Vento di cambiamento? La rivoluzione gentile dei cristiani LGBT+
Riflessioni di Luana Gravina del gruppo Cristiani LGBT+ Sicilia già pubblicate sul mensile ragusano Comunità Progressista del settembre 2025, pag.9
“Tutti, tutti, tutti” questa è l’espressione che Papa Francesco ha pronunciato nel 2023 durante la GMG, tenutasi nell’agosto di quell’anno in Portogallo. Oggi quelle parole ancora risuonano e hanno il sapore di casa e il profumo di famiglia.
Da quel giorno, nella Chiesa cattolica, qualcosa è cambiato. Per chi, come me, è credente ed LGBT+, sente che da qualche tempo c’è posto all’interno di una comunità che per secoli ci ha tacciato, nel migliore dei casi, come malati.
Papa Francesco, con il tono paterno di una guida che volge lo sguardo ai figli e alle loro vite, ha aperto nuove strade e indicato sentieri che hanno permesso la partecipazione al Giubileo di associazioni come la Tenda di Gionata, impegnata nell’accompagnare persone LGBT+, i loro genitori e gli operatori pastorali. A settembre eravamo in più di 1500, abbracciati dal colonnato di San Pietro e in attesa di attraversare la Porta Santa. Un evento storico, che in tanti aspettavano da troppo tempo.
Un tempo in cui la discriminazione ha eroso la loro dignità. Uomini e donne LGBT+ e credenti, che da una parte sentono il peso del giudizio della Chiesa e dall’altra vengono additati come “traditori” dalle realtà LGBT+ laiche, che fanno fatica a comprendere come si possa stare all’interno di un sistema che li vorrebbe nascosti, se non addirittura “guariti”.
Eppure, quelle 1500 persone, provenienti da più di 20 Paesi, hanno percorso via della Conciliazione con l’animo di chi è abituato alla lotta, ma sceglie ogni giorno di lavorare per la pace. Una pace che si costruisce attraverso relazioni sincere e la conoscenza delle storie, perché la discriminazione, molto spesso, nasce dai pregiudizi.
Dietro la sigla LGBT+ ci sono vite reali, con desideri, aspirazioni e sogni. Probabilmente, uno di questi sogni si è realizzato il pomeriggio del 6 settembre, quando molte coppie LGBT+ sono entrate nella Basilica di San Pietro varcando la soglia della Porta Santa mano nella mano con il proprio partner. Un gesto semplice, ma carico di significato, un amore vissuto alla luce del sole che non vuole rivendicare con prepotenza il diritto ad esistere, ma semplicemente far conoscere la bellezza di questa esistenza.
Tornati a casa, carichi di entusiasmo per l’esperienza “liberante” appena vissuta, i credenti LGBT+ sono rimasti in attesa di conoscere gli esiti del Documento finale del Cammino sinodale italiano, frutto di un percorso travagliato, vissuto tra il desiderio di rinnovamento e la paura dell’ignoto.
Questa è un’avventura iniziata nel 2021, quando Papa Francesco, consapevole di una Chiesa che aveva perso la vocazione dell’ascolto, ha promosso l’inizio di un Sinodo, termine che deriva da due parole greche “unirsi” e camminare insieme”.
In questo clima di confronto fraterno, non sono mancate le difficoltà, spesso dovute alla mancanza di prossimità nei confronti di quelle minoranze (non sempre numeriche) che si trovano ai margini di una società plasmata a immagine di pochi, che rischiano di non vedere persone, ma categorie.
Tra i temi più divisivi troviamo, purtroppo senza stupore, il ruolo delle donne all’interno delle istituzioni ecclesiali e l’approccio con le persone LGBT+ e il loro genitori.
Tuttavia, nonostante la rigidità e la paura del cambiamento, lo scorso 25 ottobre è stato approvato, con larga maggioranza, il Documento intitolato “Lievito di pace e di speranza”, che tiene aperte quelle porte per cui papa Francesco ha tanto lavorato, affinché potessero far entrare luce e aria nuove in una Chiesa che rischiava di sapere di stantio.
Il testo raccoglie un insieme di proposte, consigli e inviti, nati dal reciproco ascolto.
Non rappresentano direttive o obblighi e non vogliono scavalcare il primato della coscienza di ciascuno. Per questo motivo le singole chiese saranno libere di accoglierle o di procedere in altro modo. E forse più che mai, in questa fase della vita della Chiesa e della comunità ecclesiale tutta, saranno fondamentali esperienze come quelle dei gruppi locali di Cristiani LGBT+, che si impegnano quotidianamente a tessere relazioni con sacerdoti, suore, vescovi e operatori pastorali, per mettere sempre di più al centro la vita e non la regola.
La strada è lunga e in salita, probabilmente noi non ne vedremo i frutti, ma ogni giorno ci sentiamo chiamati a costruire una Chiesa (e una società) a immagine di un Dio che è amore, dove non c’è spazio per la discriminazione e dove la parola Tutti significa Tutti.

