Il tempo è compiuto. Quattordici teologhe danno nuova voce al Vangelo
Che cosa accade quando il Vangelo viene ascoltato e raccontato con voce di donna? Quando le parole di Gesù incontrano le esperienze, le ferite, le domande e le speranze di chi, per secoli, ha avuto poco spazio nell’interpretazione pubblica delle Scritture?
È da questa prospettiva che si può leggere Il tempo compiuto. Con voce di donna. Omelie per l’anno B, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB) nell’ottobre 2026, a cura del Coordinamento Teologhe Italiane. Il terzo volume della raccolta Con voce di donna accompagna le domeniche e le principali celebrazioni dell’anno liturgico B, seguendo soprattutto il Vangelo di Marco.
A prendere la parola sono quattordici teologhe e bibliste: Luisa Alioto, Stefania Baglivo, Alice Bianchi, Emanuela Buccioni, Alessandra Buccolieri, Annarita Ferrato, Bianca Maria Maggi, Marinella Perroni, Lena Residori, Sonia Ristorto, Arianna Rotondo, Simona Segoloni Ruta, Lucia Vantini e Selene Zorzi.
La loro è una lettura che si lascia interrogare dalla vita. Si colloca nell’orizzonte aperto dalla teologia femminista, che ha insegnato a riconoscere come nessuno sguardo sulle Scritture sia neutrale e come anche le esperienze rimaste ai margini possano diventare luoghi preziosi di comprensione della Parola. Non si tratta di contrapporre una voce a un’altra, ma di allargare lo spazio dell’ascolto, lasciando emergere significati che le interpretazioni più consuete rischiano di mettere in ombra.
Nell’introduzione, le curatrici raccontano di voler dare voce a una moltitudine di persone e di creature, perché la liturgia ritorna ogni anno sugli stessi brani, ma non incontra mai le stesse vite: diverse sono le storie, le ferite e le gioie che ciascuno porta con sé (Il tempo compiuto, p. 5).
E così il Vangelo torna a farsi vicino. Nella prima domenica di Avvento, l’invito di Gesù a vegliare (Mc 13,33-37) attraversa un mondo assuefatto alle guerre, alle ingiustizie e alla sofferenza in cui vegliare non significa attendere passivamente un Dio che verrà, ma imparare a riconoscerlo nella realtà ferita che abitiamo.
«Tenere gli occhi aperti, dunque, significa questo: guardare senza distogliere lo sguardo e lasciarsi ferire da quello che si vede e, nonostante tutto, restare amanti della vita» (Il tempo compiuto, p. 12).
Sono parole che restituiscono alla fede la sua responsabilità verso il mondo. E che liberano la vigilanza cristiana dalla paura del giudizio: Dio conosce già le nostre fragilità, ha visto i discepoli addormentarsi nel Getsemani e non li ha abbandonati. «Non viene per condannarci, ma per risvegliarci alla vita piena» (Il tempo compiuto, p. 13).
Nella seconda domenica di Avvento, il deserto di Giovanni Battista diventa il luogo in cui l’essenziale può finalmente separarsi dal superfluo. Uno spazio in cui le voci tornano a essere udite, perché il rumore non riesce più a coprirle. Un’immagine che interroga anche le nostre vite affollate, nelle quali non sempre riusciamo a distinguere ciò che conta davvero (Il tempo compiuto, p. 15).
Particolarmente suggestiva è poi la riflessione della terza domenica di Avvento, che accosta Maria e Giovanni Battista. La prima offre il proprio corpo, il secondo la propria voce.
Due modi diversi di fare spazio a Dio: «Entrambi testimoniano che Dio viene sempre attraverso qualcuno che sa farsi da parte» (Il tempo compiuto, p. 19). Un Dio che non si impone, ma cerca accoglienza, attraversa le relazioni e si lascia incontrare nella disponibilità delle persone.
Anche il linguaggio, in queste pagine, diventa occasione di ricerca. Le curatrici scelgono talvolta un femminile volutamente più esteso, preferiscono Primo Testamento ad Antico Testamento e scrivono in corsivo Padre, per ricordare che Dio non può essere rinchiuso nella maschilità (Il tempo compiuto, p. 5).
Perché le parole con cui raccontiamo Dio non sono mai indifferenti: possono aprire possibilità oppure chiuderle, riconoscere le differenze oppure cancellarle.
È forse questa la qualità più bella di Il tempo compiuto: restituire alla Parola la sua capacità di sorprendere. Le riflessioni sono accessibili, a tratti poetiche, attente ai corpi, alle relazioni, alla giustizia e alle fragilità umane.
Non cercano di offrire risposte facili, ma invitano a sostare sulle domande che il Vangelo continua a porre.
Un libro da leggere personalmente, da condividere nei gruppi biblici e nelle comunità cristiane, dove la ricchezza delle Scritture può emergere proprio dall’incontro di voci ed esperienze differenti.
Perché il Vangelo non appartiene a una voce sola. E quando trovano spazio anche quelle rimaste troppo a lungo inascoltate, la sua buona notizia può tornare a risuonare con una forza inattesa.
Coordinamento Teologhe Italiane (a cura di), Il tempo compiuto. Con voce di donna. Omelie per l’anno B, Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), ottobre 2026


