Nella chiesa cattolica solo briciole per le persone LGBT (Marco 7,24-30, Matteo 15,21-28)
Riflessioni inviateci da Silvia P.
Quando a tavola non ti ci fanno stare, ci si accontenta anche delle briciole che cascano giù. Quando la fame è tanta, le briciole sono sempre meglio di niente. «Se un gay… e bla bla bla… chi sono io per giudicare?». Mmm… buona questa briciola! Non masticarla troppo in fretta, non farla finire subito… È una briciola, sì, ma mooolto meglio del pattume che ci hanno lanciato fino ad ora!
E nel frattempo – noi naso all’insù, anelanti, con gli occhioni sgranati e le orecchie dritte, a fare l’esegesi di ogni parola detta e non detta, analizzando ogni singolo gesto di quella tavola – eccolo servito il pasto sostanzioso ai convitati degni per diritto divino. Cotto a puntino e gradito a entrambi i commensali. Ci firmano un patto che distende secoli d’inimicizia e alimenta speranze per un glorioso futuro comune:
«La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica» (Dichiarazione comune
di Papa Francesco
e del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, 12 febbraio 2016, L’Avana, n. 19-20).
La parole sono garbate, ma l’agenda è chiara. In accordo con i «teologi» che ora van per la maggiore: Adinolfi, Gandolfini, Miriano… (in ordine alfabetico).
Post Scriptum: «Chi sono io per giudicare?». «Tu sei Pietro… A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19).