Sul Cammino di Santiago con le persone LGTIQ+, pellegrini nel segno della diversità
Articolo di Julian L.*, pubblicato su Revista Rainbow (Spagna) il 4 giugno 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
In Spagna la comunità Orlander ha riunito cinquanta persone provenienti da Spagna, Messico e Stati Uniti per un cammino che ha aperto una strada nuova che è coinciso con la visita ufficiale del Papa in Spagna. Un iniziativa che ha voluto permettere alle persone con identità non conformi di ritrovare un rapporto con la spiritualità al di fuori di imposizioni e dogmi.
Orlander, comunità spagnola LGBTQ+ che organizza incontri ed esperienze per favorire il benessere e la nascita di relazioni autentiche, ha dato il via al primo Camino de Santiago LGTBIQ+ (Cammino di Santiago LGTBIQ+) della Spagna, con cinquanta partecipanti provenienti da diversi Paesi.
Il cammino è partito da Sarria, cittadina della Galizia situata lungo il Cammino Francese, a circa 114 chilometri da Santiago de Compostela. Uno dei punti di partenza più frequentati dai pellegrini perché permette di percorrere gli ultimi cento chilometri necessari per ricevere la Compostela, il certificato che attesta il compimento del pellegrinaggio.
L’iniziativa si è svolta mentre Papa Leone si trovava in Spagna, dal 6 al 12 giugno 2026, ed ha voluto offrire uno spazio nel quale ritrovare una spiritualità condivisa, percorrendo il tradizionale itinerario verso Santiago de Compostela.
Ritrovare la spiritualità lontano dal rifiuto delle istituzioni
L’inizio del cammino ha coinciso con il dibattito pubblico suscitato dalla presenza del pontefice in Spagna. Mentre l’attenzione dei mezzi di comunicazione era concentrata sugli appuntamenti istituzionali, questo gruppo di cinquanta pellegrini ha proposto un percorso diverso, orientato alla conoscenza di sé e alla guarigione interiore.
Per molte persone queer, gli ambienti religiosi tradizionali hanno rappresentato, nel corso della loro crescita, luoghi di esclusione, giudizio e sofferenza psicologica.
Questa esperienza ha portato molte persone LGTBIQ+ ad allontanarsi definitivamente da qualsiasi pratica legata alla fede o alla ricerca interiore. Gli organizzatori, però, hanno osservato un cambiamento: sempre più persone adulte hanno iniziato a rivendicare il proprio diritto alla trascendenza.
Il Cammino di Santiago si è presentato così come uno strumento liberato dalle interpretazioni dogmatiche più rigide, adatto a vivere un processo attivo di introspezione, immersi nella natura e in un ambiente libero dai pregiudizi.
Non chiedere più il permesso di abitare la spiritualità
La proposta promossa da Orlander ha voluto spezzare l’eredità di isolamento vissuta da tante persone. Camminare insieme ha permesso ai partecipanti di esplorare la propria dimensione spirituale secondo i propri tempi e le proprie sensibilità, senza dover rientrare negli schemi rigidi di una particolare struttura ecclesiastica.
«A molti di noi, fin da piccoli, è stato insegnato che tutto questo non era per noi, che la fede e la spiritualità appartenevano proprio a coloro che ci indicavano come sbagliati. Recuperare da adulti questo spazio, secondo le nostre modalità, significa smettere di chiedere il permesso», ha raccontato Fabri Orlandi, fondatore di Orlander.
La disconnessione dagli strumenti tecnologici e il ritmo lento delle tappe quotidiane hanno aiutato a far emergere domande e riflessioni che difficilmente trovano uno spazio sicuro nei comuni luoghi di svago.
Il progetto ha considerato la fatica fisica condivisa come un’occasione per costruire tra i partecipanti reti di sostegno autentiche, stabili e profonde.
Legami profondi davanti a un’esclusione che continua
I promotori del cammino hanno sottolineato che le persone LGTBIQ+ continuano a subire forme invisibili di esclusione in ambiti fondamentali della società, come lo sport di base, le relazioni familiari e i riti vissuti nelle comunità.
In campo spirituale, questo vuoto si manifesta spesso in modo silenzioso. Nasce così una contraddizione: una vita sociale intensa e piena di appuntamenti non garantisce necessariamente la costruzione di legami personali profondi e significativi.
Camminare insieme per diversi giorni consecutivi è diventato allora un gesto pacifico di resistenza e di visibilità. Separando l’esperienza del Cammino di Santiago dalle sue interpretazioni più ufficiali, Orlander ha proposto una nuova esperienza di turismo inclusivo e di attenzione condivisa alla salute mentale.
Il cammino si è concluso nella Praza do Obradoiro di Santiago de Compostela, in Spagna, mostrando un modo diverso di vivere il patrimonio storico e spirituale del nostro tempo nel rispetto della diversità affettiva e sessuale.
Questa esperienza ha ricordato che anche le persone costrette per molto tempo a rimanere ai margini hanno il diritto di cercare le risposte alle domande fondamentali della vita.
* Julian L. è un giornalista di Revista Rainbow (Spagna). Scrive con particolare attenzione di persone e di storie che raramente trovano spazio sui mezzi di comunicazione. Nel suo profilo racconta di ispirarsi allo scrittore e artista cileno Pedro Lemebel e di voler narrare il mondo non soltanto così com’è, ma anche come potrebbe diventare.
Testo originale: Camino de Santiago LGTBIQ+: arranca la primera ruta por la diversidad

