“Tutta una questione d’amore”. Il cammino con le persone LGBT+ nella chiesa episcopale
CiArticolo di Rachel Mipro* pubblicato sul sito NOLA (Stati Uniti) il 3 novembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Predicando l’amore e l’accoglienza in un tempo di turbolenze, gli episcopaliani della Louisiana stanno lavorando per sostenere le persone LGBTQ+. La loro iniziativa più recente è un concerto benefico promosso da Inclusive Louisiana, un’organizzazione formata da persone episcopaliane LGBTQ+ e dai loro sostenitori.
La missione di Inclusive Louisiana, come si legge anche sul sito della Diocesi Episcopale della Louisiana, è quella di aiutare la Chiesa “ad annunciare e incarnare l’amore inclusivo di Dio per le persone LGBTQ e per coloro che le amano”.
Il reverendo Tommy Dillon, primo sacerdote dichiaratamente gay ordinato nella diocesi nel 2003, è tra i fondatori del gruppo, che in origine si chiamava Integrity. Oggi è rettore della St. Margaret’s Episcopal Church a Baton Rouge e continua a testimoniare che l’uguaglianza e l’inclusione creano un ambiente di pace per tutti.
«Quando le persone fanno parte di una comunità che accoglie un arcobaleno di differenze – progressisti, conservatori, persone etero, gay, trans, ricchi, poveri – quello è il Regno di Dio», racconta Dillon. «È davvero tutto basato sull’amore, ed è questo che trasforma le persone. Aiuta a guarire i traumi spirituali, permettendo loro di sentire la presenza di un Dio amorevole, non di una divinità giudicante che mette le persone le une contro le altre».
Non è stato un cammino facile
Il messaggio di accoglienza della sua chiesa non è piaciuto a tutti. Dillon ha dovuto aumentare le misure di sicurezza dopo alcune proteste davanti alla chiesa, con manifestanti che urlavano ai fedeli che sarebbero “bruciati all’inferno”. In un caso, è stato necessario perfino chiedere un’ordinanza restrittiva.
La chiesa episcopale ha poi richiesto un finanziamento statale per installare una recinzione e migliorare la sicurezza. Le proteste si sono in parte calmate, ma Dillon continua a ricevere lettere d’odio ogni anno.
«Quello che ho imparato – spiega – è ad avere più compassione, come Gesù, camminando accanto alle persone che non la pensano come me. È la parte più difficile, ma alla lunga è quella che cambia le cose: è lì che nasce la vera trsformazione».
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“La Chiesa Episcopale vi accoglie” davvero
Negli ultimi anni, molti ministri episcopaliani partecipano alle marce del Pride per mostrare il proprio sostegno. Il reverendo John Pitzer, co-presidente di Inclusive Louisiana e rettore associato della Trinity Episcopal Church di New Orleans, racconta che in queste parate sfilano dietro uno striscione con scritto: “The Episcopal Church Welcomes You” (“La Chiesa Episcopale vi accoglie”).
«Quando la gente ci vede arrivare, a volte pensa che sia uno scherzo – dice Pitzer –. Poi capiscono che siamo veri sacerdoti, ci stringono le mani in lacrime e ci dicono: “Grazie per amarmi, grazie per esserci, grazie per il vostro sostegno”».
Pitzer ha avuto un percorso particolare: era stato ordinato come sacerdote cattolico romano, ma decise di passare alla Chiesa episcopale, in parte a causa della posizione della chiesa cattolica sulle persone LGBTQ+ e sul ruolo limitato delle donne. «Nel momento in cui ho fatto il cambiamento – confessa – mi sono sentito come se mi avessero tolto venti tonnellate dalle spalle. Non dovevo più guardarmi alle spalle».
Un parrocchiano, Don Paul Landry, conferma quanto sia importante questo ministero di guarigione: «Molti di noi portano ferite spirituali dovute al rifiuto. G arrivano qui e scoprono che non sono solo i fedeli gay a essere accoglienti, ma tutta la comunità, rimangono scioccati. Capiscono che siamo stati creati a immagine di Dio, che non siamo difettosi e che non dobbiamo cambiare nulla di noi per essere amati».
Una nuova strada davanti tra
L’amore e l’accoglienza, dice Dillon, cambiano davvero le vite. Racconta di un fedele anziano che, poco prima di morire, gli chiese se fosse favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. «Quando gli ho detto di sì, ha risposto che allora avrebbe lasciato la chiesa», ricorda Dillon sorridendo.
«Gli dissi: “Non ti preoccupare, non dovrai affrontarlo, perché primo, non ti sposerai mai con un uomo, e secondo, con questo atteggiamento, probabilmente non sarai invitato a nessun matrimonio gay”. Si mise a ridere».
Il giorno dopo, Dillon andò a casa sua per pregare insieme. La figlia, contraria, cercava di interrompere la preghiera, ma lui le rispose con calma: «Ti ringrazio per la tua preoccupazione, ma io sono qui per tuo padre, non per te».
Dopo la preghiera, l’uomo gli telefonò: «Non mi sono mai sentito così bene da anni. Penso che sia avvenuta una guarigione. Tornerò in chiesa, ma senza dirlo alla mia famiglia». E così fece.
Quando morì, al funerale parlarono insieme Dillon e un predicatore evangelico. «È stato un momento molto forte – racconta il sacerdote –. Io preferisco far parte di quella che chiamo “la chiesa viola”, dove conservatori e progressisti camminano insieme, affrontando le loro differenze nella comunità. È questo il modello di cui abbiamo bisogno oggi in America: ascoltare le storie degli altri, avere compassione e camminare insieme sulle vie dell’amore».(…,)
*Rachel Mipro è giornalista di NOLA.com, testata della Louisiana che si occupa di cultura, società e attualità.
Testo originale: Ministry works to bring LGBTQ people into the church. “It really is all about love”

