Fede e inclusione dei cattolici LGBTQ+ nelle Chiese d’Europa. Una riflessione sul Report RICE 2025
Nel panorama ecclesiale ed europeo contemporaneo, percorrere il cammino della fede come persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersex e queer (LGBTQ+) significa spesso vivere sul confine sottile tra la grazia dell’incontro personale con la Parola di Dio e la ferita dell’ostracismo o della non-inclusione istituzionale.
La pubblicazione della seconda edizione del report RICE 2025 (Rainbow Index of Churches in Europe) — promosso dal European Forum of LGBTQ+ Christian Groups con il supporto accademico delle Università di Münster, Umeå e Joensuu — offre alla nostra riflessione un patrimonio inestimabile di dati concreti, analisi teologiche e testimonianze dirette.
In un’epoca segnata da crescenti polarizzazioni socio-politiche e dalle cosiddette “guerre culturali”, questo documento non si limita a stilare una classifica, ma mette a nudo lo stato della giustizia sacramentale, liturgica, legale e pastorale all’interno delle comunità di fede.
Perché un “indice arcobaleno” delle chiese
L’European Forum of LGBTQ+ Christian Groups esiste dal 1982 come rete di gruppi di cristiani LGBTQ+ in tutta Europa. Per decenni ha raccolto storie di vita — testimonianze preziose, ma per loro natura aneddotiche. Nel 2018 il Forum ha deciso che serviva qualcosa di più sistematico: dati comparabili, capaci di mostrare non solo “che cosa si prova” a essere Queer in chiesa, ma quanto concretamente una chiesa sia — o non sia — inclusiva, in termini di documenti ufficiali, prassi pastorali, linguaggio e posizioni pubbliche. Il modello è dichiaratamente quello della Rainbow Map di ILGA-Europe, che ogni anno classifica i paesi europei sui diritti LGBTQ+. RICE fa lo stesso con le chiese. La prima edizione è del 2021 (con dati raccolti dal 2020); questa è la seconda, aggiornata al 2025.
Il Contesto Europeo: Le “Guerre Culturali” e le Resistenze Reazionarie
Il report RICE 2025 colloca la vita delle Chiese europee all’interno di una cornice socio-politica complessa. Se da un lato negli ultimi cinquant’anni l’Europa ha visto progressi straordinari nei diritti civili, il periodo 2021-2025 ha registrato un forte backlash (reazione conservatrice, populista ed illiberale). Le Chiese vengono purtroppo spesso arruolate o si prestano come “custodi dei valori tradizionali” da parte di movimenti politici di destra o illiberali.
Il report cita alcuni eventi drammatici ed emblematici degli ultimi anni:
- Slovacchia: Il tragico attentato del 12 ottobre 2022 all’esterno del gay bar Tepláreň a Bratislava, unito alla riforma costituzionale del settembre 2025 che definisce il genere esclusivamente come “sesso biologico alla nascita” e limita le adozioni.
- Russia e Ortodossia Orientale: La famosa predica del Patriarca Kirill di Mosca nel 2022, che ha tentato di giustificare l’invasione dell’Ucraina elevando la resistenza ai Gay Pride e ai valori liberali occidentali a uno scontro metafisico.
- Ungheria e Polonia: L’inasprimento costituzionale ungherese (fino al divieto del 2025 di raduni pubblici sui diritti LGBTQ+), controbilanciato dal graduale ma faticoso superamento delle infami “zone LGBT-free” in Polonia.
- Regno Unito e Paesi Bassi: La sentenza della Corte Suprema Britannica sul sesso biologico e il ritiro della legge sull’autodeterminazione di genere per le persone trans nei Paesi Bassi.
A fronte di ciò, come ricorda il report, nessuna religione è intrinsecamente opposta all’inclusione LGBTQ+ e le Chiese non formano un blocco monolitico. La prassi di Gesù di radicale ospitalità e commensalità rimane il vero criterio teologico di giudizio.
Metodologia: L’Esperienza Vissuta come Luogo Teologico
La forza del RICE 2025 sta nell’aver adottato un approccio collaborativo basato sull’epistemologia dell’esperienza vissuta dei cristiani LGBTQ+ europei. Per ciascuna chiesa che ha accettato di rispondere (attraverso un co-ricercatore o una co-ricercatrice locale, spesso una persona LGBTQ+ credente in quella stessa comunità), i ricercatori hanno assegnato punteggi da 0 a 1 su 52 indicatori, per un massimo teorico di 52 punti.
