Un assaggio d’amore. I miei libri di donne che amano donne?
Dialogo di Katya Parente con la scrittrice Clare Lydon
Quando mi sono accorta di essere lesbica, all’inizio ho sentito un gran vuoto: con chi parlarne? A chi dire questa cosa esplosiva? Mi sono buttata sui libri. Ricordo, su tutti, Maurice e poi i libri di Virginia Woolf. Ma erano altri tempi… O forse ero io ad essere particolare. Credo che le altre ragazzine avessero gusti un po’ diversi dai miei…
In ogni caso, penso che una storia a lieto fine sia un buon viatico; qualcosa che assopisca la vocina interiore che vuole riempirti la testa di dubbi (o peggio, sensi di colpa) e al contempo ti apra scenari magari un po’ troppo idealizzati, ma in grado di darti quella sferzata di positività da permetterti di credere che là fuori ci sia qualcuno anche per te. Il libro – i libri perfetti, in questo senso – li ha scritti Clare Lydon, che è la nostra ospite di oggi.
Perché hai iniziato a scrivere romance a tema lesbico?
Inizialmente ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo perché tutte le storie lesbiche che leggevo erano americane, e tutte le protagoniste principali sembravano essere cowgirls che lavoravano nei ranch. Non mi ci trovavo e avevo voglia di una storia romantica che si svolgesse a Londra, in cui ci fossero donne come quelle che conoscevo e vivevano intorno a me. Così ho deciso di scriverne una.
Stavo lavorando come giornalista musicale full-time online – ho fatto questo lavoro per 8 anni. Lo amavo, ma volevo cambiare per un po’. La compagnia per cui lavoravo aveva annunciato di voler chiudere il sito, ed eravamo tutti in sovrannumero. Avevo un gruzzoletto – abbastanza per non aver problemi per un anno – così decisi di tirare fuori dal cassetto la storia lesbica che avevo lasciato a metà e finirla.
L’avevo scritta mentre lavoravo a tempo pieno, per cui, quando l’ho ripresa, ero pronta a finirla. Ho mostrato quindi il mio libro a qualche casa editrice e a qualche agente, che mi hanno detto che i romance lesbici non vendevano. Lo sottoposi a un editore queer che lo rifiutò. Però avevo un sacco di riscontri positivi dalle persone che l’avevano letto, così ho deciso per un self-publishing.
Si è trattata della decisione migliore che abbia mai preso. Ho scritto 26 romanzi, venduto mezzo milione di libri che sono stati tradotti anche in tedesco, portoghese, francese e italiano.
A chi sono rivolti, prevalentemente, i tuoi libri?
Tutti possono leggere i miei libri, anche se in primo luogo sono dedicati alle donne, ma penso che almeno il 10% dei miei lettori siano uomini. Quando li scrivo, lo faccio con in mente una donna dai quaranta ai cinquanta anni, ma i miei libri interessano donne di ogni tipo di sessualità e di tutte le età.
Ho una lettrice etero negli Stati Uniti che è tra i miei primi lettori fidati, ho lesbiche ottantenni, adolescenti queer e donne transgender. I miei libri hanno sempre come protagoniste due donne che si innamorano e un lieto fine, e credo che il lieto fine piaccia a tutti.
In Italia sono stati pubblicati, ad ora, solo due dei tuoi romanzi. Hai in programma altre traduzioni?
Ho pubblicato sette romanzi in italiano – due con un editore italiano e cinque con la compagnia che ho creato appositamente. Se non li avete ancora visti tutti, vi invito a farlo. C’è un altro libro in fase di traduzione e ho intenzione di pubblicare anche i prossimi. Il mio ultimo libro, Baciala e basta, è uscito in questo periodo.
Potete trovare tutti i miei libri in italiano qui e anche il libro più popolare fino ad oggi, che è anche il mio best-seller in tutte le lingue: Prima di dire sì, lo voglio.
Sei candidata ai DIVA Awards. Ci spieghi cosa sono e perché è un premio così ambito?
Sono emozionata e stupita di essere stata selezionata per il Diva Writer Of The Year Award. È un campo diversificato perché non si tratta solo di autori – ma anche di poeti, giornalisti e cantautori. Sono in lizza con altri nomi molto conosciuti, ed è un onore essere nominata insieme a loro. Diva è un’organizzazione che allarga gli orizzonti e fa spazio alle donne queer nel mondo, cosa che, ovviamente, amo. Se non altro, sarà fantastico trascorrere una serata in un locale con un’energia queer così positiva.
Ti senti un’attivista?
Non proprio, ma credo che scrivere storie queer sia un atto politico. Era così prima che il mondo si rabbuiasse, e lo è ancora di più oggi, con l’ascesa dell’estrema destra. La norma in molti media – film, TV, videogame, libri – è la narrazione eterosessuale e, di solito, con protagonisti bianchi. Le storie tra uomini sono tollerate e realizzate molto più spesso. Mentre le storie d’amore tra donne tendono a essere lasciate da parte. È importante mostrare che succede, che è magico e che è possibile essere felici.
Ogni settimana ricevo messaggi e email da lettori che mi dicono di averli convinti che l’amore può raggiungere anche loro. Alcuni mi raccontano che aver letto i miei libri ha dato loro il coraggio di fare coming out. Vorrei che la società desse loro gli strumenti per farlo, ma sono felice che i miei libri possano avere un ruolo nell’aiutare le persone a vivere autenticamente.
Grazie a Clare, che la giornalista Katie Bennett-Hall ha definito un “punto fermo nel canone della letteratura lesbica moderna“. Sarà vero? Ai lettori l’ardua sentenza.

