Un pellegrinaggio queer in India a Goa Velha, la “Roma d’Oriente”
Testo di Rab. J. M. John Marshal*, dottorando in Storia presso la Goa University (India), pubblicato nel volume RESTORATION OF ARCHIGALLUS (Elamite Interfaith Movement, 2026, pp. 21-30). Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Goa Velha (Goa vecchia), è situata nello stato di Goa, in India, fu l’antica capitale dell’Impero portoghese in Oriente ed era conosciuta anche come la “Roma d’Oriente” (de Noronha e de Noronha, p. 24). È interessante notare che il primo amministratore di questa città, conquistata dai portoghesi nel 1510, fu un italiano di Firenze, Francesco Corbinelli, noto nelle fonti portoghesi come Francisco Corvinel (Lacerda).
Molti italiani vissero in questa città e ancora oggi si possono vedere i conventi fondati da loro, come il convento teatino della Divina Provvidenza (oggi centro pastorale dell’Arcidiocesi di Goa e Damão) e le rovine del convento carmelitano italiano.
Radici storiche e ancestrali
La storia di Goa Velha è profondamente intrecciata con quella della regina Kadamba Kamaladevi, vissuta nel XII secolo. Era di discendenza pandyana (Gune, p. 106). I Pandya erano un’antica dinastia reale che governava il Tamil Nadu meridionale, nell’estremo sud dell’India, ed erano in stretti rapporti con Roma (Marsden, p. 297). La regina Kamaladevi fondò Old Goa con il nome di “Brahmapuri”, un importante centro di studio e conoscenza (D’Souza, p. 140).
Goa Velha è conosciuta anche come il villaggio comunitario di Ella. Il termine “Ela”, presente nelle iscrizioni goane, è spesso collegato alla dea madre Ellama o Yellama (Mitragotri, p. 136). La dea Yellama è tradizionalmente associata ai suoi devoti eunuchi, i jogappa (Pacha, p. 115), che rappresentano una forma indigena di “terzo genere” in India.
Anche se non sappiamo se a Ella esistesse una comunità di jogappa, è significativo che Yellama fosse venerata come una manifestazione della dea Durga e che Durga fosse la divinità originaria del villaggio (Marshal, pp. 119-120).
I famosi sacerdoti romani appartenenti al “terzo genere” erano conosciuti come Galli ed erano devoti al culto della Magna Mater. Uno dei loro principali centri si trovava nell’area dell’attuale Vaticano (Robertson, p. 356). Il capo dei Galli era chiamato Archigallus, un sacerdote che pregava per il bene di Roma e dell’imperatore offrendo sacrifici.
La scomparsa dei Galli dalla attuale zone del Vaticano può essere collegata ai decreti dell’imperatore romano Teodosio del 391 d.C., che vietarono i culti pagani (Atkinson, p. 23).
In un contesto storico più ampio, il caso più noto comparabile ai Galli romani è quello degli hijra (così sono indicate le persone di terzo genere) in India (Tougher, p. 16). Come osservano Will Roscoe e Amba J. Sepie, ciò che sopravvive oggi in India all’interno di questi sacerdozi legati alle divinità è il residuo di un’antica e diffusa concezione secondo cui l’ambiguità sessuale, coltivata e riconosciuta, era fonte di potere e di connessione con il divino (Roscoe e Sepie, p. 197).
Un pellegrinaggio nella “Roma d’Oriente”
Il 15 marzo 2026 si è svolto a Goa Velha un pellegrinaggio di circa 4 km nella cosiddetta “Roma d’Oriente”, guidato dal priore dell’Elamite Interfaith Movement.
Il pellegrinaggio è iniziato presso la tomba di san Francesco Saverio, che secondo alcune testimonianze avrebbe recentemente salvato un uomo omosessuale dal suicidio (Marshal, pp. 211-214). È importante ricordare che il celebre mausoleo che custodisce il corpo del santo fu realizzato da Cosimo III de’ Medici di Firenze alla fine del XVII secolo (Marshal, “Cosimo III Medici’s…”). Suo figlio, Gian Gastone de’ Medici, ultimo granduca mediceo di Toscana, era noto per la sua omosessualità (Dall’Orto).
Il percorso è poi proseguito verso la cattedrale di Goa, dove il priore ha pregato per le vittime dell’Inquisizione di Goa condannate per sodomia. Tra queste, Fabião Lasarini, un soldato di Roma di 23 anni, punito per sodomia l’11 aprile 1666 (Machado et al.).
Il priore si è quindi recato alla chiesa di San Cajetan, costruita dai teatini italiani. Gli scritti di Dom Antonio Ardizone Spinola, genovese e fondatore del convento teatino di Goa, offrono una giustificazione cristiana del trasferimento del potere a Roma. Nella sua opera del 1680 Cordel Triplicado de Amor a Christo Jesu Sacramentado, Spinola scriveva: “Dio lo divise [l’Impero romano], e una grande parte la diede a san Pietro a Roma, e un’altra all’imperatore austriaco in Germania” (Spinola, p. 10).
Questo spostamento di potere non segnò solo la fine dell’Impero romano, ma anche la fine degli spazi più tolleranti al suo interno, compresi quelli che accoglievano i sacerdoti di genere variabile come i Galli, spesso ridicolizzati nelle fonti cristiane.
Il pellegrinaggio è poi proseguito verso le rovine del Palazzo del Viceré, da cui venivano emanati gli editti contro la sodomia. Da lì, il priore ha visitato il sito delle galee lungo il fiume, dove Fabião Lasarini (Fabio Lazzarini) fu condannato a quattro anni di servizio (Machado et al.).