Il questionario è organizzato in quattro categorie:
- Uguaglianza Istituzionale e Non-Discriminazione (Q1–Q18): Accesso ai sacramenti (Battesimo, Comunione), ammissione delle donne e delle persone LGBTQ+ ai seminari e alla formazione teologica, benedizione delle unioni, regolamenti scritti anti-discriminazione nel lavoro e nel ministero.
- Pratiche Ecclesiali (Q19–Q30): Presenza di percorsi pastorali dedicati, sostegno al clero LGBTQ+, accoglienza delle famiglie e dei figli di coppie dello stesso sesso, riti di affermazione di genere.
- Linguaggio, Discorso e Simboli (Q31–Q39): Uso di un linguaggio liturgico inclusivo, esposizione di simboli d’accoglienza (es. bandiera rainbow) nei luoghi di culto, riconoscimento storico delle discriminazioni perpetuate dalla Chiesa.
- Politiche Pubbliche (Q40–Q52): Richiesta pubblica di perdono, difesa dei diritti umani civili (riconoscimento, salute, lavoro, diritto d’asilo) e promozione dell’inclusione in sede ecumenica.
Risultati e Classifica Generale delle Chiese in Europa
La media globale del punteggio di inclusività tra le 46 Chiese esaminate è di 28.1 su 52 (ovvero il 54%). L’Europa spirituale appare spaccata a metà: le Chiese protestanti e vetero-cattoliche dell’Europa settentrionale e centrale guidano la classifica, mentre le Chiese cattoliche e ortodosse dell’Europa meridionale e orientale occupano le posizioni di coda.
Guardando tutte le chiese coinvolte in RICE 2025, il primato assoluto va alla Metropolitan Community Church di Vienna, seguita da una chiesa cattolica riformata polacca (Reformed Catholic Church in Poland) e dalla MCC finlandese: comunità piccole, nate proprio per essere pienamente inclusive. Tra le chiese “maggioritarie” storiche, i punteggi più alti sono della Chiesa di Svezia, della Chiesa evangelica in Germania (EKD) e della Chiesa vecchio-cattolica olandese.
E la Chiesa Cattolica Romana? È qui che le cose si fanno interessanti, e anche un po’ dolorose.
Estratto della Classifica RICE 2025:
- 1° Posto (100% – 52.0 pt): Metropolitan Community Church (MCC) – Vienna, Austria
- 2° Posto (99% – 51.5 pt): Chiesa Cattolica Riformata in Polonia (Old Catholic)
- 4° Posto (93.3% – 48.5 pt): Chiesa di Svezia (Luterana)
- 6° Posto (84.6% – 44.0 pt): Chiesa Evangelica in Germania (EKD)
- 9° Posto (72.1% – 37.5 pt): Chiesa Cattolica Romana in Germania — il punteggio più alto tra tutte le Chiese Cattoliche Romane censite.
- 20°-21° Posto (52.9% – 27.5 pt): Chiesa Cattolica Romana in Belgio / Inghilterra & Galles
- 22°-23° Posto (51.0% – 26.5 pt): Chiesa Cattolica Romana a Malta
- >> 29° Posto (35.6% – 18.5 pt): Chiesa Cattolica Romana in Italia
- 30° Posto (34.6% – 18.0 pt): Chiesa Cattolica Romana in Francia
- 32° Posto (24.0% – 12.5 pt): Chiesa Cattolica Romana nei Paesi Bassi — un dato che sorprende, perché la società olandese è tra le più favorevoli in Europa ai diritti LGBTQ+: segno che la gerarchia cattolica locale, di impostazione piuttosto conservatrice fin dai tempi di Giovanni Paolo II, va in controtendenza rispetto al proprio stesso popolo.
- 34°-38° Posto (17.3% – 9.0 pt): Chiesa Cattolica Romana in Spagna / Portogallo / Slovenia / Ungheria
- 41°-42° Posto (5.8% – 3.0 pt): Chiesa Cattolica Romana in Polonia
- 43° Posto (4.8% – 2.5 pt): Chiesa Cattolica Romana in Slovacchia — il punteggio più basso tra tutte le Chiese Cattoliche Romane censite.
