“Ti ho chiamato per nome” (Is 43,1). Le realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori in Italia
Analisi dei dati raccolti dal Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori, promosso dal servizio di ascolto MI FIDO DI TE de La Tenda di Gionata, parte prima
Quante realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori operano oggi in Italia? Dove sono radicate, chi le compone, quali legami intrecciano con le chiese e con le istituzioni religiose da cui provengono?
Il Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori, promosso dal servizio di ascolto MI FIDO DI TE de La Tenda di Gionata e svolto tra metà novembre e i primi giorni di dicembre 2025, nasce come risposta a queste domande. Hanno partecipato 58 realtà, diffuse sul territorio nazionale, a cui si affiancano alcune esperienze online e una presenza nella Svizzera italiana. Non si tratta solo di una ricognizione numerica, ma di un tentativo di rendere visibili realtà spesso frammentate, che vivono ai margini della rappresentazione ufficiale ma non ai margini della vita ecclesiale.
Dal punto di vista sociologico, ciò che emerge non è un insieme omogeneo, ma una costellazione di realtà locali, spesso informali, che funzionano come spazi di riconoscimento, di sostegno reciproco e di rielaborazione del senso. Come osserva Danièle Hervieu-Léger, le appartenenze religiose contemporanee si strutturano sempre meno come adesione stabile a un’istituzione e sempre più come processi relazionali, tenuti insieme da narrazioni condivise e pratiche significative (Hervieu-Léger, La religion en mouvement, 1999).
I dati del censimento confermano questa dinamica. Circa l’81% delle realtà è composto prevalentemente da persone di tradizione cattolica; il 14% riunisce persone cattoliche ed evangeliche; il 5% nasce in ambito esclusivamente evangelico. Questa distribuzione segnala una mobilità delle appartenenze e una capacità di attraversare confini confessionali che mette in crisi modelli rigidi di identità religiosa (Grace Davie, Religion in Britain since 1945, 1994).
Un elemento centrale che attraversa il censimento è la diffusione delle realtà miste, cioè gruppi che accolgono insieme persone cristiane LGBTQ+, genitori con figli LGBTQ+, giovani e altre persone credenti alleate.
Dal punto di vista sociologico, questa scelta indica una resistenza alla frammentazione e una preferenza per spazi relazionali condivisi, in cui la differenza non viene separata ma abitata. È ciò che Judith Butler descrive come la possibilità di costruire comunità a partire dalla vulnerabilità condivisa, piuttosto che dalla normalizzazione (Frames of War, 2009).
Accanto a queste realtà, emergono con chiarezza i gruppi formati da genitori cristiani con figli LGBTQ+, strutturalmente decisivi che svolgono un compito di mediazione: accompagnando i figli e le figlie nei loro percorsi di vita e, allo stesso tempo, mantengono e riaprono canali di dialogo con l’istituzione ecclesiale, là dove il confronto diretto risulta ancora difficile o carico di conflitti.
Particolarmente significativa nel censimento 2025 è la presenza, per la prima volta, di 5 realtà formate esclusivamente da giovani cristiani LGBTQ+, dove per giovani si intendono persone fino ai 35 anni (fa eccezione il Guado Giovani di Milano dove l’età sale oltre in 35 anni). Il censimento ne individua cinque, tutti localizzati in Roma, Firenze, Padova, Mestre–Venezia e Milano. Dal punto di vista generazionale, queste realtà rappresentano una soglia critica: non chiedono solo accoglienza, ma spazio di parola, riconoscimento e corresponsabilità. Pur essendo numericamente limitate, hanno un forte valore simbolico, perché esprimono il bisogno di una fede che possa essere abitata senza dover rinviare se stessi al futuro (Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, 2000).
Nel loro insieme, i dati del censimento 2025 non descrivono una periferia religiosa, ma un insieme di realtà vive, che sperimentano quotidianamente nuove forme di appartenenza, relazione e interpretazione del sacro. Realtà imperfette, spesso fragili, ma profondamente radicate nella convinzione che fede e vita non possano essere separate perché “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21,5).
Presenza di donne e persone trans: visibilità, ruoli e asimmetrie
Dal censimento 2025 emerge con chiarezza che donne e persone transgender sono presenti nella maggior parte delle realtà censite, ma in forme e con gradi di visibilità molto differenziati. Non si tratta di assenze, che diventa evidente soprattutto laddove i gruppi sono più maturi o hanno avviato processi di differenziazione interna.
Nelle realtà censite, le donne sono frequentemente coinvolte nei ruoli organizzativi, nella cura delle relazioni, nell’accompagnamento delle persone e nella tenuta della rete, anche quando non occupano posizioni formalmente definite. In molte di queste realtà, soprattutto nei gruppi misti, le donne svolgono spesso compiti di leadership relazionale diffusa (coordinamento operativo, accoglienza e ascolto, mediazione dei conflitti, cura dei percorsi spirituali e formativi). Questo conferma quanto evidenziato da Joan Acker e da molte studiose del lavoro di cura: il potere organizzativo delle donne tende a essere funzionale ma invisibile, essenziale ma raramente riconosciuto come tale (Acker, Gendered Organizations, 1990).