Si possono immaginare le sofferenze vissute da questo soldato romano in Oriente: costretto a remare giorno e notte, in cattive condizioni di salute, privato del riposo, umiliato e incatenato. Tutto questo solo perché attratto da persone dello stesso sesso.
È interessante notare che il film Badhai Do (2022), in lingua hindi, che include una scena di bacio tra persone dello stesso sesso, è stato girato proprio vicino a questo luogo, nei pressi dell’attuale traghetto fluviale per l’isola di Divar (Marshal, p. 121). È chiaro che la scelta del luogo non era legata alla sua storia queer, ma è una coincidenza significativa: un luogo che un tempo fu teatro di punizioni terribili, anche con roghi per le persone queer, oggi è diventato, nel cinema mainstream, uno spazio in cui viene rappresentato l’amore tra persone dello stesso sesso.
Il priore si è poi recato nel sito dell’Aljube, la prigione in cui fu detenuto padre Gregório Martins Ferreira (Arquivo Nacional). Ferreira fu un sostenitore esplicito dell’amore tra persone dello stesso sesso nel XVII secolo (Crompton, p. 312). Dopo aver vissuto a Roma, egli trovava quella città più tollerante rispetto alle nazioni iberiche del suo tempo (López-Salazar e Silva, pp. 423-473).
Conclusione
Il pellegrinaggio si è concluso presso la cappella di Santa Caterina, la prima chiesa costruita dai portoghesi. Questo luogo rappresenta la porta attraverso cui entrarono nella regione i portoghesi e la loro morale cattolica, che proibisce la sodomia.
Sebbene il priore, che ha fatto voto privato di celibato, aderisca alla dottrina della chiesa cattolica che proibisce gli atti omosessuali (Catechismo, nn. 2357-2358), la violenza sostenuta dallo Stato e dalle istituzioni religiose contro le minoranze di genere e sessuali è del tutto condannabile.
È giusto citare qui il Catechismo e concludere questo articolo pregando per le vittime come Fabio Lazzarini:
“In passato, pratiche crudeli furono comunemente utilizzate dai governi legittimi per mantenere la legge e l’ordine, spesso senza opposizione da parte dei pastori della Chiesa, che nei propri tribunali adottavano le prescrizioni del diritto romano sulla tortura… queste pratiche hanno portato a violenze ancora più degradanti. È necessario adoperarsi per la loro abolizione. Dobbiamo pregare per le vittime e per i loro persecutori” (n. 2298).
Uno studio mostra che oggi 65 giurisdizioni nel mondo criminalizzano i rapporti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso (“Map of Jurisdictions”). Ricordiamo quanto ha ribadito Papa Francesco, cioè che l’omosessualità non è un crimine, anche se considerata peccato (Glatz), e sosteniamo gli sforzi per la decriminalizzazione e per il miglioramento dei diritti umani delle minoranze di genere e sessuali, affinché la storia non si ripeta condannando un altro Fabio Lazzarini.
Tributo poetico
Concludiamo con un tributo poetico ispirato al salmo 137:
“Un tributo agli antenati queer di Old Goa”
Sulle rive di Goa sedevamo e piangevamo
quando ricordavamo i nostri antenati queer.
Là, tra le palme di cocco, appendemmo la nostra gioia,
perché i loro carcerieri chiedevano loro di cantare
per uno Stato omofobo—
i loro aguzzini pretendevano il remare delle navi
come se fosse un canto di gioia;
dicevano: “Remate e rendeteci felici,
perché questa è la volontà di Dio!”
Come avrebbero potuto cantare i canti del Signore
in terra straniera, da prigionieri?
Ma Dio dice:
“Se mi dimentico di te, amico queer,
si paralizzi la mia destra.
La mia lingua si attacchi al palato
se non mi ricordo di te,
se non ti considero la mia gioia più grande.”
Ricorda, Signore, ciò che gli omofobi fecero
nel giorno in cui i nostri antenati queer caddero.
“Distruggeteli”, gridavano,
“distruggeteli dalle fondamenta
e bruciateli nei roghi dell’Inquisizione!”
Amati omofobi, che Dio vi perdoni,
perché la vendetta appartiene al Signore Dio degli eserciti.
Il Dio giusto ricordi ciò che ci avete fatto.
Beato chi afferra la vostra arroganza
e la scaglia contro le rocce.
* Rab. J. M. John Marshal è dottorando in Storia presso la Goa University (India), fondatore e responsabile dell’Elamite Interfaith Movement.
Bibliografia:
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Atkinson, Kenneth. Empress Galla Placidia and the Fall of the Roman Empire. McFarland, 2020.
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Gune, Vithal Trimbak, editor. Gazetteer of the Union Territory Goa, Daman and Diu: Goa 1979. Gazetteer Department, Government of the Union Territory of Goa, Daman and Diu, 1979.
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López-Salazar, Ana Isabel, and Hugo Ribeiro da Silva. “Entre Roma y Oporto: un deán poeta en el Portugal de la Restauración.” Dignidad, Privilegio y Honor: Cabildos Catedrales Hispánicos en la Época Moderna, edited by Emilio Callado Estela, 2025, pp. 423-73.
Machado, Alan, Bruno Feitler, and Carlos Rocha. “A Database of Individuals Sentenced by the Inquisition of Goa from 1650 until its Final Abolition in 1812.” Domus Dados, 2023.
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Marshal, J. M. John. “Cosimo III Medici’s Greatest Gift to Goencho Saib.“ The Goan, 31 Oct. 2023
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