“Vegliare non è solo restare svegli, è restare umani”. Dalla veglia ecumenica di Napoli






Riflessioni di Ada Seguino sulla Veglia ecumenica di preghiera per il superamento dell’omolesbobitransfobia tenutasi nella Chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli il 24 maggio 2026
Domenica 24 maggio, nella Chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli, ospitati da Padre Carmelo, si è svolta la veglia ecumenica di preghiera per il superamento dell’omolesbobitransfobia. Un momento intenso di spiritualità, ascolto e testimonianza che ha riunito credenti di diverse confessioni cristiane insieme a rappresentanti della comunità buddhista Soka Gakkai, in un clima di raccoglimento e fraternità.
La celebrazione, aperta dai canti nello stile di Taizé eseguiti dall’associazione musicale “Scenari Sonori”, ha alternato musica, silenzi, letture bibliche e testimonianze di vita. Al centro della veglia, il versetto del profeta Isaia: “Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome” (Is 43,1), diventato il filo conduttore di tutta la serata.
Nel saluto iniziale della pastora Valdese, Letizia Tomassone, è stato ricordato come la veglia nasca dal desiderio di portare davanti a Dio le ferite reali vissute da tante persone discriminate o escluse a causa del proprio orientamento affettivo o della propria identità. “Preghiamo per un mondo senza violenza – è stato detto – e per chiese capaci di custodire la dignità di ogni persona”.
Particolarmente toccante il momento dedicato alle testimonianze. È risuonata con forza la riflessione maturata nell’esperienza vissuta nella baraccopoli di Korogocho, a Nairobi, dove la negazione dell’esistenza delle persone più fragili è stata descritta come una delle forme più profonde di violenza: “C’è una violenza che consiste nel dichiarare che non esisti”. Parole che hanno creato un ponte diretto con le discriminazioni ancora vissute oggi dalle persone LGBT+ anche in Italia.
Molto intensa anche la narrazione dedicata a “Maria”, donna del Sud cresciuta in un piccolo paese, credente e profondamente legata alla vita della comunità religiosa, ma costretta a vivere per anni nel silenzio i propri sentimenti. Una storia semplice e dolorosa, che ha dato voce a tante “donne invisibili”, spesso non rifiutate apertamente, ma lentamente spinte ai margini attraverso l’imbarazzo, il silenzio e il mancato riconoscimento.
Tra le testimonianze più apprezzate anche quella del pastore luterano Alberto Rocchini, che ha raccontato la benedizione vissuta all’interno della propria comunità nel momento in cui ha scelto di rendersi visibile, sperimentando così la libertà e la pace di essere pienamente se stesso.
Molto coinvolgente anche l’intervento di Claudia Cavallo, componente dell’Osservatorio provinciale in qualità di Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale, che ha parlato con passione dell’importanza di essere se stesse e se stessi anche nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana, senza dover rinunciare alla propria verità per essere accettati.
Le omelie del pastore Pawel Gajewski e di don Luigi Bosso hanno approfondito il tema della chiamata personale di Dio e della libertà donata dallo Spirito. Più volte è stato sottolineato come il Vangelo non cancelli le persone, ma le chiami per nome, restituendo dignità e speranza a chi viene escluso o reso invisibile.
Tra i momenti più significativi della serata anche la confessione di fede letta a due voci, centrata sulla riconciliazione tra corpo, fede e amore, e l’intervento ricco di voci e simboli di chi si sente escluso/a, proposto dal gruppo scout AGESCI Caserta 2.
Durante la veglia è stata inoltre promossa una generosa raccolta fondi, di cui è stato promotore Antonio De Chiara, a sostegno dei progetti di Samaria APS in favore delle persone e delle comunità LGBT+ africane, spesso costrette a vivere in condizioni di discriminazione, invisibilità e persecuzione
La veglia si è conclusa con la preghiera del Padre Nostro nella versione ecumenica di Perugia e con la benedizione finale. L’assemblea ha poi cantato insieme il canto di Taizé “Questa notte non è più notte davanti a te: il buio come luce risplende”, quasi a trasformare il senso dell’intera serata in una promessa condivisa.
Più che un semplice evento, la veglia ha rappresentato un gesto pubblico di ascolto e riconoscimento reciproco. Un invito a “restare umani”, lasciandosi toccare dalla vita e dalla sofferenza dell’altro, senza voltarsi dall’altra parte.

