Queer Saints. Un viaggio nel sacro, tra miracoli e intercessione contemporanea

Articolo di Camillo Barone* pubblicato sul sito del National Catholic Reporter (USA) il 10 luglio 2026, tradotto liberamente da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata.
Cosa rende una persona santa? Per molte persone cattoliche, la risposta parte dalla canonizzazione: un processo formale attraverso il quale la Chiesa riconosce vite di virtù eroica e miracoli accertati.
Nel suo nuovo libro, Queer Saints: A Radical Guide to Magic, Miracles, and Modern Intercession, Antonio Pagliarulo ci invita a considerare una concezione più ampia della santità, una concezione che includa non solo i santi e le sante ufficialmente presenti nel canone, ma anche figure storiche le cui vite hanno sfidato le convenzioni sociali e continuano a ispirare gli altri.
Queer Saints mette insieme riflessioni sulla spiritualità cattolica, sulla devozione tradizionale popolare e sulle pratiche rituali con i profili sia dei santi e delle sante “ufficiali” sia di persone che Pagliarulo descrive come «santi e sante popolari». Il libro è in parte una rassegna storica, in parte una raccolta di pratiche devozionali e in parte un’esplorazione del rapporto tra fede, identità e pratica spirituale quotidiana.
Al centro del ragionamento di Pagliarulo c’è l’idea che l’incontro con il sacro non debba necessariamente limitarsi alle chiese o ai contesti liturgici formali.
«Molte persone pensano all’altare come a qualcosa di grandioso, che debba essere molto suggestivo, quasi teatrale, in un certo senso», ha affermato in un’intervista al National Catholic Reporter. «Ma la prima cosa che voglio sottolineare è che un altare può essere qualsiasi cosa si voglia che sia. Il vero altare è dentro di noi».
Anziché porre l’accento su rituali complicati e solenni, Pagliarulo presenta l’altare come un luogo di preghiera e riflessione accessibile a chiunque, che può esistere in spazi ordinari.
«Se ti avvicini all’altare, che è un luogo sacro, ne uscirai trasformato», ha detto. «Una volta che fai esperienza di qualcosa che ha a che fare con il divino, con la magia della preghiera, con la magia del rito, inevitabilmente vivi un cambiamento nella tua vita interiore, e poi inevitabilmente lo vivi anche nei tuoi rapporti con il mondo esterno».
Pagliarulo sostiene che tali pratiche facciano parte di una lunga tradizione di cattolicesimo popolare, in particolare nel Sud Italia e tra le comunità di immigrati cattolici, dove la fede è stata spesso espressa attraverso rituali domestici, altari domestici, benedizioni, candele e pratiche devozionali locali, parallelamente alla vita sacramentale ufficiale della Chiesa istituzionale.
Pagliarulo descrive il cattolicesimo popolare come «semplici pratiche del popolo».
«Sono cresciuto con certe tradizioni e i miei nonni erano cattolici», ha affermato. «Mia nonna, ad esempio, riconosceva e scacciava il malocchio».
Il libro include una raccolta di preghiere, novene, offerte ed esercizi devozionali radicati in queste tradizioni popolari, presentandoli come complementari alle pratiche cattoliche istituzionali piuttosto che come alternative alle stesse.
Una delle caratteristiche più distintive del libro è la sua interpretazione ampia e inclusiva della santità. Accanto a figure come Francesco d’Assisi, Giovanna d’Arco e Ildegarda di Bingen, Pagliarulo traccia il profilo di persone del mondo dell’arte, dell’attivismo per i diritti e della vita pubblica le cui vite, secondo lui, hanno incarnato il coraggio, lo spirito di servizio o il rifiuto delle convenzioni sociali. Tra queste figurano l’eroe dell’11 settembre padre Mychal Judge, Lady Diana Spencer, Tina Turner, il poeta Allen Ginsberg e molte altre.
Egli fa risalire questa prospettiva alla propria esperienza di formazione come cattolico, ma anche di chi praticava una spiritualità popolare.
