La transizione, una dichiarazione d’indipendenza spirituale dalle guerre di genere

Riflessioni di H. Adam Ackley* pubblicate sull’Huffington Post (Stati Uniti) il 26 gennaio 2015, liberamente tradotte da Silvia Lanzi

La transizione di genere e il contraccolpo sociale contro di essa – specialmente da parte dei gruppi cristiani conservatori e delle attiviste radicali femministe che escludono le persone transgender – hanno causato ad alcune persone trans talmente tanto dolore che il suicidio sembrava la sola via d’uscita. Il telefono amico gestito da volontari tansgender Trans Lifeline, fondato in risposta ad un numero di suicidi tra le persone transgender nove volte maggiore della media nazionale, gestisce sia molti giovani transgender e i loro genitori che i “guardiani dei cancelli” del gender che vorrebbero far cessare questo servizio di volontari alla comunità. La battaglia più grande con il genere binario “maschio/femmina” e quelli che non ci si trovano (inclusi quelli che non sono transessuali o intersessuali) è molto frammentata – “gender outlaw,” “gender performance,” “gender transgressing,” and “gender policing”.
Il gender (genere) come campo di battaglia è inerente a queste strutture, e qualcuno o qualcosa perde o viene persa inevitabilmente quando si ingaggiano le battaglie. Famiglie in conflitto, adolescenti a rischio di suicidio o senza fissa dimora: dev’essere questa la battaglia di genere che ingaggiamo?

Invece di frammentare il genere come un comportamento, una scelta tra “uno/l’altro” cosa succederebbe se abbracciassimo la pienezza spirituale e fisica – come facciamo nello yoga (shakti/shiva) e nel taoismo (yin/yang), in una modalità di “sia/e”, autenticamente piena, completamente presente, cercando l’equilibrio momento per momento invece che una volta per tutte – una via aperta e inclusiva di tutti gli esseri umani?

“Non siete una colonia, avete la sovranità di voi stessi” insegna il buddista zen e attivista per la pace Thich Nhat Hahn. Scegiamo di vivere in pace quando rifiutiamo di lasciare che altre persone ci colonizzino e ci disumanizzino. Proclamare la nostra grazia e dignità di esseri umani, quando gli altri ci trattano meno che umanamente è un atto rivoluzionario, una dichiarazione d’indipendenza.

Ogni giorno, anche quando lavoro con famiglie cristiano-evangeliche di adolescenti a rischio di suicidio che stanno lottando con il genere loro assegnato e con la stessa adolescenza, ricordo questo insegnamento buddista. Sì, la tradizione cristiana dà comunque alcune risposte al problema della transfobia: Gesù ha spesso messo in guardia i suoi correligionari ebrei dal giudicare gli altri, ricordando a loro e a noi che solo Dio può giudicare gli esseri umani, perché solo Dio ha sia la perfetta conoscenza che la perfetta compassione per farlo (Matteo 7.1-3, Marco 4.24, Luca 6.38; Romani 12.19, Deuteronomio 32.35, ecc.). Gesù ci ha anche insegnato che dobbiamo amare tutte le persone con l’amore perfetto e incondizionato di Dio, anche i nostri nemici (quelli che odiamo o di cui abbiamo paura, così per i cristiani cisgender – ovvero che si trovano a proprio agio con il sesso biologico con cui sono nati – questo potrebbe includere le persone transessuali e intersessuali e per i cristiani eterosessuali i gay, le lesbiche, i bisessuali o i pansessuali, Matteo 5.43-48).

Chiaramente il messaggio non è passato: sebbene ricordi cristiani evangelici di questa grazia incondizionata, che è il fondamento della fede e della vita cristiana, e altri fedeli cristiani come quelli del Gay Christian Network (con i quali mi sono unito recentemente per formare un pacifico “muro d’amore” per rispondere agli infamanti discorsi d’odio della Westboro Baptist con canzoni come “Jesus loves you” e “They will know we are Christians by our love”), genitori e adolescenti che combattono con problemi di identità di genere sentono di più, nelle loro comunità di fede, messaggi sul genere basati sulla paura che voci di grazia, ragionevolezza e amore che possano corregerli. Alcune famiglie evangeliche hanno avuto adolescenti transgender che hanno tentato il suicidio – qualcuno con successo. Pregano per la conformità di genere dei loro adolescenti e incorporarli in comunità che predicano attivamente la conformità a norme binarie di genere costruite dall’uomo, con la dannazione per coloro che non vi si adeguano, e a volte queste famiglie sono incapaci di elaborare nuovi punti di vista sul gender abbastanza velocemente da salvare la vita dei loro adolescenti.

Se non è abbastanza l’amore incondizionato che si pensa un genitore dovrebbe avere per il figlio e non è abbastanza l’amore incondizionato che i cristiani evangelici credono che Dio provi per tutte le persone, allora dichiariamo una rivoluzione spirituale e dichiariamo la nostra sovranità come persone transgender. Gettiamo via i ceppi dell’imperialismo del genere. Non siamo colonie: nessun potere esterno ha il diritto di proclamare il nostro genere, piantare una bandiera con una “M” o una “F” e pretendere di riferirsi così a noi. “Il vostro sorriso mostra che non siete una colonia. Avete la sovranità di voi stessi”, insegna Nhat Hahn. In molte comunità religiose e famiglie voci di odio e paura angariano ancora le persone LGBTQIA portandone a nascondersi (“teorie riparative”), non faranno di noi quel che non siamo (cisgender o eterosessuali) ma ci forzano a “dare falsa testimonianza” (mentendo e nascondendo chi siamo veramente, violando il nono comandamento – Esodo 20.16). Interiorizzare questa omofobia e questa transfobia, vuol dire permettere di colonizzarci. Che ogni persona che non si sente/non è del genere binario e ogni membro della famiglia che li ama ne possano proclamare la libertà spirituale di vivere in grazia, verità e dignità!

 

* H. Adam Ackley, attualmente è responsabile della formazione per una hotline di aiuto per persone transgender ed è un agente di sicurezza pr ivata. Un tempo era un professore di Studi Religiosi e ministro ordinato, attualmente insegna yoga. Prima di ritirarsi dal lavoro universitario, era un professore ordinario, direttore di dipartimento e di una facoltà. E’ stato politicamente impegnato ed ha pubblicato diversi libri, capitoli e articoli con editrici universitari e in riviste accademiche, ed è un blogger sul Huffington Post USA per la sezione Religione e Voci gay dal 2013.

 

Testo originale: Gender Sovereignty: A Spiritual Declaration of Independence from the Gender Wars

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