Diversa, e in parte più fragile, è la situazione delle persone transgender. La loro presenza è esplicitamente nominata solo in alcune realtà, spesso nazionali o con presenza online, o in gruppi che hanno maturato una riflessione specifica sui temi dell’identità di genere. Questo non indica una mancanza di persone transgender nei gruppi locali, quanto piuttosto una persistente difficoltà a rendere pubblica e condivisa questa presenza, soprattutto nei contesti territoriali.
Quando però la presenza di persone transgender diventa esplicita, produce un effetto significativo: costringe le diverse realtà che li accolgono ad interrogarsi sul corpo, sul linguaggio, sui rituali e sulle immagini di Dio, aprendo processi di trasformazione che vanno ben oltre la singola categoria coinvolta. In questo senso, le persone transgender agiscono come rivelatori strutturali delle tensioni tra vita vissuta e linguaggi religiosi obsoleti.
Nel loro insieme, i dati mostrano che la presenza di donne e persone trans non è marginale, ma strutturalmente trasformativa, anche quando non è maggioritaria o pienamente visibile. Dove queste presenze vengono riconosciute e sostenute, le diverse realtà associative sviluppano una maggiore capacità di riflessione critica, di cura reciproca e di adattamento alle complessità del reale.
In altre parole, se i gruppi informali rappresentano la radice della rete e le associazioni strutturate ne rappresentano la forma più visibile, le realtà catalogate come “altre forme”, ovvero le reti tematiche locali e nazionali sono il tessuto connettivo che spesso tengono insieme il locale e il nazionale.
I gruppi di genitori cristiani con figli LGBTQ+
Accanto alle diverse realtà formate dai Cristiani LGBT+, emergono con chiarezza anche i gruppi di genitori cristiani con figli LGBTQ+, spesso piccoli e poco visibili, ma strutturalmente decisivi. Dal punto di vista sociologico ed ecclesiale, questi gruppi svolgono un compito di mediazione particolarmente delicato: da un lato accompagnano i figli e le figlie nei loro percorsi di vita e di fede; dall’altro mantengono e riaprono canali di relazione con l’istituzione ecclesiale, dialogando con preti, pastori, operatori e operatrici pastorali.
In questo senso, i gruppi di genitori non sono semplicemente spazi di sostegno familiare, ma luoghi di traduzione tra linguaggi diversi: tra l’esperienza concreta delle persone LGBTQ+ e i codici istituzionali delle chiese, tra l’urgenza della vita e i tempi lenti delle strutture.
“Li chiamò per nome” (Isaia 43,1) diventa nel loro cammino una pratica quotidiana di riconoscimento: nominare i figli e le figlie LGBT+ nella loro realtà, e allo stesso tempo aiutare la loro chiesa a riconoscerli come parte viva del suo corpo.
Distribuzione geografica delle realtà censite e forme associative
Guardando alla distribuzione territoriale, le 58 realtà censite si collocano così:
• Nord Italia: 35 gruppi (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli)
• Centro Italia: 11 gruppi (Toscana, Lazio, Marche)
• Sud e Isole: 9 gruppi (Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia)
• Estero – Svizzera italiana: 1 gruppo
• Realtà nazionali / online: 3 gruppi
Dal punto di vista sociologico, questa distribuzione mostra una maggiore concentrazione nel Nord, dove esiste una rete più consolidata di relazioni e di spazi intermedi tra società civile e chiese. Al tempo stesso, la presenza nel Centro e nel Sud indica che non si tratta di un fenomeno “regionale”, ma di una realtà diffusa, che assume forme diverse a seconda dei contesti locali.
Forme associative delle realtà di cristiani LGBT+ e i loro genitori in Italia

Il primo diagramma del Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori riguarda la forma associativa delle 58 realtà censite ed è particolarmente rivelatore infatti abbiamo:
Gruppi informali – 67,2% La grande maggioranza delle realtà si definisce gruppo informale. Questo dato racconta una scelta precisa: partire dalle relazioni, non dalle strutture. Sociologicamente, siamo davanti a forme di auto-organizzazione dal basso, tipiche di contesti in cui il riconoscimento istituzionale è incerto o diseguale. L’informalità garantisce flessibilità, protezione e capacità di adattamento.
Gruppi nati da iniziative ecclesiali – 12,1% Una parte significativa nasce da iniziative di chiese locali o servizi pastorali. Qui si vede emergere una disponibilità istituzionale crescente, anche se ancora minoritaria. Sono realtà che vivono un equilibrio delicato tra riconoscimento e autonomia.
Associazioni con statuto – 8,6% Solo una minoranza sceglie una forma associativa strutturata. Non per mancanza di maturità, ma perché la formalizzazione comporta esposizione pubblica, responsabilità giuridiche e un rapporto più diretto con le istituzioni, civili ed ecclesiali.
Altre forme (reti nazionali informali, gruppi specifici)
Le percentuali più piccole raccontano forme ibride: gruppi locali di giovani cristiani LGBTQ+ , reti tematiche nazionali, gruppi nati da servizi famiglie o da figure pastorali. Sono realtà-ponte, che tengono insieme mondi diversi e spesso svolgono una funzione di collegamento. nati spesso grazie alla presenza di pastori, pastore o operatori pastorali.
