Vivere ciò che sono nella mia chiesa
Testo di Shaun Kelly*, pubblicato su Unity.org (Stati Uniti). Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Fin da bambino, da quando riuscivo a mettere insieme i pensieri, sapevo di essere stato collocato nel genere sbagliato. In parole semplici: sapevo di essere un ragazzo. Non un “maschiaccio”, ma un ragazzo, un maschio. È qualcosa con cui ho lottato per decenni.
Un’estate vennero a trovarmi tre miei cugini da Chicago, tutti più o meno della mia età. Andammo al Los Angeles River a cercare girini. Ci togliemmo la maglietta e ne raccogliemmo quanti più potevamo.
Quando tornammo a casa loro, la loro madre mi cambiò i vestiti, facendomi indossare quelli dei bambini. Per la prima volta mi sentii completo. Indossavo esattamente gli stessi abiti dei miei cugini maschi, perfino la loro biancheria. Era come se, finalmente, fossi nel posto giusto.
Questo momento non durò a lungo. Mia madre mi rimproverò duramente per aver indossato quei vestiti. E lì iniziò una battaglia che sarebbe durata una vita. Mi disse che, se non avessi cambiato chi ero, si sarebbe lasciata morire.
Mi ritrovai a dover scegliere tra essere ciò che ero destinato a essere oppure essere, nelle sue parole, il figlio che “l’avrebbe uccisa”. Per anni ho custodito questo segreto, lottando con la mia identità e non permettendomi di vivere la mia verità. Vivevo in un mondo segnato dal rifiuto che io stesso avevo interiorizzato.
Come andare avanti senza perdere il mio valore? Questa domanda mi riporta a uno dei principi fondamentali della mia chiesa: vivere la verità. Tutte le persone transgender desiderano esattamente questo: vivere la propria verità. Significa essere accettati dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, dal governo e dalla nostra dimensione spirituale.
Troppe persone transgender sono state ferite profondamente dalla religione istituzionale, eppure continuiamo a rivolgerci alla spiritualità, al Divino, a Dio, alla Fonte, all’Universo, mentre combattiamo dentro di noi per amore e accoglienza.
Personalmente trovo conforto in Genesi 32,22-31, il passo noto come “Giacobbe lotta con l’angelo”. È la metafora perfetta della mia vita. Come Giacobbe, lotto con un dialogo interiore fatto di domande sull’identità, sul dubbio, sui muri che ho costruito per proteggere la verità che porto dentro.
Posso essere una persona spirituale e, allo stesso tempo, essere un uomo transgender? Il Divino sarà ancora con me, o dovrò rinunciare a qualcosa? La ferita di Giacobbe è la mia ferita: il dolore esistenziale del lasciarsi andare, dell’abbassare ogni barriera per essere spirituale, integro, intero, ciò che sono sempre stato destinato a essere.
Perfino Giacobbe lasciò andare il suo “vecchio nome” e abbracciò il suo essere Israele.
Questo cammino continua
Quando ho iniziato a frequentare la mia chiesa a San Francisco, il pastore Ken Daigle teneva un corso chiamato Metamorphosis. Non vedevo l’ora di intraprendere quel percorso. Alla fine del corso ci chiese di creare una “vision board” e di dichiarare la nostra ragione divina per essere qui.
Fu davanti a venti persone che conoscevo appena che pronunciai per la prima volta queste parole: “Sono qui per creare meraviglia, immaginare, illuminare, essere compassionevole, essere un umanitario, essere un sostenitore, vivere nell’abbondanza ed essere un uomo trans fiero di sé”.
Era la prima volta che, davanti a un gruppo quasi sconosciuto, dichiaravo la mia verità. Ho lottato con il mio angelo per far nascere quelle parole.
E nonostante vivessi nella “Emerald City of Queer”, sapevo che perfino nella mia chiesa a San Francisco avrei dovuto educare, essere paziente e aprire il cuore a chi non aveva mai incontrato una persona transgender. Questo cammino continua ancora oggi.
E alla fine, ho scoperto che sì, posso essere sia spirituale sia transgender. Ho la mia benedizione. Ogni giorno, quando cammino nel mondo come me stesso, come membro della mia chiesa, quando prego, dono e ricambio ciò che ho ricevuto alla mia comunità, sono benedetto. E di questo sono profondamente grato alla mia chiesa, che tiene le porte aperte a chiunque sia in ricerca.
* Shaun Kelly* frequenta la sua chiesa a San Francisco, dove ricopre diversi ruoli e coordina il gruppo online TransMasc Spirituality. Dice che gli insegnamenti ricevuti lo hanno sostenuto nella sua missione di essere un agente di gentilezza. Ha una laurea in gestione nonprofit e dirige Life in Bloom Gardening, una società di progettazione paesaggistica.
Testo originale: Living My Truth with Unity