In questo contesto, per Pagliarulo, la parola «queer» ha un significato più ampio rispetto al consueto riferimento all’orientamento sessuale o all’identità di genere.
«Queer è anche l’identità delle persone coraggiose», ha affermato. «È anche chi si ribella alle norme consolidate, chi si ribella al “questo è ciò che dovresti fare”, a ciò che la società si aspetta che tu faccia».
In questo senso, il libro sostiene che molte figure storiche che hanno sfidato gli stereotipi socio-culturali possano fungere da modelli spirituali, indipendentemente dal fatto che siano state formalmente riconosciute dalla Chiesa. «Allora perché non dovrebbero essere anche loro santi e sante?», ha chiesto. «Possono aiutarci».
Questa visione così ampia e non convenzionale della santità sarà probabilmente uno degli aspetti più dibattuti del libro, in particolare tra chi ritiene che la santità possa essere definita soltanto attraverso il processo di canonizzazione della Chiesa. In realtà, piuttosto che proporre modifiche alla dottrina cattolica, Pagliarulo inquadra la sua opera come un’esplorazione della devozione popolare e della spiritualità personale.
Un tema ricorrente in tutto il libro è il rapporto tra dignità e preghiera. Pagliarulo ha affermato che molti cattolici LGBTQ+ hanno subito esclusione o rifiuto in contesti religiosi e sostiene che la pratica devozionale inizi con il riconoscimento della propria dignità intrinseca.
«La prima cosa da fare prima di decidere di rivolgersi a questi santi e a queste sante è comprendere che non c’è bisogno di supplicare, perché si è già degni di ricevere un miracolo», ha detto. «Si è già degni di riceverlo e viverlo».
Egli ritiene che questo messaggio sia particolarmente rilevante per i cattolici LGBTQ+.
«A molti di noi è stato detto che non siamo degni, che siamo inferiori, che siamo sbagliati», ha detto. «Molti nella comunità queer vanno in giro dicendo che forse si tratta addirittura di una convinzione di fondo o di una convinzione inconscia secondo cui non si è degni di certe cose».
Un altro tema è la visione che l’autore ha dei santi e delle sante come figure vicine e ordinarie, la cui umanità li rende efficaci intercessori. Queste persone erano innanzitutto esseri umani, scrive Pagliarulo. «Hanno vissuto le nostre stesse esperienze: la paura, l’insicurezza, qualunque difficoltà abbiamo attraversato».
Il libro pone inoltre notevole enfasi sulla spiritualità domestica. Pagliarulo sostiene che le pratiche devozionali popolari consentono ai credenti di coltivare un senso di connessione con Dio al di là delle mura di una chiesa.
Alla domanda sul ricorrente apprezzamento di papa Francesco per la pietà popolare e la «teologia del popolo», Pagliarulo ha affermato di ritenere che queste tradizioni favoriscano un rapporto più immediato con il divino.
«Penso che papa Francesco abbia riconosciuto che quando c’è troppa distanza tra la vita di tutti i giorni e la pratica religiosa, si crea una sorta di divisione», ha detto. Le pratiche popolari, ha aggiunto, ricordano alle persone che «il tuo legame con Dio non dipende dall’andare in chiesa».
«Inizia sul piano della tua cucina, inizia nel tuo letto. Inizia ovunque tu voglia».
* Camillo Barone è un giornalista dello staff di National Catholic Reporter con sede a New York, dove si occupa di esperienze di persone, ritratti e giustizia sociale. In precedenza, ha lavorato presso The Forward, la principale testata giornalistica ebraica indipendente degli Stati Uniti. Di origini italiane, si è laureato alla Columbia Journalism School nel 2023 e ha lavorato presso NewsGuard, Il Tempo, Class CNBC, Vatican News e Radio Vaticana.
Testo originale: Antonio Pagliarulo’s ‘Queer Saints’ explores expanded understanding of sainthood

