Violenza e vergogna nella Bibbia a Sodoma e Ghibea e tra Cam e Noè
Testo di Thomas Hieke* tratto da Das wissenschaftliche Bibellexikon im Internet Homosexualität – Dizionario biblico scientifico online (WiBiLex): Voce Omosessualità nell’Antico Testamento (Germania), paragrafo 4, redatto nell’ottobre 2021. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Tre passi narrativi della Bibbia ebraica sono stati spesso messi in relazione, nella storia dell’interpretazione, con la sessualità tra uomini. In realtà, non hanno nulla a che fare con l’omosessualità nel senso in cui oggi la intendiamo.
I racconti di Genesi 19 e Giudici 19 denunciano le intenzioni violente degli abitanti di Sodoma e di Ghibea, mentre l’omosessualità, nel mondo contemporaneo, viene compresa nel contesto del consenso reciproco. Proprio su questo punto, però, i testi biblici non dicono nulla (cfr. Himbaza / Schenker / Edart, p. 42). In Genesi 9, invece, la questione centrale è il rispetto dovuto all’anziano, non la sessualità.
4.1. Genesi 19: gli uomini di Sodoma
Per molto tempo, il rapporto anale tra uomini è stato indicato con il termine “sodomia” (da Sodoma e Gomorra). Oggi, nel linguaggio comune, questa parola viene usata quasi esclusivamente per indicare rapporti sessuali con animali (zoofilia). Il collegamento tra pratiche “omosessuali” e il cosiddetto “peccato di Sodoma” non trova fondamento nel testo biblico, ma ha comunque portato, per secoli, ad affermare la presunta peccaminosità dell’omosessualità e alla persecuzione delle persone omosessuali (Nissinen 1998, pp. 45–46; Römer, p. 218).
Questa lettura si basa su un’interpretazione arbitraria e superficiale del racconto di Genesi 19. Lot, che vive a Sodom come straniero, accoglie in casa due messaggeri divini inviati da Dio per avvertirlo della distruzione imminente della città. La sera, tutti gli uomini di Sodom chiedono a Lot: «Falli uscire, perché li conosciamo» (Gen 19,5).
Il verbo ebraico ידע (jd‘), “conoscere”, può indicare anche un rapporto sessuale (lo stesso vale per il verbo usato nella traduzione greca dei Settanta). Tuttavia, l’obiettivo degli uomini di Sodoma non è il piacere sessuale. Quando Lot offre al loro posto le sue figlie, ancora vergini, la folla si infuria ancora di più: le figlie non interessano, ciò che vogliono è avere accesso violento agli ospiti.
Non è realistico pensare che tutti gli uomini di Sodom fossero omosessuali. Il vero scopo è la violenza e l’umiliazione dello straniero, Lot, e dei suoi ospiti. Il testo parallelo di Giudici 19 lo conferma: lì viene violentata la concubina dell’ospite, mostrando che il bersaglio non è il sesso della vittima, ma il legame con la persona che si vuole umiliare.
Per questo l’offerta delle figlie da parte di Lot è inefficace: non hanno alcun rapporto con l’ospite che si vuole colpire. A Ghibea, invece, la violenza sulla concubina colpisce direttamente il visitatore. Nel contesto culturale dell’antico Vicino Oriente, la penetrazione anale è uno strumento di dominio e umiliazione, non un’espressione di desiderio o di orientamento sessuale. Il peccato degli uomini di Sodom non è una presunta omosessualità, ma il tentativo violento di violare il diritto di ospitalità. Solo l’intervento degli angeli impedisce il peggio.
Anche nella ricezione più antica del racconto, Sodom non è simbolo di omosessualità, ma di ingiustizia sociale, violenza e oppressione dei poveri (cfr. Ezechiele 16,49; Nissinen 1998, pp. 46–47). Flavio Giuseppe, nel suo contesto ellenistico, avvicina invece il comportamento dei Sodomiti alla pederastia, parlando di “vergogna e violenza” inflitte a giovani uomini (Antichità giudaiche 1,200). In Contro Apione afferma che il rapporto sessuale tra uomini è considerato “contro natura” (para physin) e punibile con la morte.
Anche Filone di Alessandria include tra i vizi dei Sodomiti il rapporto tra uomini, la femminilizzazione e il lusso sfrenato, opponendosi alle pratiche pederastiche diffuse nel mondo greco-romano. In entrambi i casi, però, non esiste alcuna riflessione su un orientamento sessuale stabile: si parla sempre di eccesso, perdita di controllo, abuso di potere. L’idea che una persona possa riconoscersi serenamente in un orientamento omosessuale è del tutto assente.
