Uniti nell’amore. Riflessione dell’arcivescova anglicana Cherry Vann alla celebrazione eucaristica del Pride
Sermone* di Cherry Vann**, pubblicato su Open Table Network (Regno Unito) il 31 agosto 2021. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Oggi è un giorno davvero speciale per me, non soltanto perché ho l’onore di presiedere e predicare in questa celebrazione – un privilegio profondo, unico nel suo genere – ma perché proprio oggi, sei anni fa, Wendy ed io abbiamo celebrato la nostra unione civile.
La nostra storia d’amore, però, risale a oltre venticinque anni fa. C’è un anniversario più antico, che segna il momento in cui ci siamo affidate l’una all’altra per la prima volta. Eppure quella cerimonia d’unione civile ha avuto qualcosa di unico: pronunciare quelle promesse, mettere il nostro amore su un fondamento pubblico e legale, ha acceso in noi una luce nuova.
Oggi, trovarci qui insieme – io e Wendy – tra sorelle e fratelli che ci accolgono, ci sostengono e gioiscono con noi nella celebrazione di questa Eucaristia… è una felice “coincidenza divina”.
In giorni come questo, è inevitabile guardarsi indietro. E in questo sguardo, Wendy ed io vediamo con chiarezza quanto sia stata una benedizione la nostra relazione. Come Dio ci abbia avvicinate l’una all’altra, nei saliscendi della vita. Come abbia raffinato, pazientemente, il nostro amore, mentre ci affidavamo reciprocamente le nostre speranze più profonde, le paure più intime, le gioie luminose e le ombre più dure.
Attraverso il dono dell’amore, Dio ci ha cambiate. Io non sarei la donna che sono oggi senza il cammino condiviso con Wendy, e so che anche lei direbbe lo stesso. Chiunque viva un rapporto d’amore autentico, aperto e fedele, sa quanto trasformi.
Ma non siamo cambiate solo noi. Anche chi ci è stato vicino è stato toccato e trasformato. Perché l’amore che non segue i binari eterosessuali porta con sé paura, ignoranza, pregiudizi. Scoprire che tua figlia, tuo figlio, tua sorella o tuo fratello è gay o trans può mettere alla prova.
Io stessa ho impiegato più di vent’anni per passare dal comprendere di essere lesbica al trovare il coraggio di dirlo ai miei genitori. Mia madre non si sorprese. I segni c’erano tutti. E fu dolcissima. Mio padre, invece, non sapeva cosa dire. Riprese il giornale e si rimise a leggere. Quel gesto – così fisico, così evidente – mi fece male. Era un muro. Ma con il tempo, anche lui ha saputo abbatterlo. Entrambi sono diventati tra i nostri più grandi sostenitori. Parlare di “Cherry e Wendy” è diventato normale per loro, naturale, senza esitazioni.
Altri membri della famiglia hanno impiegato più tempo. Alcuni, forse, ancora faticano.
E voi che siete qui oggi, nella chiesa di St John’s, o che ci seguite online, voi che abitate la splendida varietà del nostro arcobaleno LGBTQIA+, avete le vostre storie. Le vostre fatiche. Le vostre piccole e grandi resurrezioni.
Anche la Chiesa è cambiata. La Chiesa del Galles ha oggi una vescova apertamente lesbica, in unione civile. Anni fa sarebbe stato impensabile.
Ma grazie a chi, nel tempo, ha avuto il coraggio di parlare, di sfidare le istituzioni, di vivere senza vergogna ciò che era… grazie a loro, la Chiesa è cambiata. Sta cambiando.
Sempre più persone comprendono che amore è amore, fedeltà è fedeltà, qualsiasi forma abbia.
Ma tutto questo ha un prezzo. Imparare ad amarci e accettarci per ciò che siamo è un percorso difficile per chiunque. Per noi persone LGBTQIA+, lo è ancora di più. Sin da piccoli impariamo a nascondere una parte di noi – persino a noi stessi – per paura di essere respinti, di perdere amici, di non essere accettati.
