Tra dottrina e vita: papa Leone XIV e le persone LGBTQ+
Articolo di Mario Trifunovic*, pubblicato sul sito katholisch.de (Germania) l’11 dicembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Quando Alex Capecelatro si è trovato davanti a Papa Leone XIV, ha esordito dicendo: «Ho una domanda davvero importante». Capecelatro è un imprenditore tecnologico, non cresciuto nella chiesa cattolica, e insieme al suo partner Brian Stevens – cattolico praticante e filantropo – faceva parte della delegazione che accompagnava a Roma l’arcivescovo di Los Angeles, José Gomez. Entrambi hanno avuto modo di parlare personalmente con il Papa, come racconta il noto vaticanista statunitense Christopher Hale nel suo newsletter The Letters from Leo (Le lettere da Leone).
Quando Leone ha saputo che i due uomini sono sposati, li ha accolti senza esitazione con calore e cordialità. Per Capecelatro è stato un momento “che scalda il cuore”: entrambi si sono sentiti sinceramente accolti dal capo della chiesa cattolica.
A un certo punto, però, Capecelatro ha fatto una domanda del tutto inattesa, ma che per Leone sembra essere piuttosto normale: «Com’è andata oggi con Wordle?». Il Papa, settantenne, è scoppiato a ridere e ha raccontato di aver impiegato tutti e sei i tentativi disponibili per risolvere l’enigma quotidiano del gioco sullo smartphone. La parola del giorno era “Blend”, cioè “mescolare”.
Capecelatro faticava a credere di stare davvero parlando con il Papa di un rompicapo online. Eppure, mentre Leone porta sulle spalle il peso della chiesa universale, trova anche spazio per le piccole cose che danno gioia.
Ma la conversazione non si è fermata al “small talk” su Wordle. I due ospiti hanno raccontato al Papa quanto per loro sia importante il lavoro pastorale del gesuita James Martin con le persone LGBTQIA. Secondo Hale, Leone ha annuito con convinzione quando si è parlato della cura pastorale portata avanti da Martin.
James Martin, un gesuita che accompagna
Per Brian Stevens questo incontro ha avuto un significato ancora più profondo. È cattolico da sempre, per un periodo ha persino frequentato il seminario e in seguito si è dedicato con grande impegno alle opere caritative.
Come Cavaliere dell’Ordine di Malta ha guidato oltre trenta pellegrinaggi di persone malate a Lourdes, in Francia. «Ha un grande amore per Dio», ha detto di lui il cardinale Roger Mahony, arcivescovo emerito di Los Angeles e amico personale di Stevens. «Gli piace stare tra la gente e sarebbe un ambasciatore straordinario per una chiesa cattolica capace di accogliere».
Pochi giorni dopo, il noto presentatore televisivo statunitense Gio Benitez, dichiaratamente gay, è stato accolto nella chiesa cattolica negli Stati Uniti. Il suo marito è stato il padrino. Durante la messa entrambi hanno ricevuto la comunione e James Martin ha concelebrato la celebrazione. Benitez ha ringraziato pubblicamente il gesuita per averlo accompagnato e aiutato a ritrovare la sua strada nella chiesa cattolica.
Non sono mancate, però, le reazioni negative. Nell’ultima assemblea autunnale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, l’ex vescovo di Tyler, in Texas, Joseph Strickland – rimosso dall’incarico da Papa Francesco – ha chiesto ai confratelli di prendere posizione. Secondo lui, bisognava affrontare il fatto che James Martin avesse accompagnato la cresima e la comunione di un uomo omosessuale “sposato”.
Dall’assemblea non è arrivata alcuna risposta, nemmeno dal nuovo presidente dei vescovi statunitensi, l’arcivescovo Paul Coakley, considerato piuttosto conservatore. Strickland ha poi rincarato la dose sui social, accusando vescovi e Papa di “zoppicare tra due padroni” e invitandoli a smetterla con quelli che ha definito “giochini”.
