Il rapporto di Notre Dame sulla formazione nei seminari getta un’ingiusta ombra di sospetto sui sacerdoti gay
Articolo di Francis DeBernardo* pubblicato sul sito di NCR – National Catholic Reporter (USA) il 19 agosto 2026, tradotto liberamente da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Poco dopo aver organizzato e gestito un ritiro di quattro giorni di New Ways Ministry per sacerdoti, frati e diaconi gay, ho letto la notizia relativa a un rapporto del McGrath Institute for Church Life dell’Università di Notre Dame intitolato: Do You Know Them to be Worthy? (Sai se sono degni?). Il rapporto, datato 17 luglio 2026, aveva come sottotitolo Dodici proposte per vescovi, rettori, équipe di formazione dei seminari e professionisti della salute mentale nella valutazione dell’idoneità all’ordine sacro.
Quando ho letto le proposte 11 e 12, che implicano una visione negativa degli uomini gay, sono rimasto sbalordito. Avevo appena vissuto come una benedizione la possibilità di trascorrere quattro giorni con uomini assolutamente «idonei» che si dedicano al servizio pastorale nelle loro comunità, anche se molti di loro hanno dovuto subire la mancanza di accettazione da parte dei superiori e dei loro pari nelle istituzioni ecclesiastiche.
Queste due proposte creano un’aura di sospetto sugli uomini gay nel sacerdozio che non farà altro che aumentare la paura, scoraggiare le vere vocazioni e causare grande sofferenza personale. Inoltre, queste indicazioni avranno come effetto di privare la Chiesa di molti sacerdoti santi e del tutto integri.
Il primo errore del rapporto è che il tema dei sacerdoti gay viene affrontato nella sezione Proposte dirette a sostenere la formazione alla castità e al celibato. Tale categorizzazione implica che il rapporto consideri gli uomini gay esclusivamente o principalmente dal punto di vista del comportamento sessuale e che la loro prova più difficile sia gestire la tendenza a intraprendere attività sessuali.
Questa impostazione suggerisce che gli uomini eterosessuali — tutti quanti — siano in qualche modo in grado di integrare la propria sessualità in modo sano, mentre i loro omologhi gay non lo siano. Basta osservare l’incidenza dei comportamenti sessuali compulsivi tra gli uomini eterosessuali per rendersi conto che ciò non è vero. La compulsione sessuale è un fenomeno che non fa distinzioni.
Dopo oltre trent’anni di ministero a fianco di sacerdoti omosessuali, mi è stato ripetutamente detto da loro che la loro più grande difficoltà non riguarda il celibato, ma l’ipossibilità di parlare apertamente con i propri vescovi, con i superiori e con le loro comunità parrocchiali riguardo alla propria identità. Il dover rimanere nascosti aumenta la solitudine, l’isolamento e l’incapacità di essere pienamente autentici con le loro comunità.
Questa repressione a volte – ma non sempre – porta a traumi psicologici e può sfociare in comportamenti sessuali irregolari. Ma non è la loro identità gay a causare questi problemi.
La causa è la loro difficoltà a mostrarsi apertamente a causa di regole, strutture e componenti della gerarchia omofobi che impediscono loro di vivere una vita nella sincerità e nell’autenticità. Il clima di paura riguardo alla sfera sessuale dei candidati gay può facilmente alimentare problemi psicologici che potrebbero rendere più difficile osservare il celibato. Queste proposte contribuiscono a creare un’atmosfera che alimenta proprio ciò che stanno cercando di evitare.
La proposta 11 afferma che l’attrazione verso persone dello stesso sesso «è un argomento difficile, data sia la complessità dell’attrazione stessa, sia i molteplici livelli di discorso — teologico, pastorale, psicologico — in cui questa tematica è necessariamente inserita».
Chiediamoci allora: «Perché l’omosessualità è una tematica complessa e perché è difficile discuterne?». La società in generale ha compiuto grandi progressi nel riconoscere che non c’è nulla di strano o misterioso negli uomini gay. Più si è parlato pubblicamente e apertamente dell’argomento, più è stato facile discuterne. Le gerarchie della Chiesa possono iniziare a fare pratica semplicemente parlando con i sacerdoti gay.
Il termine “complessità” implica, inoltre, che solo gli esperti possano comprendere una questione. Essere gay non è complesso, ma un semplice dato di fatto. Sono solo le astrazioni del magistero a renderlo complesso. Se servono esperti, gli uomini gay sanno meglio di chiunque altro cosa significhi essere gay. Sono loro gli esperti. Eppure, nulla in questo rapporto indica che gli uomini gay siano stati consultati durante la sua stesura.
Se gli autori del rapporto avessero consultato gli uomini gay, avrebbero scoperto che i loro interessi sono molteplici. Avrebbero visto che gli uomini gay hanno dovuto superare ostacoli enormi: paura, oppressione, negazione, insicurezza, esclusione e messaggi secondo cui Dio non li ama veramente.
Superando questi ostacoli, hanno sviluppato grandi riserve di coraggio, libertà, sincerità, fiducia, inclusività e una profonda consapevolezza – spesso conquistata a fatica – del meraviglioso amore di Dio per tutti. Essere gay è molto più che una questione di comportamento sessuale.
Inoltre, il rapporto rivela quanto sia scarsa la conoscenza che i funzionari ecclesiastici hanno delle vite a tutto tondo dei sacerdoti e dei seminaristi gay. Purtroppo, il clima di paura creato da questo e da precedenti documenti impedisce agli autori di raccogliere dati sulla vera realtà delle vite dei sacerdoti gay. Quanto sarebbe stato ricco questo rapporto se gli autori avessero avuto a disposizione tali informazioni!
Ancora più triste è il fatto che questa relazione non mostri alcuna consapevolezza di come i sacerdoti gay continuino a lavorare instancabilmente per diffondere il Vangelo e rafforzare la Chiesa. Il loro contributo è stato inestimabile. Senza gli uomini gay nel sacerdozio e nell’episcopato, la Chiesa cattolica risulterebbe certamente moto più fragile di quello che è. I sacerdoti gay non dovrebbero essere emarginati e trattati con sospetto. Dovrebbero invece essere ringraziati dal profondo del cuore.
* Francis DeBernardo è direttore esecutivo di New Ways Ministry.
Titolo originale: Notre Dame report on seminary formation clouds gay priests in unjust suspicion