Impariamo a fingere. A parlare di “io” e “me”, evitando “noi” e “insieme”, e questo ci lacera. Ci sembra di vivere una bugia. Ci portiamo addosso il senso di colpa. E ci vuole tempo, tanto tempo, per poter dire – anche solo a noi stessi – che siamo meravigliosamente e stupendamente fatti.
E anche quando riconosciamo di essere conosciuti, scrutati e amati da Dio, non è detto che troviamo il coraggio di fidarci degli altri, di mostrarci per ciò che siamo, a chi potrebbe rifiutarci… e renderci la vita dura.
Per questo, celebrazioni come questa sono così vitali. Perché qui possiamo essere davvero noi stessi, sorelle e fratelli in Cristo, liberati, amati.
Possiamo gioire di ciò che Dio ha fatto in noi, sentirci accolti non solo da Lui, ma anche da chi ci sta accanto. Membra vive di un solo corpo, tenute insieme dal suo amore.
E soprattutto, oggi siamo ricordati che siamo preziosi. Onorati agli occhi di Dio.
Nel momento in cui ci accostiamo a Colui che per amore ha scelto la croce, quando osiamo spalancare il cuore a Colui che ci vede e ci ama così come siamo, sentiamo risuonare la sua voce:
“Non temere, perché io sono con te. Ti radunerò, ti stringerò a me, ti porterò nel cuore del mio cuore. Perché ti amo.”
E quando usciamo da questa celebrazione, ognuno di noi riprende il cammino, ma non da solo. Dio è con noi.
Per qualcuno, sarà il tempo di trovare voce, di mostrarsi per ciò che è, di sfidare i poteri e i sistemi che tengono in catene le persone LGBTQIA+ e non solo.
Tante e tanti lo hanno fatto prima di noi, pagando un prezzo alto. Se oggi siamo qui, in libertà e sicurezza, è grazie a loro. Come mi disse qualcuno poco dopo la mia consacrazione: “Sei qui solo perché altre persone LGBTQIA+ lo sono state prima di te, e hanno fatto quello che andava fatto.”
Io non lo dimentico.
Ma non tutti siamo chiamati a fare da pionieri. Per alcuni, ci vuole tempo – a volte, una vita – per trovare la fiducia, il coraggio, la libertà di essere sé stessi, di amare apertamente chi amiamo, perfino con chi ci è più vicino.
Ognuno deve trovare la propria strada – quella che Dio traccia – e rispettare anche le scelte degli altri. Scelte nate da storie e ferite che non conosciamo.
Perciò, in tutto questo, continuiamo ad amare. Con l’amore che Dio ci ha donato. Amando persino chi vorrebbe ridurre noi e le nostre relazioni a un’ideologia.
Perché l’amore cambia le cose. L’amore cambia le persone. L’amore viene da Dio.
Chi vive la grazia di amare e di essere amato in una relazione tra persone dello stesso sesso sa bene quanto questo amore sia trasformante, quanto dia vita.
Non è diverso da quello vissuto da una coppia eterosessuale. L’amore è amore.
“A Colui che, con la sua potenza che agisce in noi, può fare molto più di quanto osiamo chiedere o pensare, a Lui sia gloria, nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.”
*SABATO 28 agosto 2021, Cherry Vann, all’epoca vescova di Monmouth ha condiviso questa riflessione presso la
chiesa di St John a Cardiff , in occasione
dell’Eucaristia del Pride Cymru
*Cherry Vann è arcivescova anglicana nel Galles (Gran Bretagna), prima donna vescova dichiaratamente lesbica nella Chiesa in Galles e in unione civile con Wendy. In passato è stata arcidiacona di Rochdale e ha sostenuto la nascita delle comunità Open Table, ovvero di comunita ecumeniche cristiane inclusive che nel Regno Unito accolgono in particolare le persone LGBTQIA+, le loro famiglie e i loro sostenitori, offrendo spazi di fede accoglienti.
Testo originale: Bound together in love – Welsh Bishop Cherry Vann reflects on challenge & change for LGBTQIA+ Christians

