Un “Sinodo” per cristiani LGBTQ+ in Spagna: nell’ottobre 2026 si ritroveranno per camminare insieme
Articolo di Rubén Cruz pubblicato sul settimanale spagnolo Vida Nueva, n. 3.468 del 25-31 luglio 2026, pp. 18-19. Traduzione libera a cura de La Tenda di Gionata.
Dal 9 all’11 ottobre 2026, a Chipiona, in Spagna, si terrà il XV Incontro dei credenti LGBTQ+, un ritiro nazionale durante il quale cristiani e cristiane provenienti da tutta la Spagna e dal Portogallo si confronteranno in piccoli gruppi, secondo lo stile sinodale.
“Tutti, tutte, tutte le persone”
Todos, todas, todes: è questo il titolo scelto per l’incontro, che sarà ospitato nella Casa di spiritualità Nuestra Señora de Regla, gestita dai francescani.
Questo appuntamento, nato nel 2010, non si è fermato neppure durante la pandemia. Soltanto lo scorso anno gli organizzatori hanno preferito non celebrarlo, per permettere ai partecipanti di recarsi insieme a Roma in occasione del Giubileo.
All’inizio le giornate erano rivolte soprattutto ai cristiani omosessuali dell’Andalusia. Con il passare degli anni, però, l’incontro si è aperto ai credenti laici provenienti da tutta la Spagna e dal Portogallo.
A organizzare l’edizione del 2026 è Miguel Ángel Sosa González, presidente della Pastoral para la Diversidad Sexual – PADIS, la Pastorale per la diversità sessuale delle Isole Canarie.
Sono attese più di 150 persone. L’incontro seguirà lo stile sinodale che la Chiesa cattolica ha rilanciato durante il pontificato di Francesco e che continua oggi con Leone XIV. Dopo due relazioni introduttive, i partecipanti lavoreranno in piccoli circoli di confronto e discernimento.
A guidare la riflessione saranno due persone che hanno preso parte direttamente al Sinodo: la religiosa María Luisa Berzosa e il teologo Eloy Bueno de la Fuente. Il loro compito sarà quello di aiutare i presenti a riflettere, con uno sguardo rivolto prima di tutto all’interno delle comunità LGBTQ+, su come queste realtà possano e debbano essere presenti nel cammino sinodale della Chiesa.
Guardando invece verso l’esterno, Sosa González spera che il ritiro possa aiutare a comprendere che:
«Non siamo qui per giudicare la Chiesa né per mettere pietre sul suo cammino, ma per lavorare per una Chiesa sinodale, con il desiderio che tutti possiamo formare un’unica comunità» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, p. 18).
Il cambiamento avviato da Francesco
Secondo gli organizzatori, per i cristiani LGBTQ+ la posizione assunta da Jorge Mario Bergoglio sull’omosessualità ha segnato «un significativo cambiamento di tono», caratterizzato da una maggiore attenzione all’accoglienza e dalla distinzione tra la persona e i suoi atti.
«Pur mantenendo la dottrina tradizionale sul matrimonio, Francesco ha promosso importanti passi avanti pastorali», si legge nell’invito alle giornate.
Un linguaggio più inclusivo
Durante il pontificato di Francesco, osservano gli organizzatori, la Chiesa ha cominciato a utilizzare un linguaggio più inclusivo nel riferirsi ai cristiani omosessuali.
Un passaggio importante è stato l’uso, per la prima volta, della sigla LGBTQ+ in alcuni documenti vaticani, come ricorda Sosa González nell’intervista a Vida Nueva.
Gli organizzatori individuano tre punti fondamentali nell’insegnamento pastorale di papa Francesco.
Il primo è l’accompagnamento pastorale. Francesco mantenne un atteggiamento di non giudizio, riassunto nella celebre frase pronunciata nel 2013: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» (Francesco, conferenza stampa durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro, 28 luglio 2013).
Queste parole contribuirono a porre le basi del suo approccio pastorale, affermando che le persone omosessuali che cercano Dio non devono essere emarginate.
Nello stesso senso, Francesco condannò le leggi che criminalizzano l’omosessualità, definendole ingiuste e dichiarando che la Chiesa deve lavorare per la loro abolizione. Sottolineò inoltre che avere un orientamento omosessuale non è un crimine, anche se la dottrina cattolica continua a considerare peccaminosi gli atti omosessuali.
Il secondo punto riguarda le benedizioni delle coppie dello stesso sesso, rese possibili nel 2023 dalla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Fiducia supplicans. Per gli organizzatori, quel documento ha rappresentato «un cambiamento storico, forse il più importante».
Il terzo elemento è l’immagine di una Chiesa dalle porte aperte, ribadita sempre nel 2023 durante la Giornata mondiale della gioventù di Lisbona, quando Francesco affermò più volte che nella Chiesa c’è posto per «tutti, tutti, tutti».
Francesco invitò inoltre le famiglie ad accogliere i propri figli omosessuali, raccomandando ai genitori di non cacciare mai un figlio a causa del suo orientamento sessuale.
In definitiva, il suo pontificato cercò di costruire: «Una Chiesa più compassionevole e meno incline alla condanna, capace di mettere al centro la dignità umana e l’accoglienza delle persone LGBTQ+ – “Dio le ama così come sono” –, pur tentando di mantenere la dottrina sulla morale sessuale» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, pp. 18-19).