4.2. Giudici 19: gli uomini di Ghibea
In modo simile agli abitanti di Sodoma, anche a Ghibea alcuni uomini vengono descritti come “gente perversa” che pretende che un ospite venga consegnato loro per “conoscerlo” (Giudici 19,22). Anche qui il riferimento è sessuale, ma non riguarda l’omosessualità: si tratta di una violenza finalizzata all’umiliazione del forestiero attraverso la penetrazione anale (Himbaza / Schenker / Edart, p. 18).
In questo caso, l’ospite consegna la propria concubina, che viene violentata per tutta la notte e muore. Il testo condanna con forza questa atrocità (Giudici 19,30), che porterà a una sanguinosa guerra civile (Giudici 20–21).
La lettura parallela di Genesi 19 e Giudici 19 mostra chiaramente che la sessualità è usata come strumento di potere, non come espressione di desiderio. Da qui nasce una forte condanna della violenza sessuale, che costituisce una chiara base etica anche per il presente. Al contrario, leggere in questi testi una condanna dell’omosessualità significa travisarli, criminalizzando relazioni consensuali e responsabili tra persone adulte. In nessuno di questi racconti si parla di orientamento sessuale come dimensione stabile della persona.
4.3. Genesi 9: nessuna sessualità
Nel racconto di Cam e Noè (Genesi 9,20–27) si parla di nudità, non di sessualità. Cam vede suo padre Noè ubriaco e nudo, ma invece di coprirlo racconta l’accaduto ai fratelli, che invece agiscono con rispetto.
La colpa di Cam non è un atto sessuale, ma la mancanza di rispetto dovuto all’anziano, elemento fondamentale per la coesione sociale (Hieke 2003, p. 95).
Il tema centrale è quello dell’onore e della vergogna: la nudità di Noè mette in pericolo il suo status, e spetta ai figli ristabilirne la dignità. Alcune interpretazioni ipotizzano un atto sessuale, ma in nessun caso il testo parla di un’inclinazione omosessuale di Cam. Anche qui, l’omosessualità non è in gioco.
Bibbliografia:
- Bauks, Michaela, contributi su onore e vergogna nei racconti veterotestamentari, in WiBiLex – Wissenschaftliches Bibellexikon im Internet (Germania).
Bergsma, John S. – Hahn, Scott, A Father Who Keeps His Promises. God’s Covenant Love in Scripture, Ann Arbor (MI), Servant Books, 1998. - Hieke, Thomas, Die Genealogien der Genesis, Freiburg i. Br., Herder, 2003.
- Himbaza, Innocent – Schenker, Adrian – Edart, Jean-Baptiste, The Bible on the Question of Homosexuality, Washington D.C., Catholic University of America Press, 2012.
- Josephus Flavius, Antiquitates Judaicae; Contra Apionem, testi greci e latini in Text griechischer und lateinischer Autoren.
- Loader, William, The New Testament on Sexuality, Grand Rapids (MI), Eerdmans, 2012.
- Nissinen, Martti, Homoeroticism in the Biblical World. A Historical Perspective, Minneapolis, Fortress Press, 1998.
- Philo of Alexandria, trattati esegetici e morali, testi greci in edizioni critiche standard.
- Römer, Thomas, studi sull’interpretazione veterotestamentaria di Genesi 19 e Giudici 19.
- Siker, Jeffrey S., Homosexuality and Religion. An Encyclopedia, Westport (CT), Greenwood Press, 2007.
* Thomas Hieke è un biblista tedesco, specializzato in Antico Testamento ed esegesi storico-critica dei testi biblici. È professore di Sacra Scrittura e ha dedicato gran parte della sua ricerca allo studio del Pentateuco, dei testi narrativi veterotestamentari e ai temi etici che emergono dalla Bibbia ebraica, con particolare attenzione al loro contesto storico e culturale. Nei suoi lavori affronta spesso questioni controverse – come sessualità, violenza, potere, onore e vergogna – cercando di distinguere con rigore ciò che i testi biblici dicono realmente dalle letture ideologiche costruite nei secoli successivi. Collabora stabilmente con WiBiLex, uno dei principali strumenti scientifici online per lo studio biblico in area germanofona.
Testo originale: Homosexualität im Alten Testament

