Cosa significa vivere sulla propria pelle una lettura omofobica della Bibbia
Testimonianza di Miguel Salazar, 22 anni, studente portoghese, pubblicata su sito SóPro Movimento, movimento impegnato per l’integrazione delle persone LGBT+ nelle comunità della Chiesa cattolica portoghese.
Mi chiamo Miguel Salazar, ho 22 anni e sono uno studente di laurea magistrale in Traduzione e Interpretariato specialistico. Sono anche evangelico, anche se attualmente non faccio parte di nessuna comunità (cristiana). Non perché mi manchi la volontà o perché pensi di poter vivere la mia fede da solo, ma perché, da quando nel 2020 ho lasciato le Assemblee di Dio, non sono più riuscito a trovare un luogo in cui sentirmi pienamente accolto.
Non posso scegliere di tornare in un ambiente che, pur avendomi regalato tantissimi momenti di felicità, ha anteposto alla mia dignità una lettura omofobica della Bibbia, impedendomi di svolgere qualsiasi incarico all’interno della comunità e contribuendo a una sofferenza che, lo so bene, non riguarda soltanto me.
Sono cresciuto tra i banchi di una chiesa evangelica. Tutta la mia educazione si è fondata, e continua a fondarsi, sui valori evangelici. Ancora oggi conservo molto di ciò che mi è stato trasmesso. Tuttavia, con il tempo, ho cominciato a interrogarmi su alcune questioni legate ai diritti umani: il ruolo delle donne nella chiesa, il modo in cui vengono considerate e accolte le persone con orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale e con identità di genere non cisgender, e altre questioni che, in certi ambienti, vengono considerate quasi eretiche.
Essendo anche di sinistra, ho finito per avvicinarmi alla politica, inizialmente perché facevo parte della comunità LGBTI+ e proprio nell’anno in cui veniva approvata l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. Da allora, ormai sei anni fa, mi sono posto due obiettivi: come evangelico, cercare di trasmettere l’idea che il messaggio di Cristo non è né oppressivo né discriminatorio; come socialista, lottare per la mia comunità e proteggerla, anche quando gli attacchi provengono dagli ambienti religiosi.
Il periodo in cui ho vissuto sotto lo stesso tetto (con la mia famiglia), persone animate da fanatismo religioso, militanti di estrema destra ed impegnate a combattere la cosiddetta «ideologia gender», è stato segnato da insulti, aggressioni fisiche, tentativi di sottopormi a terapie di conversione per «guarirmi», censura dei miei social network e di qualsiasi materiale riguardante le tematiche LGBT che potessi avere in casa.
La mia omosessualità veniva sistematicamente nascosta alle persone invitate a casa nostra. E non mancavano discorsi offensivi contro la mia comunità durante occasioni di festa come compleanni, Natali, Pasque e altre ricorrenze.
Ho dovuto convivere ogni giorno con una madre che, dal momento in cui si svegliava fino a quando andava a dormire, scriveva e registrava video contro le persone LGBT. Scriveva per i mezzi di comunicazione, veniva invitata in televisione, pubblicava libri e viaggiava per tutto il Paese per partecipare a congressi, manifestazioni, conferenze e incontri. Sempre con lo stesso obiettivo: diffondere e alimentare l’ignoranza e l’odio contro persone come me, alle quali lei stessa aveva dato la vita.
Tutto questo ha provocato in me sintomi depressivi, attacchi d’ansia, pensieri suicidi e altre conseguenze che, ancora oggi, nonostante abbia raggiunto la mia indipendenza, continuano a farsi sentire.
Per questo, il messaggio principale che voglio trasmettere attraverso la mia storia è molto semplice: è possibile essere gay e avere fede. È possibile essere gay e seguire gli insegnamenti di Gesù. E non esiste una sola parola pronunciata da Gesù che condanni la comunità LGBT, quella stessa comunità che Lui ha creato.
Testo originale: Sofrendo na pele uma visãohomofóbica da Bíblia