Cinque temi per i circoli minori
Durante i tre giorni del ritiro, i partecipanti si confronteranno su cinque grandi temi: il lavoro in rete, l’accompagnamento, l’accoglienza, l’educazione e la pastorale.
Per quanto riguarda il lavoro in rete, gli organizzatori spiegano: «Dopo l’esperienza di Entrelazados, nata per elaborare proposte destinate al Sinodo sulla sinodalità, vogliamo riprendere un lavoro di cui i nostri gruppi hanno bisogno: rimanere collegati, valorizzare gli sforzi che compiamo, portare avanti insieme le istanze necessarie e promuovere i valori cristiani nelle comunità di base e nelle parrocchie che accolgono le persone LGBTQ+. Vogliamo essere un seme sinodale nella Chiesa spagnola» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, p. 19).
L’accompagnamento delle persone LGBTQ+ comprende il sostegno psicologico specializzato, i gruppi di mutuo aiuto, i luoghi di accoglienza per chi vive situazioni di vulnerabilità e la consulenza legale nei casi di discriminazione.
«Questi spazi sicuri favoriscono l’autostima, la visibilità e la gestione delle emozioni. Il sostegno dell’ambiente familiare è fondamentale. L’accompagnamento è un percorso di sostegno personale, spirituale e religioso, nel quale si aiuta una persona a integrare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere con la vita spirituale e di fede, in maniera rispettosa e senza giudizi» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, p. 19).
Anche l’accoglienza, affermano gli organizzatori, «sta attraversando una fase di transizione», sempre più orientata al rispetto, alla compassione e alla non discriminazione, in accordo con il Magistero.
Sebbene il matrimonio tra persone dello stesso sesso non sia riconosciuto dalla Chiesa cattolica, Francesco ha promosso una pastorale fondata sull’ascolto e sul «costruire ponti».
Secondo i promotori del ritiro, sta crescendo un movimento pastorale che sostiene l’accompagnamento e l’integrazione delle persone LGBTQ+ nelle comunità cristiane.
Educare all’uguaglianza
L’educazione viene considerata «uno strumento fondamentale per combattere la discriminazione e favorire l’uguaglianza».
Secondo gli organizzatori, è necessario rivedere i percorsi educativi affinché comprendano la diversità affettiva, sessuale e di genere, rendano visibili le persone LGBTQ+, prevengano il bullismo e aiutino bambini e ragazzi a vivere con maggiore naturalezza la diversità.
Le proposte riguardano il contrasto alla fobia verso le persone LGBTQ+ e al bullismo scolastico, la promozione del rispetto e dell’empatia fin dall’infanzia e l’inserimento di questi temi in tutte le aree educative, senza relegarli alle sole attività extrascolastiche.
Occorre inoltre rappresentare la diversità sessuale, di genere e familiare, evitando tanto l’invisibilità quanto le immagini negative, e formare gli educatori, offrendo loro strumenti adeguati per costruire ambienti realmente inclusivi.
Particolare attenzione dovrà essere riservata all’accompagnamento degli studenti nella costruzione della propria identità, attraverso spazi sicuri, rispettosi e privi di pregiudizi.
Infine, gli organizzatori ricordano che la pastorale LGBTQ+ cerca di promuovere l’accoglienza, l’inclusione e l’accompagnamento delle persone con differenti orientamenti sessuali e identità di genere, favorendone la piena partecipazione alla vita comunitaria.
«Francesco ha sottolineato che le persone omosessuali sono figlie di Dio e non devono essere emarginate. Occorre aiutarle a integrare la fede con la propria realtà, riflettendo sulla loro presenza all’interno delle comunità» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, p. 19).
Senza un sostegno episcopale esplicito, ma con un appoggio implicito
Alcuni vescovi si sono scusati per non poter partecipare al ritiro, ma hanno comunque mostrato interesse per l’iniziativa e sono stati informati durante alcuni incontri con Miguel Ángel Sosa González.
«Speriamo che in futuro il loro sostegno diventi più evidente», afferma Sosa González a Vida Nueva. In Spagna sono ormai attivi quindici gruppi di credenti LGBTQ+.
«Sono stati fatti passi avanti nella nostra partecipazione alla vita ecclesiale in Spagna. Adesso speriamo che si continui su questa strada, permettendoci di lavorare come laici allo stesso modo di tutti gli altri, senza che venga considerato il nostro orientamento sessuale» (Rubén Cruz, Vida Nueva, n. 3.468, 25-31 luglio 2026, p. 19).
Guardando oltre i confini spagnoli, il responsabile delle Canarie confida che Leone XIV prosegua «nella linea dell’accoglienza e della non condanna delle persone LGBTQ+».
Sosa González sottolinea che Leone XIV avrebbe fatto proprio il documento elaborato dal Gruppo 9 del Sinodo, nel quale viene proposto un approccio pastorale differente verso le persone LGBTQ+: un approccio privo di connotazioni negative, capace di abbandonare i giudizi morali a favore dell’ascolto attivo.
Nel documento è stata inserita anche la testimonianza di due uomini sposati civilmente.
Sosa González evidenzia inoltre la critica espressa dal testo nei confronti delle terapie di conversione. A suo giudizio, questo documento potrebbe diventare una base da cui partire per compiere nuovi passi avanti, all’interno della Chiesa, nel riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone LGBTQ+.
Titolo orioginale: ‘Sinodo LGTBIQ+’ a Chipiona

