Una quarta strada per prendere il largo: testimoniare la nostra fede nel mondo LGBTQ+
Email inviataci da Eriko Jibun
Ho letto qualche giorno fa il bell’articolo di Luigi Testa “Tre direzioni per prendere il largo”. Ragionando su quanto vi era contenuto ho concluso che vi potrebbe essere una quarta direzione di azione: la testimonianza della nostra fede rivolta verso la componente non credente del mondo LGBT+.
Credo che tale azione sia, per diverse ragioni, non meno importante di quelle citate da Luigi Testa. Intanto, se siamo figli e figlie di Dio e della Chiesa abbiamo, come parte del mandato battesimale, l’annuncio del Regno. I versetti che recitano:
“Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Ora ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20)
che costituiscono la chiusura del Vangelo di Matteo, sono il mandato definitivo di Gesù a tutti i credenti. Essi sono e restano vincolanti per ogni battezzato che abbia la consapevolezza che stare con Dio significhi soprattutto essere amati e guidati verso ogni bene, quello contingente come quello futuro.
Poi, come persone queer, siamo nella posizione perfetta per dare un contributo affinché ogni persona queer incontri l’Amore di Dio: siamo credibili agli occhi di coloro cui ci rivolgiamo perché ne condividiamo le stesse esperienze di vita e le stesse fatiche per cui la nostra scelta, per Cristo e per la Chiesa, pone una questione in grado di essere pietra d’inciampo, e quindi suscitare interesse.
Inoltre, l’aver dovuto combattere per comprendere e difendere la nostra identità in un mondo che ancora non la accoglie pacificamente, ci ha dato la giusta esperienza per proclamare in maniera solida ed argomentata l’altra nostra peculiarità, quella di essere credenti, verso una moltitudine che talvolta ci guarda con sospetto non per ciò che siamo, persone queer, ma per ciò che abbiamo accolto e fatto nostro, e cioè l’amore di Dio.
Infine, l’attitudine a guardarci dentro con attenzione ed onestà che, volenti o nolenti, abbiamo dovuto sviluppare per trovare un bandolo ed un nome a quanto percepivamo e che ci rendeva distanti dai modelli esistenziali che ci circondavano da adolescenti, ci permette di descrivere con esattezza la nostra interiorità di fede, i motivi veri che ci permettono di camminare con la certezza che Dio è il fondamento su cui non c’è pericolo di scivolare né sprofondare.
Tutte queste ragioni ci rendono “arruolabili” per l’annuncio evangelico anche considerando che, comunque, siamo una minoranza ma, come sappiamo e come sapeva già il Signore:
“La messe è molta e gli operai sono pochi: pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10,2)

