Lesbica e cattolica. Alla ricerca della mia pienezza
Testimonianza di Ellis Delaney*, pubblicata su Unity (Stati Uniti) il 25 luglio 2025. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Mi sembra di aver vissuto tutta la vita alla ricerca della pienezza, di un senso di appartenenza, di una via per ritrovare il legame con qualcosa di più grande. Ho spesso avuto la sensazione di restare a galla a fatica, nell’attesa che una versione migliore e più santa di me stessa arrivasse a salvarmi.
Da bambina ho imparato che non potevo contare sugli adulti intorno a me per avere protezione o una guida costante, così mi sono rifugiata nella Bibbia e nella musica country.
Sono cresciuta in una piccola cittadina del Texas. Anche solo trasferirsi lì a cinque anni significava essere una forestiera, una che non era davvero “del posto”. Del resto era difficile sentirmi parte di qualcosa, con l’aspetto da maschiaccio che avevo.
In un paese dove non avevamo parenti e i legami al di fuori della scuola erano pochi, i bambini finivano per entrare nel 4-H (un’associazione educativa rurale) o nei Future Farmers of America, oppure facevano amicizia con l’aria, gli alberi e gli animali selvatici che passavano. Per fortuna la nostra casa confinava con una pineta!
Desideravo ardentemente liberarmi dalla solitudine e dalla paura che sentivo, così passavo il tempo fantasticando, giocando all’aperto e pregando Dio.
Alle medie, mi sono aggrappata con forza alla mia fede cattolica: dicevo a tutti i miei compagni che dovevano chiedere a Gesù di entrare nei loro cuori per essere salvati. Questo non mi rese certo popolare, ma tanto ero già esclusa da ogni cerchia sociale.
Mi sentivo estranea persino al mio stesso corpo, come se fossi sempre lì, nei paraggi, ma abbastanza distante da risultare difficile da conoscere, difficile da avvicinare.
Nei primi anni del liceo mi sono resa conto di provare più attrazione per le ragazze che per i ragazzi. Questo, di fatto, significava che non potevo più essere cattolica: nemmeno Gesù avrebbe potuto salvarmi. Esprimere l’amore e l’attrazione che sentivo come qualcosa di santo e bello era considerato un peccato imperdonabile. Ma com’era possibile?
Mio zio diceva che era una prova e che, se avessi scelto di non vivere la mia sessualità, avrei superato il test e sarei andata in paradiso.
Questo mi fece arrabbiare non poco con Dio. Che tipo di Dio ti dona l’amore e poi ti dice che non puoi amare chi ami?
Trovare qualcosa di meglio
Così mi sono messa a scrivere canzoni per cercare di dare un senso alla mia vita e trovare una speranza che non fossi sola. Ho riversato il cuore nei testi delle mie canzoni:
Angelo, scendi e stai con me.
Proprio adesso ho bisogno di te.
Devo trovare un po’ di sicurezza.
Ti prego, angelo, siediti qui accanto a me.
La musica e la scrittura sono diventate il mio modo di pregare, il modo per sentirmi connessa a me stessa e a qualcosa di più grande, tutto insieme.
Dopo l’università ho conosciuto quella che oggi è mia moglie, e stiamo insieme da ventun anni. Siamo anche genitori di una meravigliosa bambina di dieci anni. Sono diventata il genitore che da sempre stavo aspettando.
Ho imparato che valgo semplicemente perché sono viva, che posso essere imperfetta e comunque degna d’amore.
Con il sostegno della comunità, della mia famiglia, di un percorso di recupero relazionale e del dono della musica e della scrittura, sto imparando cosa significa amare me stessa e amare gli altri. E anche se quella versione più santa di me stessa non è mai arrivata, ho trovato qualcosa di meglio.
Ho imparato che valgo semplicemente perché sono viva, che posso essere imperfetta e comunque degna d’amore. Mi sto affidando a una verità — anche quando non riesco a vederla — cioè che ognuno di noi ha un valore intrinseco.
L’autostima non è qualcosa che ti viene data, ma qualcosa che fai. È una pratica di dignità. Sto imparando che il valore non è qualcosa che si ha o non si ha, ma piuttosto qualcosa che si sceglie di coltivare, per sé e per gli altri. Siamo tutti degni.
*Ellis Delaney è una cantautrice statunitense che vive a Minneapolis, nello Stato del Minnesota. Attraverso la musica racconta il suo percorso di guarigione e spiritualità queer.
Testo originale: The Search for Wholeness

