Voglio vivere senza paura. La fuga di Azat, perseguitato in Turkmenistan perché gay

Testimonianza di Azat* tradotta ed trascritta da Luigi e Valeria, volontari de La Tenda di Gionata
Mi chiamo Azat, sono nato in Turkmenistan, ho ventisette anni, sono gay e il mio più grande desiderio è vivere senza paura. Terrore e violenza mi accompagnano da quando ho ricordi: il mio patrigno picchiava regolarmente me e mia madre, senza motivo, soprattutto quando beveva. Mia madre sembrava bloccata o distante, non sapeva o non poteva fare qualcosa per difendere sé stessa e me. Ero solo.
Appena ne ho avuto la possibilità sono scappato via e sono stato accolto in casa di un amico. Avevo quattordici anni, ho dovuto iniziare a lavorare per mantenermi: dalla mia famiglia non è mai arrivato alcun aiuto o supporto.
Negli anni successivi ho gradualmente scoperto il mio orientamento omosessuale, ma l’ho sempre vissuto nel segreto e nel timore: la legge turkmena è molto dura nei confronti delle persone omosessuali, che vengono fermate, arrestate, spesso torturate e a volte fatte sparire.
Potete immaginare il mio terrore quando, nell’agosto del 2025, ad Ashgabat, la capitale del Turkmenistan, alcuni funzionari del Comitato per la Sicurezza dello Stato mi hanno contattato per telefono. Il motivo dell’indagine era il mio orientamento sessuale: informazioni su di me erano state trasmesse da un informatore che lavora per la polizia.
Come ho scoperto in seguito, quell’uomo, pur essendo gay, aveva denunciato altre tredici persone oltre a me, ed è per questo che le autorità sono riuscite a rintracciarmi così facilmente e rapidamente. Avevano tutte le informazioni su dove fossi nato, cosa facessi, chi fossi e dove lavorassi, oltre ai miei dati personali esatti.
Mi sono reso conto che rimanere ancora ad Ashgabat metteva in pericolo la mia vita. Sono stato costretto a fuggire immediatamente per nascondermi in un’altra città, Turkmenabat, vicina al confine con l’Uzbekistan.
Il giorno successivo la polizia si è presentata nel posto dove lavoravo, ad Ashgabat: il mio principale mi ha avvisato per telefono.
Dovevo fuggire dal Turkmenistan, i segnali erano troppo allarmanti. Tra l’altro, ero stato aggredito per strada da una vecchia conoscenza, che mi aveva picchiato per il mio orientamento sessuale e mi aveva rotto un dente.
Per fortuna avevo il passaporto, ma non il denaro sufficiente per andare via, per cui ho chiesto aiuto all’organizzazione per i diritti umani Equal Post. Finalmente il 29 settembre 2025, con l’aiuto di questa organizzazione umanitaria, sono passato dal Turkmenistan all’Uzbekistan e poi da lì ho preso un aereo per la Georgia.
Sono riuscito a trovare un lavoro in Georgia e sto cercando di vivere nel rispetto della legge. Ma paura, sofferenze e discriminazione non mi hanno abbandonato. Ho scoperto, infatti, di essere sieropositivo: è stato un colpo davvero terribile. Il diritto penale in Turkmenistan prevede la responsabilità per azioni relative all’infezione da HIV.
In sostanza, chi ne è affetto viene di fatto privato del diritto alla privacy, inserito in liste di segnalazione, incarcerato, non ha facile accesso ai farmaci e può anche essere incriminato per diffusione dell’infezione se ha relazioni omosessuali.
Tornare lì renderebbe per me impossibile ricevere cure in sicurezza e comporterebbe un ulteriore rischio di persecuzione e isolamento.
D’altra parte, la Georgia non rinnova il visto dopo il primo anno di residenza, per cui rischierei il rimpatrio forzato in un paese in cui sono perseguitato per il mio orientamento sessuale e la mia sieropositività, e sarei privato della possibilità di ricevere protezione e ulteriori cure per l’HIV.
Potete immaginare il mio stato psicologico di questi ultimi mesi. Ho sviluppato problemi alle gengive — dolore e sanguinamento — che potrebbero essere correlati alla terapia per l’HIV, ma forse anche allo stress cronico.
Sono terrorizzato dalla possibilità che la mia permanenza in Georgia sia solo temporanea, e che possa essere forzato a tornare in patria.
Ma anche qui in Georgia la mia vita quotidiana è stata segnata da aggressioni e stress continui: il 25 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026, nella zona in cui vivo a Tbilisi, sono stato fermato dagli agenti di polizia, che hanno controllato il mio telefono, perquisito tutte le mie tasche e mi hanno trattato in modo davvero terribile.
Vorrei avere l’opportunità di vivere in un luogo sicuro, dove le persone LGBTQ+ non siano soggette a procedimenti penali e le persone che convivono con l’HIV abbiano accesso alle cure.
Voglio vivere, continuare le cure e lavorare senza avere paura per la mia vita e la mia libertà.
* Abbiamo utilizzato un nome di fantasia, per motivi di sicurezza. La testimonianza è stata raccolta con l’aiuto di Aslan, un gay turkmeno rifugiato in Francia, che sta cercando di aiutare altre persone gay turkmene nella sua stessa situazione (potete leggere la sua storia qui).
Considerando la persecuzione in corso delle persone LGBTQ+ nel Turkmenistan, la mancanza di protezione legale e la vulnerabilità aggiuntiva dovuta alla sua sieropositività, il rimpatrio per Azat comporta un rischio reale di incarcerazione, trattamenti crudeli e degradanti e una minaccia reale per la sua vita e per la salute.
Per questo le volontarie e i volontari de La Tenda di Gionata stanno cercando di aiutando Azat a cercare un luogo sicuro dove poter avviare una richiesta di protezione internazionale. Ogni aiuto è benvenuto.