Negli ultimi anni James Martin è diventato una delle voci più note a favore delle persone LGBTQIA cattoliche. Il suo impegno pastorale riceve sostegno in tutto il mondo, ma anche critiche molto dure. Oltre al lavoro sul campo, scrive regolarmente per la rivista dei gesuiti America ed è direttore editoriale della piattaforma Outreach, nata proprio per parlare alle persone queer cattoliche. Diversi suoi libri sono diventati bestseller negli Stati Uniti.
Martin aveva inoltre un rapporto stretto con Papa Francesco: si sono scritti più volte e Francesco lo aveva nominato delegato alla Sinodo dei vescovi.
Apertura pastorale e dottrina della chiesa cattolica
Papa Leone XIV, successore di Francesco, sta cercando di tenere insieme due poli: l’apertura pastorale e la fedeltà alla dottrina della chiesa cattolica. Da una parte ribadisce che nella chiesa c’è posto per tutte e tutti e che nessuno dovrebbe sentirsi escluso. Dall’altra, però, rifiuta qualsiasi cambiamento della morale sessuale tradizionale, sottolineando il valore del matrimonio tra uomo e donna e della famiglia tradizionale come fondamento della società.
Su questo punto è stato particolarmente critico verso le celebrazioni di benedizione per coppie omosessuali in alcuni Paesi del Nord Europa, ritenute in contrasto con la dichiarazione vaticana Fiducia supplicans (La fiducia che supplica), approvata da Papa Francesco. In modo indiretto, queste parole sono state lette come una critica anche alla Conferenza Episcopale Tedesca, che ad aprile aveva pubblicato una propria guida pastorale sulle benedizioni, scatenando un acceso dibattito sul coinvolgimento o meno di Roma. La linea di Leone sembra essere quella di non toccare la dottrina, per evitare nuove fratture nella chiesa cattolica, pur mostrando attenzione ad alcune istanze pastorali.
James Martin, dal canto suo, descrive Papa Leone XIV come una persona “straordinariamente aperta”. Dopo la loro prima udienza privata ha scritto sui social di essersi sentito “onorato e profondamente grato”, e di aver ritrovato nel Papa la stessa “apertura e accoglienza” già sperimentata con Francesco.
Leone gli è apparso “sereno, gioioso e incoraggiante”, un incontro che lo ha consolato molto. Martin aveva accompagnato anche il pellegrinaggio delle persone LGBTQIA per l’Anno Santo a Roma, occasione in cui aveva potuto dialogare più a lungo con il Papa, suo connazionale.
Non tutti, però, condividono questa lettura. Il cardinale Robert Sarah, originario dell’Africa occidentale ed ex prefetto della Curia romana, spera che sotto Leone XIV ci sia una revisione di Fiducia supplicans. In un’intervista al quotidiano italiano Avvenire ha definito il documento “teologicamente debole” e “ingiustificato”, sostenendo che metterebbe a rischio l’unità della chiesa cattolica e che sarebbe meglio “dimenticarlo”.
Nonostante queste critiche, appare molto improbabile che Leone ritiri un documento voluto dal suo predecessore. Anche i gesti concreti continuano a parlare di apertura: quando l’attivista cattolica transgender Alessia Nobile gli ha consegnato una lettera a nome delle persone trans, il Papa ha sorriso.
Dopo aver chiesto un’udienza, lei e altre donne trans sono state invitate a pranzo in Vaticano insieme ad altre persone in difficoltà, un segno che ha avuto un forte valore simbolico per molte persone messe ai margini.
*Mario Trifunovic è giornalista di katholisch.de e si occupa in particolare di temi legati alla chiesa cattolica, al Vaticano e alle questioni sociali ed etiche nel mondo ecclesiale.
Testo originale: Zwischen Lehre und Leben: Papst Leo XIV. und LGBTQ-Katholiken

