Uomini di Dio al femminile: le sante travestite medievali
Testo di Vern L. Bullough* pubblicato nel volume Cross Dressing and Gender Identity in the Middle Ages, editore Routledge (Regno Unito), 1996, pp.13-16 Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Le sante travestite raccontate in questo testo ci mostrano che, nel Medioevo, per molte donne l’accesso a Dio passava dal diventare “maschi”. Ma oggi, nella chiesa, è davvero finita questa logica? Il femminile può abitare pienamente lo spazio del sacro o deve ancora essere corretto, neutralizzato, maschilizzato? Queste storie antiche ci pongono una domanda ancora aperta: perché Dio sembra accoglierci così come siamo, mentre le nostre chiese continuano a chiedere alle donne di diventare altro?
“Quando l’anima è ripiegata si se stessa è chiamata donna; ma quando riconosce Dio in se stessa e cerca Dio dentro di sé,allora essa è uomo (fra Meister Eckhart, nato nel 1260, morto nel 1328)*
Per quanto possa sembrare strano a prima vista, molte sante medievali hanno espresso o raggiunto la loro santità proprio attraverso il travestimento.
Vestite da uomini, queste donne sante hanno vissuto come eremiti o come monaci, nella maggior parte dei casi senza essere smascherate fino alla morte.
Oggi sono figure poco ricordate, ma nel Medioevo erano talmente popolari che risulta quasi impossibile raccogliere tutte le versioni delle loro vite. In queste leggende, la chiesa cristiana non intendeva certo promuovere una dottrina sul travestimento, sulla sessualità umana o, tantomeno, sui diritti delle donne.
Il travestimento in sé è raramente messo in discussione. Eppure, queste manifestazioni così particolari della cultura cristiana rivelano aspetti importanti dell’insegnamento ecclesiale sui ruoli di genere e sulla sessualità, oltre a mostrare quanto l’immaginario di genere abbia inciso profondamente sulla costruzione della leggenda cristiana.
Con poche eccezioni, la santa travestita, attraverso l’inversione dei segni di genere, finisce per riflettere visioni problematiche sull’inferiorità femminile e una diffusa ansia nei confronti della sessualità delle donne. Protagoniste di oltre trenta leggende, le sante travestite costituiscono un gruppo davvero insolito nella letteratura agiografica.
A differenza di molti altri santi, poche di loro subiscono il martirio e la maggior parte è ricordata soprattutto per miracoli avvenuti dopo la morte.
In quasi tutti i casi, il riconoscimento della santità passa prima di tutto attraverso la negazione della femminilità. È come se, agli occhi degli autori di queste vite, la disponibilità di una donna a reprimere il proprio essere femmina fosse segno di una vocazione altissima, tale da indicare la santità.
Le leggende delle sante travestite compaiono in numerosi testi e in molte varianti. Brevi sintesi delle loro vite sono raccolte nell’Appendice agiografica.
Le versioni più antiche sono ambientate soprattutto nel Mediterraneo orientale, in città come Alessandria, Costantinopoli e Antiochia. Questo tipo di racconto sembra essersi sviluppato in ambienti monastici greci tra il IV e il VI secolo.
(… ) Il travestimento non è un elemento marginale o folkloristico, ma una chiave narrativa potente attraverso cui il cristianesimo medievale ha riflettuto sul genere, sulla santità e sul rapporto tra corpo, identità e vocazione.
In queste storie, la donna che diventa “uomo” non smette di essere donna, ma può accedere a uno spazio di riconoscimento spirituale che altrimenti le sarebbe stato precluso.
Ed è proprio questa tensione, mai risolta del tutto, a rendere queste figure così affascinanti e così problematiche ancora oggi.
(…) L’Europa medievale conobbe anche sante travestite “locali”: un piccolo gruppo di donne che, forse influenzate dalle vite delle monache travestite dell’Oriente, nascosero il proprio sesso ed entrarono in comunità maschili.
Hildegund von Schönau (†1188) visse gran parte della sua vita come uomo: viaggiò all’estero, svolse incarichi come messaggera papale e arrivò perfino a entrare in un monastero come monaco.
Angela di Boemia, sorella di Přemysl Ottocaro I (1198–1230), si dice sia fuggita dalla camera nuziale travestendosi da uomo; viaggiò in queste vesti fino a Gerusalemme, dove divenne monaca.
Altre donne, come Christina di Markyate (ca. 1096–1160) e Juana de la Cruz (1481–1534), si vestirono da uomini per sottrarsi a matrimoni imposti e in seguito condussero una vita santa come donne.
Agnese di Monçada, ispirata da Vincenzo Ferrer (†1419), si consacrò alla vita contemplativa travestendosi da uomo e vivendo da eremita.
Persino Caterina da Siena (1347–1380) pensò di seguire il cammino delle sante travestite, finché – secondo quanto lei stessa racconta – Cristo non le fece comprendere che una donna può lodare Dio tanto quanto un uomo.
* Vern L. Bullough è una storica statunitense, specializzata in storia medievale, studi di genere e storia della sessualità. Le sue ricerche si concentrano in particolare sul rapporto tra identità di genere, norme sociali e rappresentazioni culturali nel Medioevo.
** Meister Eckhart è stato un teologo e mistico cristiano tedesco, nato intorno al 1260 e morto probabilmente nel 1328. Era un frate domenicano, maestro di teologia a Parigi, e una delle voci più profonde della mistica medievale. Nei suoi sermoni e scritti parlava di Dio come presenza interiore, insistendo sull’esperienza diretta di Dio nell’anima più che sulle strutture esterne della religione. Alcune sue idee furono considerate controverse e finirono sotto accusa, ma la sua influenza è rimasta enorme fino a oggi.
Testo originale: Chapter Two “Female Men of God”: Cross Dressing in Medieval Hagiography

