Tra guerre e migrazioni. Di ritorno dall’Africa Leone XIV chiede alla chiesa cattolica di andare oltre la sessualità
Articolo di Justin McLellan pubblicato sul portale cattolico National Catholic Reporter(Stati Uniti) il 23 aprile 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
«Come pastore non posso essere favorevole alla guerra». Così Papa Leone XIV ha parlato del conflitto in Iran durante la conferenza stampa tenuta sull’aereo di ritorno a Roma. «Che ci sia o meno un cambio di regime, la domanda è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di così tante persone innocenti».
Sorvolando il deserto del Sahara dopo aver lasciato la Guinea Equatoriale, Leone è tornato ancora una volta sul tema della guerra in Iran, una posizione che nei giorni precedenti aveva attirato dure critiche sui social da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Rientrando a Roma il 23 aprile, il papa ha risposto alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa in volo, toccando temi come guerra, migrazioni, benedizioni alle coppie dello stesso sesso e il senso dei suoi incontri con leader politici africani.
Parlando dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, ha sottolineato la necessità di tenere sempre al centro la popolazione civile innocente e ha osservato che i tentativi di pace, tra pause e riprese, «hanno creato una situazione caotica per l’economia globale».
Il Papa ha invitato le parti in conflitto a «fare ogni sforzo per promuovere la pace» e a rispettare il diritto internazionale. «È molto importante che gli innocenti siano protetti, cosa che in molti luoghi non è avvenuta», ha detto, prima di condividere un ricordo personale.
Ha raccontato di portare sempre con sé la foto di un ragazzo musulmano con un cartello “Benvenuto Papa Leone”, scattata durante il suo viaggio in Libano nel dicembre precedente. Quel ragazzo, ha aggiunto, è stato ucciso nella guerra.
Alla domanda se condannasse il regime iraniano, accusato di esecuzioni e repressioni violente delle proteste, il papa ha risposto senza citare direttamente il Paese: «Quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita alle persone, questo deve essere condannato. Io condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno il togliere la vita. Condanno la pena di morte».
In vista del viaggio previsto dal 6 al 12 giugno in Spagna, dove visiterà le Isole Canarie, uno dei principali punti di arrivo per migranti africani in Europa, Leone ha parlato anche di migrazioni. Ha riconosciuto il diritto degli Stati a regolamentare i propri confini, ma ha sottolineato che i Paesi più ricchi devono fare di più per sostenere quelli più poveri.
«Credo che uno Stato abbia il diritto di stabilire regole alle proprie frontiere. Non sto dicendo che tutti debbano entrare senza ordine… a volte si creano situazioni più ingiuste rispetto a quelle da cui si è partiti. Ma detto questo, dobbiamo chiederci cosa facciamo nei Paesi più ricchi per cambiare la situazione nei Paesi più poveri».
Ha aggiunto che, anche quando un Paese non ha capacità di accoglienza, le persone devono essere trattate «in modo umano» e non «peggio degli animali domestici». «Quando arrivano, sono esseri umani e meritano il rispetto che spetta a ogni essere umano».
Interpellato sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso, il Papa ha invitato a non fare di questo tema un elemento di divisione nella chiesa cattolica. «È molto importante che l’unità o la divisione della Chiesa non ruoti attorno a questioni sessuali», ha detto, ricordando che altri temi — giustizia, uguaglianza e libertà — hanno una priorità maggiore.
Ha però ribadito che il Vaticano ha già espresso il proprio disaccordo con alcune iniziative della chiesa cattolica tedesca che prevedono forme strutturate di benedizione per coppie in relazioni non sacramentali, comprese quelle dello stesso sesso, oltre quanto consentito dal documento approvato nel 2023 da Papa Francesco.
Quel testo chiariva che «le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso» possono ricevere una benedizione informale da parte di un sacerdote, ma senza un rito strutturato simile al matrimonio.
«Andare oltre questo oggi — ha osservato Leone — rischia di creare più divisione che unità. Dovremmo cercare modi per costruire l’unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».
Il papa ha risposto anche alle critiche secondo cui i suoi viaggi in Paesi con governi autoritari possano legittimare quei leader. «Stiamo cercando di applicare il Vangelo a situazioni concrete per migliorare la vita delle persone», ha spiegato.
«Non facciamo sempre grandi dichiarazioni di condanna, ma c’è molto lavoro dietro le quinte per promuovere la giustizia, per sostenere cause umanitarie, per cercare, a volte, la liberazione di prigionieri politici».
All’inizio del viaggio, oscurato mediaticamente dalle polemiche con Trump, il papa aveva chiarito che lo scopo dei suoi viaggi apostolici è «incontrare, accompagnare, conoscere il popolo di Dio», anche se spesso l’attenzione si concentra sulla politica.
«Il viaggio va interpretato prima di tutto come il desiderio di annunciare il Vangelo», ha detto. E ha aggiunto: «È vero che a volte è necessario intervenire, incoraggiare le persone ad assumersi responsabilità… ma il cuore è essere vicini alle persone, nella loro gioia, nella profondità della loro fede, ma anche nella loro sofferenza».
Testo originale: “Pope Leo: ‘I cannot be in favor of war,’ talks migration, same-sex blessings, in press conference”

