Un cattolico transgender riflette su cosa significa nella Chiesa cattolica accompagnare le persone LGBTQ+?
Articolo di Maxwell Kuzma* pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 19 novembre 2025. Liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
I vescovi cattolici statunitensi si sono riuniti a Baltimora lo scorso novembre, dove hanno votato per rinnovare le cariche della direzione della Conferenza episcopale nazionale, ed hanno risposto all’appello di papa Leone XIV di prendere posizione in favore degli immigrati ed hanno emanato un aggiornamento delle direttive sull’assistenza alle persone transgender negli ospedali cattolici.
Il 12 novembre hanno divulgato un messaggio pastorale che denuncia la paura e la disumanizzazione che colpiscono gli immigrati negli Stati Uniti. Le loro parole sono state forti, chiare e profondamente radicate nell’insegnamento della Chiesa: ogni famiglia merita sicurezza, dignità e protezione dei propri diritti. Per molte persone, questo messaggio è stato una conferma molto gradita dell’impegno della Chiesa per la giustizia e la dignità umana.
Nella stessa riunione, i vescovi hanno approvato le revisioni alle Direttive Etiche e Religiose riguardanti l’assistenza medica per l’affermazione di genere negli ospedali e nelle cliniche cattoliche. Queste modifiche stabiliscono parametri chiari per la cura delle persone in un percorso di affermazione di genere, basate sulla interpretazione dei vescovi della dottrina della Chiesa.
In qualità di maestri della fede, i vescovi hanno il compito specifico di guidare la Chiesa, e noi come cattolici siamo chiamati ad ascoltarli anche quando sperimentiamo delle difficoltà nel comprendere e mettere in pratica la loro guida pastorale. Nell’attuale clima politico, in cui l’accesso alle cure di affermazione di genere è sempre più limitato in molti Stati, queste direttive sono un esempio della tensione tra le direttive istituzionali e l’imperativo pastorale di accompagnare i fedeli con varianza di genere.
Poiché gli ospedali cattolici sono spesso le uniche strutture sanitarie accessibili o abbordabili dal punto di vista economico, in particolare nelle zone rurali, queste nuove norme avranno un impatto maggiore proprio su coloro che hanno meno possibilità di scelta. Come ha osservato Marianne Duddy-Burke di DignityUSA: “Le persone che hanno meno possibilità di scegliere dove farsi curare saranno quelle più danneggiate”.
Le direttive vietano gli interventi medici “diretti a trasformare le caratteristiche sessuali di un corpo umano in quelle del sesso opposto” e limitano la possibilità dei medici di indirizzare i pazienti altrove. In termini pratici, ciò potrebbe rendere più difficile per alcuni pazienti accedere a cure ampiamente sperimentate e basate sull’evidenza scientifica, comprese quelle a cui ricorrono i pazienti cisgender per altre patologie.
Le terapie di affermazione di genere (che, in senso lato, possono includere anche la consulenza psicologica) sono associate anche a significativi benefici psicologici, tra cui miglioramento della depressione, dell’ansia e del livello di benessere generale, documentati in numerosi studi scientificamente solidi. Il nostro obiettivo, ora più che mai, deve essere quello di accompagnare e sostenere chi ne ha più bisogno.
Scrivo questo come persona che ha avuto un accesso relativamente facile alle cure di affermazione di genere, un privilegio non comune. La mia iniezione settimanale di ormoni è apparentemente una piccola cosa, ma mi ha cambiato la vita: allevia la disforia, permette alla gioia di fiorire nella mia vita e ha reso più profondo anche il mio legame con Dio, perché mi ha consentito di relazionarmi a Lui così come il vero me stesso.
Per me, l’assistenza sanitaria per l’affermazione di genere ha determinato concreti benefici spirituali che non avevo prima della transizione. Vivere in un corpo che riflette il mio vero io mi ha permesso di presentarmi davanti a Dio in preghiera nella verità, invece di nascondermi dietro la paura o l’autonegazione.
Mi ha anche dato una capacità di discernimento più profonda, la capacità di ascoltare e fidarmi della chiamata di Dio nella mia vita senza il peso costante della disforia che annebbia e confonde. E man mano che il mio corpo e la mia anima sono entrati in armonia, ho provato un rinnovato sentimento di empatia nei confronti degli altri e un senso del rinnovamento della vita che posso solo descrivere come grazia di resurrezione.
E allora il mio cuore palpita per coloro che ora dovranno affrontare ostacoli, ritardi o il rifiuto totale delle terapie di affermazione di genere, coloro il cui accesso alle cure è molto più incerto e pieno di ostacoli del mio. Camminare a fianco a loro, anche solo con il pensiero e la preghiera, è una responsabilità che tutti noi condividiamo.
Mentre a Baltimora si svolgevano queste discussioni, la Chiesa di Roma ha ricordato, senza troppo clamore, il cuore pastorale che è al centro del suo compito. Domenica 16 novembre, quarantotto donne transgender hanno partecipato al pranzo annuale del Vaticano per i poveri, una tradizione iniziata con papa Francesco e continuata con Leone XIV.
