Dopo la dittatura la libertà in Spagna arrivò per tutti, tranne che per le persone omosessuali
Articolo di Mariano Cardarelli*, pubblicato su Revista Rainbow (Spagna) il 17 giugno 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Ci sono storie che sono rimaste in silenzio troppo a lungo. Storie che non compaiono nei libri scolastici, che raramente trovano spazio nelle commemorazioni ufficiali e che finiscono spesso relegate in una nota a piè di pagina.
Lo spettacolo teatrale spagnolo Vosotros no (Voi no) nasce proprio per sfidare questa dimenticanza.
L’opera, che debutterà il 26 giugno 2026 a Madrid, ricostruisce uno degli episodi meno conosciuti della transizione democratica spagnola: la vicenda delle persone omosessuali che rimasero in carcere anche dopo la morte di Francisco Franco e dopo il primo decreto di amnistia del 1976.
Mentre la Spagna celebrava l’arrivo della democrazia, migliaia di persone continuavano a essere considerate criminali per il semplice fatto di amare in maniera diversa da quella imposta dalla società.
Dimenticati nelle celle di Carabanchel
La storia è ambientata nel carcere madrileno di Carabanchel durante l’estate del 1976. Nella prigione si trovavano decine di detenuti omosessuali, rinchiusi nel cosiddetto «palomar» — la piccionaia — della terza galleria.
Erano tenuti separati dai prigionieri politici perché le loro condanne venivano considerate conseguenza di reati comuni.
Il contrasto è tanto brutale quanto rivelatore: mentre la società spagnola cominciava a conquistare le libertà democratiche, molti uomini omosessuali e molte persone trans continuavano a essere privati della libertà a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere.
Più che una semplice ricostruzione storica, Vosotros no (Voi no) pone una domanda che riguarda profondamente anche il nostro presente: chi rimane escluso quando una società celebra i propri progressi?
Lo spettacolo ricorda che i diritti non arrivano mai automaticamente e non raggiungono tutti nello stesso momento. Ci sono sempre gruppi di persone costretti ad aspettare più a lungo, a lottare con maggiore fatica e a sopportare un’invisibilità più pesante prima di essere riconosciuti.
Una memoria necessaria anche oggi
L’importanza di una proposta come questa va molto oltre il palcoscenico. In un tempo in cui i discorsi d’odio tornano a trovare spazio in diversi Paesi e i diritti conquistati appaiono meno irreversibili di quanto si pensasse, recuperare la memoria di chi è stato perseguitato a causa del proprio orientamento sessuale diventa un gesto politico e culturale di grande importanza.
La diversità ha bisogno di racconti. Ha bisogno di archivi, testimonianze, letteratura, cinema e anche di teatro. Perché una comunità privata della propria memoria rischia di diventare una comunità più fragile.
È inoltre fondamentale che le generazioni più giovani abbiano il diritto e la possibilità di sapere che c’è stato un tempo in cui essere una persona omosessuale poteva significare il carcere, l’emarginazione sociale o l’esilio.
L’affetto e la famiglia scelta dentro il carcere
Uno degli aspetti più commoventi di Vosotros no (Voi no) è che lo spettacolo non si limita a raccontare la sofferenza. Parla anche dell’amicizia, degli affetti e delle reti di sostegno nate tra le persone che condividevano la prigionia.
In quei legami emerge un’idea che oggi occupa un posto importante nell’esperienza di molte persone LGBTQ+: la famiglia scelta. Molto prima che questa espressione diventasse comune, quegli uomini costruivano già spazi di cura reciproca, cercando di sostenersi davanti a una società che aveva voltato loro le spalle.
È particolarmente significativo che lo spettacolo sia interpretato da alcuni componenti di GMadrid, un’associazione LGBTQ+ che unisce attività culturali, sportive e comunitarie.
Esiste una continuità simbolica molto forte tra coloro che cinquant’anni fa lottavano semplicemente per poter esistere e coloro che oggi utilizzano l’arte per custodirne e trasmetterne la memoria.
Dietro ogni conquista ci sono dolore e resistenza
Le conquiste delle persone LGBTQ+ in Spagna vengono spesso presentate come una storia di successo. E lo sono. Dall’abrogazione delle leggi repressive fino all’introduzione del matrimonio egualitario, il Paese è diventato un punto di riferimento internazionale nel campo dei diritti.
Ogni conquista, però, ha una storia precedente fatta di dolore, resistenza e nomi rimasti molte volte lontani dai riflettori.
Vosotros no (Voi no) restituisce una parte della dignità che era stata sottratta a quelle persone. Lo fa attraverso il teatro, ma anche attraverso la memoria democratica. E ci ricorda una cosa essenziale: la libertà non si misura soltanto guardando chi è riuscito a conquistarla, ma anche ricordando chi ne è stato escluso.
Cinquant’anni dopo quell’estate del 1976, queste storie continuano a essere necessarie. Raccontare il passato non significa rimanervi prigionieri. Significa comprendere meglio il presente e difendere il futuro. (…)
* Mariano Cardarelli è laureato in Comunicazione sociale ed è specializzato nello studio e nella comunicazione delle violenze di genere.
Testo originale: Cuando la democracia llegó para todos, menos para ellos: el teatro rescata la memoria de los homosexuales olvidados de la Transición