- 44°-46° Posto (0% – 3.8%): Chiese Ortodosse di Romania, Georgia ed Ucraina
Dietro le tabelle ci sono anche storie reali. Il report racconta il coming out collettivo di oltre 100 dipendenti della Chiesa tedesca — preti, diaconi, insegnanti, operatori pastorali — nella campagna #OutInChurch del 2022, che ha portato a cambiamenti concreti nel diritto del lavoro ecclesiastico tedesco, pur restando un percorso ancora parziale nel 2025. Racconta anche un sondaggio del Global Network of Rainbow Catholics tra fedeli cattolici LGBTQ+ dopo la fase continentale del Sinodo sulla sinodalità: il 93,1% chiede semplicemente che la Chiesa riconosca la presenza delle persone LGBTQ+ al proprio interno come espressione della diversità umana voluta da Dio; il 70,7% chiede la fine dell’obbligo di celibato legato all’orientamento sessuale; il 65,5% chiede pieno accesso ai sacramenti per sé e per le proprie famiglie. Sono numeri che dicono, in fondo, quanto siano ancora minime le richieste rispetto a ciò che viene concesso.
Focus sulla Chiesa Cattolica Romana: Tra Luci Sinodali e Ombre Strutturali
Il report dedica un intero capitolo alla Chiesa Cattolica, motivandolo con un fatto strutturale: a differenza delle chiese protestanti o ortodosse, la Chiesa Cattolica ha un’autorità dottrinale centralizzata — il Papa e i Dicasteri vaticani — le cui posizioni condizionano fortemente ciò che accade (o non accade) a livello locale, sia in senso positivo che negativo.
Per la comunità Cattolica Romana LGBT+, il capitolo del RICE 2025 offre spunti di fondamentale importanza. Il dato più evidente è l’estrema frammentazione interna: la Chiesa Cattolica passa dal 72.1% della Germania al 4.8% della Slovacchia, dimostrando che essere cattolici e queer in Europa significa vivere realtà pastorali diametralmente opposte a seconda dei confini nazionali.
I Progressi dal 2020 ad Oggi (L’effetto Fiducia Supplicans e Sinodo)
Rispetto alla prima edizione del 2020, la Chiesa Cattolica Romana ha registrato il balzo in avanti relativo più marcato tra le grandi famiglie ecclesiali:
- Sinodalità e Ascolto: Il Cammino Sinodale voluto da Papa Francesco ha dato per la prima volta voce ufficiale alle donne e alle persone LGBTQ+. L’incredibile pellegrinaggio LGBT+ svoltosi a Roma a settembre 2025 per l’Anno Giubilare (oltre 1.400 partecipanti da 20 paesi) ne è stato il simbolo tangibile.
- La Dichiarazione Fiducia Supplicans (2023): L’apertura formale alle benedizioni pastorali per le coppie dello stesso sesso ha consentito a diverse Conferenze Episcopali (Germania, Belgio, Inghilterra) di strutturare liturgie e percorsi di accoglienza pubblica.
Il Divario tra Gerarchia e Società Civile (Italia, Spagna, Portogallo)
Un dato sociologico di estremo interesse incrocia i risultati RICE 2025 con i dati ufficiali dell’Eurobarometro 2023:
- In Spagna e Portogallo, oltre l’80% della popolazione sostiene il matrimonio egualitario e i diritti delle persone trans. Tuttavia, le rispettive Chiese Cattoliche Romane nazionali si attestano a soli 9 punti su 52 (17.3%) — meno della Chiesa Cattolica Romana in Italia — evidenziando un profondo scollamento tra il popolo dei fedeli e una gerarchia barricata su posizioni tradizionaliste.
- In Italia (18.5/52 – 35.6%), la presenza di diffuse ed eroiche realtà pastorali di base (gruppi di cristiani rainbow, incontri di preghiera, sacerdoti accoglienti) viene frenata da una linea episcopale (CEI) che fatica a tradurre l’accoglienza informale in tutele istituzionali scritte o in prese di posizione pubbliche contro l’omotransfobia.
Tensione Magisteriale sul “Genere”
Il report nota con attenzione l’ambivalenza di papa Francesco su questi temi: da un lato il celebre “Chi sono io per giudicare” del 2013, il sostegno pastorale a p. James Martin per un ministero LGBTQ+-friendly (continuato oggi da Leone XIV), la distinzione tra peccato e peccatore che ha aperto spazi pastorali reali. Dall’altro lato, le ripetute critiche alla “ideologia gender” — definita nel 2024 “la più brutta pericolosità del nostro tempo” — che gli autori del report considerano problematiche, soprattutto quando pronunciate in contesti (come la Russia) dove vengono usate per giustificare repressione. Il rapporto la definisce, con una formula netta, una forma di pink-washing: gesti simbolici di apertura che convivono con un impianto dottrinale sostanzialmente immutato.