Sebbene nessuna di loro fosse seduta al tavolo del Papa, sono state tutte accolte come ospiti d’onore, messe a sedere in un tavolo vicino al Papa e salutate con affetto. Come ha detto uno dei partecipanti al Washington Post, la loro presenza ha trasmesso il messaggio che “la Chiesa non chiuderà la porta che ha aperto”.
L’incontro non ha rappresentato un cambiamento radicale della dottrina né una dichiarazione pubblica di grande rilievo. Tuttavia, è stato un segnale pastorale silenzioso e coerente: le persone transgender fanno parte della vita della Chiesa e appartengono alla comunità del popolo di Dio. Papa Leone, come Francesco prima di lui, le ha accolte come figlie di Dio. Il cardinale Konrad Krajewski ha sottolineato che hanno partecipato non per una motivazione, ma perché sono parte integrante della Chiesa.
Ho vissuto in prima persona incontri di questo tipo.
Quando ho detto a papa Francesco in spagnolo che sono transgender, mi ha accolto con calore e dignità, lo stesso benvenuto che ha riservato a ogni pellegrino. Momenti come questi trasformano i cuori, trasformano la Chiesa. Ci ricordano che il Vangelo si vive pienamente quando siamo presenti gli uni per gli altri, specialmente per coloro che sono più vulnerabili. Questo è il significato più profondo dell’accompagnamento: camminare a fianco dei fedeli cattolici con varianza di genere in modo concreto e umano, anche quando le regole ufficiali creano ostacoli.
Considerando insieme le due occasioni (il documento dei vescovi statunitensi sulle cure di affermazione di genere e il pranzo di papa Leone XIV), il contrasto invita alla riflessione: le direttive ufficiali hanno una funzione di definizione di regole istituzionali, ma il vero accompagnamento e l’imitazione di Cristo richiedono presenza, compassione e vicinanza umana. Gesù camminava accanto a coloro che erano emarginati e li guariva. La dottrina sociale cattolica ci chiama a estendere la cura a tutti coloro che sono vulnerabili, come ha fatto Gesù, senza giudizi o restrizioni.
L’assistenza sanitaria per l’affermazione di genere ha anche benefici più ampi, di cui non usufruiscono solo le persone transgender. Le restrizioni possono avere un impatto negativo anche sulle persone intersessuali e cisgender che fanno affidamento su trattamenti ormonali simili, sulle famiglie che cercano una guida autorevole e sugli operatori sanitari che si sforzano di agire in modo etico.
Le nuove Direttive Etiche e Religiose sostengono che gli interventi “volti a modificare la struttura ontologica fondamentale del corpo umano nella sua forma o funzione non sono consentiti”, citando l’insegnamento di Amoris laetitia sul rispetto del dono della creazione. Esse distinguono tra interventi medici che ripristinano e quelli che trasformano il corpo, definendo quindi indicazioni precise su come i medici possono realizzare l’assistenza all’interno delle strutture sanitarie cattoliche.
È importante affermare che riconoscere e rispettare la dignità delle persone transgender non è in conflitto con la dignità umana: è un invito alla Chiesa ad ampliare le sue argomentazioni morali per comprendere e abbracciare le vite vere e vissute delle persone cattoliche transgender e intersessuali. Camminare a fianco delle persone con varianza di genere è di per sé un’affermazione del dono di Dio della diversità umana. Basti ricordare gli incontri commoventi di papa Francesco con le persone transgender, che si sono verificati regolarmente alla fine del suo pontificato.
È particolarmente importante per noi stare al fianco dei nostri amici e familiari transgender in questo periodo, in cui stanno subendo così tanti attacchi in tanti ambiti, ad esempio i violenti commenti contro di loro nella stampa e sui mezzi di comunicazione e la cancellazione della identità di elezione sui passaporti per le persone transgender.
Gesù non ha mai categorizzato le persone vulnerabili. Ha guarito senza esitazione, ha reintegrato coloro che erano emarginati e ha accolto tutti coloro che soffrivano. Il suo esempio invita la Chiesa a rispondere con lo stesso spirito: con presenza, compassione e impegno all’inclusione.
La Chiesa è invitata a intraprendere un cammino a fianco delle persone cattoliche con varianza di genere, cercando modi per farsi prossima a coloro che sono emarginati mentre affronta le sfide della dottrina e delle regole istituzionali. Il pranzo in Vaticano, per quanto piccolo possa sembrare, è un gesto delicato in questa direzione, che ci ricorda che semplici atti di accoglienza, riconoscimento e umanità condivisa possono avere un effetto a catena che trasforma i cuori, le vite e la Chiesa stessa.
* Maxwell Kuzma è un uomo cattolico transgender che si batte per l’inclusione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa e scrive sui doni unici delle persone queer e sulla bellezza della diversità nella creazione di Dio. Gli articoli di Max sono stati citati dal New York Times e dall’Associated Press a proposito delle notizie del Vaticano relative alle persone transgender.
Testo originale: A transgender Catholic on what it means for the church to walk with LGBTQ people

