantico dei Cantici e da una lingua spirituale intensamente personale.
La bellezza più originale del libro sta forse qui: nella sua capacità di dare voce a una spiritualità cristiana segnata in modo riconoscibile anche dall’esperienza omosessuale. Non in chiave ideologica, non come rivendicazione esterna al testo, ma come timbro profondo della preghiera.
In queste meditazioni c’è un io credente che si accosta a Gesù con una prossimità disarmata, con un desiderio di intimità, con una tenerezza che non censura l’affetto ma lo porta dentro il linguaggio della fede. È una spiritualità omosessuale nel senso più alto del termine: non ridotta all’identità, ma capace di trasfigurare l’esperienza concreta di un uomo che ama, soffre, cerca Dio e si lascia cercare da Lui.
Per questo il libro può essere prezioso per molti credenti LGBT+. Perché mostra, con naturalezza e finezza, che non c’è nulla da amputare per pregare davvero: la propria sensibilità, la propria storia affettiva, il proprio desiderio di essere amati possono diventare luogo teologico, spazio di incontro con Cristo, perfino lingua della contemplazione. In Testa la fede non cancella la carne, e la carne non spegne la fede: si illuminano a vicenda.
C’è poi un elemento che rende questo volume particolarmente vicino al cammino dei cristiani LGBT+ italiani. Il nucleo originario di queste meditazioni, poi ampiamente rielaborato nel libro, era stato preparato per accompagnare la preghiera del Rosario del gruppo Kairós, cristiani LGBT+ di Firenze e i loro genitori. Questo dettaglio non è marginale: aiuta a capire da quale grembo ecclesiale, umano e spirituale siano nate queste pagine. Non da un laboratorio astratto, ma da una comunità credente concreta, dove la fede delle persone LGBT+ prova ogni giorno a dire il Vangelo con verità.
“Ti condurrò da mia madre” è dunque un libro bello e importante: bello per la qualità della scrittura, importante per il mondo spirituale che dischiude. È un libro mariano, cristologico, profondamente cattolico.
Ma è anche, con rara delicatezza, un libro che lascia affiorare la grazia propria di uno sguardo omosessuale credente: uno sguardo che conosce la ferita, il desiderio, l’attesa, e proprio per questo sa riconoscere nell’amore di Dio non una teoria, ma una casa.
* Luigi Testa insegna diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi dell’Insubria e l’Università Bocconi di Milano. Collabora con diverse testate giornalistiche nazionali ed è autore di pubblicazioni a carattere scientifico e di divulgazione giuridico-politica. Nel 2024 ha pubblicato il libro di natura spirituale Via crucis di un ragazzo gay con Castelvecchi, tradotto ora in tedesco, inglese ed olandese, in cui rilegge la passione del Signore alla luce dell’esperienza di un giovane omosessuale e il libretto “A Gerusalemme sarete consolati. Meditazioni verso Pasqua” (edito da La tenda di Gionata, 2026). Altre sue riflessioni e testi su spiritualità e fede sono pubblicate anche sul portale Gionata.org.

