“Oltre lo sguardo”: una guida per una pediatria che sa accogliere la varianza di genere

Una domanda posta con delicatezza può aprire uno spazio di fiducia. Una parola sbagliata un modulo che prevede soltanto “padre e madre” possono invece far sentire un bambino, un adolescente o la sua famiglia fuori posto.
Nasce da questa consapevolezza Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente (2026, 40 pagine), una guida pediatrica gratuita realizzata dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dall’Associazione Culturale Pediatri (ACP) che affronta in maniera organica questi temi, offrendo indicazioni scientifiche e strumenti pratici a pediatri e pediatre, ma anche a genitori, insegnanti, educatori e personale socio-sanitario.
Il punto di partenza è semplice: curare non significa soltanto formulare una diagnosi o prescrivere una terapia. Significa anche vedere la persona che si ha davanti, ascoltarne la storia e creare uno spazio nel quale possa sentirsi al sicuro.
Bambini e adolescenti, non “casi ideologici”
La guida ricorda che molti giovani LGBT+ continuano a incontrare stigma e discriminazione in famiglia, a scuola e perfino nei servizi sanitari. Esperienze che possono incidere sull’autostima, sul benessere psicologico e sulla fiducia negli adulti e nelle istituzioni.
Per questo il pediatra, grazie al rapporto continuativo costruito con bambini e famiglie, può diventare una figura fondamentale di ascolto e orientamento. Non deve avere tutte le risposte, ma deve conoscere le parole corrette, saper riconoscere eventuali situazioni di sofferenza e indirizzare, quando necessario, verso professionisti e centri competenti.
Uno dei passaggi più significativi afferma che le persone con identità di genere e orientamenti sessuali minoritari «non sono casi clinici o di strumentalizzazione ideologica»: sono bambini, adolescenti e giovani adulti che crescono spesso in contesti sociali complessi e ostili (SIP-ACP, Oltre lo sguardo, 2026, p. 5).
Conoscere le parole per non confondere le esperienze
Identità di genere, espressione di genere, orientamento affettivo e sessuale, varianza e disforia non sono sinonimi. La guida chiarisce, per esempio, che la varianza di genere non è una moda né una malattia, ma una possibile esperienza dello sviluppo. La disforia di genere, invece, indica una sofferenza clinicamente significativa, che può richiedere un accompagnamento specialistico. Non tutte le persone transgender o con incongruenza di genere sperimentano disforia (SIP-ACP, 2026, pp. 9-10).
Molto chiara è anche la condanna delle cosiddette terapie riparative o di conversione. I tentativi di modificare l’orientamento omosessuale o bisessuale sono privi di fondamento scientifico e possono produrre gravi danni alla salute psicologica (SIP-ACP, 2026, p. 8).
Il problema, dunque, non è l’identità o l’orientamento della persona, ma lo stigma che la circonda. La guida parla di minority stress, cioè lo stress cronico provocato dal rifiuto, dalla discriminazione, dal bullismo e dalla necessità di nascondersi continuamente.
Le parole possono curare oppure ferire
Particolarmente efficace è la sezione “Parole che accolgono e parole che feriscono”. Al posto di «È solo una fase» o «Non dirlo a nessuno», la guida suggerisce frasi come: «Grazie per avermelo detto», «Non sei solo» e «Di cosa credi di avere bisogno?». Invece di domande che danno per scontata l’eterosessualità, come «Hai la fidanzata?», si può chiedere semplicemente: «C’è una persona che ti piace?» oppure «Come va l’amore?».
Anche domandare «Come vuoi che ti chiami?» può diventare un gesto di riconoscimento e di cura (SIP-ACP, 2026, pp. 22-23).
Famiglie omogenitoriali: il rischio viene dallo stigma
Il documento afferma con chiarezza che i genitori omosessuali sono adeguati quanto quelli eterosessuali e che i loro figli presentano uno sviluppo emotivo, sociale e comportamentale paragonabile a quello degli altri bambini.
L’eventuale rischio non dipende dalla composizione della famiglia, ma dalle discriminazioni che essa può incontrare. Per questo il pediatra è invitato a riconoscere entrambi i genitori, conoscere i legami affettivi reali e utilizzare moduli e parole capaci di rappresentare le diverse configurazioni familiari (SIP-ACP, 2026, pp. 16-17).
Tra le risorse indicate nella sitografia compare anche La Tenda di Gionata, segnalata come realtà alla quale persone LGBT+, genitori e operatori possono rivolgersi per trovare informazioni e sostegno.
Una guida concreta
Oltre lo sguardo non si limita alle definizioni. Contiene storie di famiglie, esempi di colloqui, un glossario e una lista per verificare quanto un ambulatorio sia davvero accogliente. Suggerisce di usare modulistica inclusiva, annotare il nome scelto dalla persona, garantire colloqui riservati agli adolescenti, formare anche il personale di segreteria e conoscere associazioni e centri presenti sul territorio.
Il suo messaggio è semplice: accogliere non significa avere immediatamente tutte le risposte, ma ascoltare senza giudicare, rispettare la persona e cercare insieme le competenze necessarie.
Il decalogo finale di “Oltre lo sguardo”
La guida riassume il suo percorso in dieci punti, che possiamo rileggere così:
- L’identità sessuale fa parte dell’identità personale. Comprende il corpo, l’identità e l’espressione di genere e l’orientamento affettivo e sessuale.
- Sesso e genere non sono sinonimi. Il sesso riguarda le caratteristiche biologiche; il genere comprende anche significati, ruoli e aspettative culturali.
- L’identità di genere è la percezione profonda che una persona ha di sé. L’incongruenza di genere non è una malattia.
- Espressione e ruolo di genere non devono diventare gabbie. Abiti, giochi, colori e comportamenti non stabiliscono chi una persona debba essere.
- Gli stereotipi limitano la crescita. Dire che i maschi non devono piangere o che alcune attività sono “da femmine” riduce la libertà di tutti.
- L’orientamento affettivo e sessuale può assumere forme diverse. Le terapie che cercano di modificarlo sono prive di fondamento e dannose.
- Varianza e disforia di genere non sono la stessa cosa. La prima non è una patologia; la seconda indica una sofferenza che può richiedere un accompagnamento specialistico.
- Il coming out appartiene alla persona. Deve essere sostenuto e protetto, mentre l’outing, cioè la rivelazione senza consenso, è una violenza.
- Le persone intersex hanno diritto all’integrità del proprio corpo. Gli interventi non urgenti devono rispettare il loro futuro diritto all’autodeterminazione.
- Le famiglie omogenitoriali sono famiglie. Il benessere dei figli dipende dalla qualità delle relazioni e non dall’orientamento sessuale dei genitori; il vero rischio è lo stigma sociale (SIP-ACP, 2026, pp. 18-19).
Oltre lo sguardo invita la pediatria a non fermarsi alle apparenze, alle categorie o ai documenti, ma a incontrare la persona concreta. Perché, a volte, la prima forma di cura consiste proprio nel far sentire qualcuno visto, ascoltato e accolto.
Società Italiana di Pediatria e Associazione Culturale Pediatri, Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente, SIP-ACP, 2026, 40 pagine.
Scarica gratuita mente la Guida: Oltre lo sguardo (file PDF)