Queste realtà non sono facilmente classificabili, perché ibridano più livelli: non sono del tutto informali, ma nemmeno pienamente istituzionalizzate.
Dal punto di vista sociologico, queste forme svolgono almeno tre funzioni importanti: La prima è una funzione di connessione tra più reti e esperienze. La seconda è una funzione di mediazione tra persone e istituzioni. La terza è una funzione di sperimentazione. La loro flessibilità consente di rispondere rapidamente a bisogni emergenti, senza dover attendere lunghi processi decisionali.
In sintesi questo questo primo diagramma ci dice che il censimento intercetta soprattutto realtà vive, leggere e relazionali, più che strutture formali. Prima vengono le persone, poi – eventualmente – le organizzazioni. È una rete che cresce per contatto, fiducia e prossimità, non per decreto.
ELENCO DELLE REALTÀ ASSOCIATIVE CHE HANNO PARTECIPATO
AL “CENSIMENTO 2025 DELLE REALTÀ DI CRISTIANI LGBTQ+ E DEI LORO GENITORI“
Reti e realtà associative nazionali
REFO+ – Rete Evangelica Fede, Orientamenti e Generi (rete nazionale)
Vite Nuove – Famiglie cristiane in transizione (rete nazionale)
Nessuno Solo e Dialoghi-amo (rete nazionale)
Realtà associative di giovani cristiani LGBTQ+ (dai 18 ai 35 anni circa)
Giovani LGBTQ+ del Guado (Lombardia, Milano)
Kairos Giovani cristiani Queer (Toscana, Firenze)
TuttiFiglidiDio (Veneto, Mestre)
Il Mandorlo (Veneto, Padova)
Young Oikos di Mosaiko (Lazio, Roma)
Realtà associative di genitori cristiani con figli LGBTQ+
Briciole d’amore (Piemonte, Torino – anche online)
Granello di Senape (Lombardia, Milano)
Alle querce di Mamre (Lombardia)
Più grande è l’amore (Veneto, Mestre e Treviso)
Effatà (Veneto, Padova)
Famiglie in cammino (Emilia-Romagna, Bologna)
Famiglie in cammino (Emilia-Romagna, Rimini)
Sichem (Emilia-Romagna, Modena)
Famiglie in cammino (Emilia-Romagna, Forlì)
Kairos Genitori (Toscana, Firenze)
Famiglie in cammino (Marche, Pesaro–Fano)
Il ramo del mandorlo (Lazio, Roma)
SiamoTuttiPezziUnici (Abruzzo, Montesilvano – Pescara)
L’ulivo della vita (Puglia, online)
AGEDO Ragusa (Sicilia, Ragusa)
Realtà associative di cristiani LGBTQ+ (adulti / miste)
I colori dell’amore (Lombardia, Milano) Gruppo di preghiera LGBT Maranathà (Piemonte, Torino)
Pozzo di Sicar (Piemonte, Torino)
Oltre il Giordano (Piemonte, Novara)
Amore in cammino (Liguria, Rapallo – Chiavari)
Bethel – gruppo LGBTQ+ credenti liguri (Liguria, Genova)
Il Guado (Lombardia, Milano)
Varco (Lombardia, Milano)
Mosaico (Lombardia, Brescia)
Cascina San Boezio (Lombardia, Vimercate)
LA CRETA (Lombardia, Bergamo)
La Porta Aperta – Spazi di inclusione (Svizzera italiana, Lugano)
La Parola (Veneto, Vicenza)
ARCA (Veneto, Treviso)
Vi ho chiamato amici (Veneto, Verona – Casa della Pace)
Gruppo Emmanuele (Veneto, Padova)
Davide (Emilia-Romagna, Parma)
Gruppo In Cammino (Emilia-Romagna, Bologna)
Narciso e Boccadoro (Emilia-Romagna, Rimini)
Galilea (Emilia-Romagna, Piacenza)
Venite e vedrete (Emilia-Romagna, Modena)
Galilea delle Genti (Emilia-Romagna, Bagnolo in Piano – Reggio Emilia)
Kairos cristiani LGBTQ+ (Toscana, Firenze)
Natanaele | Cristiani LGBTQIA+ (Marche, Ancona / Senigallia / Fano / Pesaro)
Mosaiko – Movimento Cristiani Arcobaleno con gruppo di preghiera Oikos online e in presenza (Lazio, Roma e provincia)
Sergio e Bacco (Lazio, Roma)
Parola e Parole (Lazio, Roma)
Luce Hub (Lazio, online)
Betania (Abruzzo, Pescara)
Ponti da costruire (Campania, Napoli)
Zaccheo – Rete di Cristiani Queer Puglia (Puglia, anche online)
Cristiani LGBTQ+ Calabria (Calabria, Cosenza – anche online)
Cristiani LGBTQ+ Sicilia (Sicilia, Catania / Ragusa – anche online)
In viaggio per Emmaus (Sicilia, online)