Il Panorama Ortodosso Orientale: Chiusura Dottrinale e Fessure di Speranza
Le Chiese Ortodosse Orientali registrano in media i punteggi più bassi di inclusività (media inferiore al 15%). La loro dottrina rimane saldamente legata a un essenzialismo di genere rigido, proponendo come uniche vie per le persone Queer il celibato, la non-rivelazione di sé o il rifiuto della propria identità.
Tuttavia, emergono differenze rilevanti:
- Chiesa Ortodossa della Finlandia (19.0/52 – 36.5%): Unica Chiesa ortodossa autonoma in un contesto nordico, che ha mostrato una straordinaria attenzione pastorale alle persone trans e una reale compassione alle istanze della comunità.
- Teologia Accademica e Diaspora: Negli USA e nell’Europa occidentale, teologi ortodossi e documenti come “For the Life of the World” (Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, 2020) stanno iniziando a scardinare il muro dell’omofobia religiosa, invocando il rispetto della dignità umana fondata sull’immagine di Dio.
Le Vie del Futuro: Raccomandazioni per le Comunità LGBT+ e i loro Alleati
Qual è la chiamata per noi Cristiani Cattolici alla luce del RICE 2025? Il report offre indicazioni pastorali ed operative chiare, che vale la pena riportare quasi per intero perché sono, di fatto, una lista di desideri di tante comunità cattoliche LGBTQ+:
- Dall’Accoglienza Informale ai Diritti Strutturali: Non basta la bontà del singolo parroco. Servono regole scritte anti-discriminazione per gli operatori pastorali, insegnanti delle scuole cattoliche ed educatori.
- Giustizia Sacramentale: Garantire senza riserve l’accesso al Battesimo e all’Eucaristia per le persone trans, intersex e per i figli delle famiglie omogenitoriali.
- Chiedere Perdono per le Ferite Inflitte: Le Chiese devono avere il coraggio profetico di riconoscere pubblicamente le discriminazioni e le violenze psicologiche compiute nel corso della storia contro le persone LGBTQ+.
- Solidarietà Ecumenica e “Città Rifugio”: Laddove la Chiesa di maggioranza rimane ostile (es. in Polonia o Slovacchia), le piccole comunità cristiane inclusive (spesso riformate) diventano vere e proprie “oasi di salvezza” e rifugio spirituale per i credenti Queer.
Conclusione
Leggere RICE 2025 da cattoliche e cattolici LGBTQ+ è un’esperienza a due facce. Da un lato conferma con dati oggettivi qualcosa che molti di noi sanno già dal vissuto quotidiano: che la distanza tra dottrina e pastorale, tra Roma e la parrocchia sotto casa, può essere enorme, e che questa distanza cambia radicalmente a seconda del paese, della diocesi, persino del singolo prete che ci si trova a incontrare. Non è un caso che il report parli di una Chiesa “profondamente divisa” più che di una Chiesa univocamente ostile o univocamente accogliente.
Dall’altro lato, il report offre qualcosa che a volte manca nel dibattito ecclesiale su questi temi: uno sguardo che non riduce l’inclusione a un’opinione o a una sensibilità pastorale personale, ma la misura, la confronta, la rende visibile. Sapere che la Germania ottiene 37,5 punti e la Slovacchia 2,5 non è solo un dato statistico: è la prova che le cose possono cambiare, che il Cammino Sinodale tedesco, il laicato organizzato belga, l’infrastruttura pastorale italiana per il ministero LGBTQ+ sono scelte concrete, replicabili, non miracoli isolati.
Il Sinodo sulla sinodalità, il pellegrinaggio in Vaticano del Giubileo, le parole di continuità di Papa Leone XIV: sono segnali che, letti insieme ai numeri di RICE, raccontano una Chiesa in movimento — lenta, talvolta contraddittoria, ma non immobile. Il compito di chi in questa Chiesa ci resta, da persona queer e credente, è forse proprio questo: continuare a chiedere, con la pazienza e la testardaggine di chi sa di avere dalla propria parte il Vangelo, che quella distanza tra dottrina e pastorale si accorci sempre di più — fino a scomparire.
Questo articolo è una sintesi e un’elaborazione del report RICE 2025 (Rainbow Index of Churches in Europe), pubblicato dall’European Forum of LGBTQ+ Christian Groups, a cura di Regina Elsner, Pekka Metso e Valérie Nicolet. Il report completo, con tutti i dati per ogni chiesa e paese, è disponibile su inclusive-churches.eu.

