Papa Francesco lascia un’eredità complessa per i cattolici LGBTQ+
Riflessioni di Reverend Irene Monroe, pubblicate su LGBTQ Nation (Stati Uniti) il 23 aprile 2025. Tradotte liberamente dai volontari del Progetto Gionata.
Il lunedì di Pasqua, il mondo ha appreso la notizia della morte di Papa Francesco all’età di 88 anni. La notizia ha colto tutti di sorpresa, dato che il pontefice era appena apparso alla Messa di Pasqua, nonostante la dura lotta contro una polmonite.
Francesco era uno dei papi più amati della Chiesa cattolica, soprannominato il “Papa del popolo”.
Eppure, per quanto riguarda l’inclusione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa, Francesco lascia un’eredità contraddittoria, fatta di speranze deluse e attese ancora sospese.
«Molti di noi nutrivano grandi speranze che dal Sinodo mondiale sarebbero emersi cambiamenti positivi riguardo agli insegnamenti LGBTQ+. Finora non è stato così. Stiamo ancora aspettando il rapporto del gruppo di lavoro incaricato di affrontare i temi controversi», ha dichiarato Meli Barber, presidente di DignityUSA.
«Ma ora la discussione sulle questioni LGBTQ+ fa parte del dibattito ordinario della nostra Chiesa. Cattolici LGBTQ+, le nostre famiglie, gli amici, gli altri credenti e tanti operatori pastorali hanno parlato apertamente delle nostre vite, dei nostri doni, delle discriminazioni subite e della profondità della nostra fede. Questo non si può cancellare».
Mi è tornata in mente la sua risposta nel 2013, quando un giornalista gli chiese cosa pensasse di una possibile “lobby gay” in Vaticano. La sua replica fece il giro del mondo: «Quando incontro una persona omosessuale, devo distinguere tra l’essere gay e il fare parte di una lobby. Se accettano il Signore e hanno buona volontà, chi sono io per giudicarli?»
Quella dichiarazione fu, all’epoca, la più inclusiva mai pronunciata da un papa nei confronti delle persone LGBTQ+. La rivista The Advocate lo nominò “Persona dell’anno” nel 2013.
Papa Francesco attirava l’attenzione globale con le sue dichiarazioni dal tono progressista, ma per molte persone LGBTQ+ è stato una figura ambivalente, se non addirittura contraddittoria.
Mostrava un volto pastorale anche verso la nostra comunità, ma durante il suo pontificato ho finito per vederlo come un grande equilibrista, le cui buone intenzioni raramente si sono tradotte in azioni concrete. E in alcuni casi, ha manifestato vere e proprie contraddizioni.
Un esempio: Francesco ha approvato le benedizioni per le coppie dello stesso sesso, a condizione che non assomiglino a un matrimonio.
Nell’ottobre del 2020, intervistato nel documentario Francesco dedicato alla sua vita, il Papa ha espresso un forte sostegno alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, generando ancora una volta un’eco mondiale.
«Le persone omosessuali hanno diritto a far parte di una famiglia. Sono figli di Dio», dichiarava nel film. «Non si può allontanare qualcuno dalla propria famiglia o rendergli la vita impossibile per questo. Ciò che serve è una legge sulle unioni civili, in modo che siano tutelate legalmente».
Per molti cattolici LGBTQ+ queste parole furono come un’illuminazione. Sembravano aprire la strada a un cambiamento epocale, capace di scuotere le fondamenta della dottrina, nonostante l’opposizione di preti conservatori ancora ancorati all’impostazione antimoderna di Papa Benedetto XVI.
Tuttavia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è sempre rimasto escluso. Francesco ha infatti più volte definito la “teoria del gender” come un “progetto ideologico” che «nega la differenza naturale tra uomo e donna».
Sul matrimonio ha dichiarato nel 2017, in un’intervista a New Ways Ministry (organizzazione cattolica pro-LGBTQ+): «Il matrimonio è una parola storica. È sempre stato tra un uomo e una donna, non solo nella Chiesa, ma in tutta l’umanità. Non possiamo cambiare questo. È nella natura delle cose. Chiamiamole ‘unioni civili’».
Francesco si è anche pronunciato a favore della depenalizzazione dell’omosessualità, gesto accolto con favore dai sostenitori dei diritti LGBTQ+, che lo hanno visto come un passo importante per combattere la violenza e le discriminazioni. Ha anche chiarito pubblicamente che gli atti omosessuali, pur considerati peccato, non sono un crimine.
Il rapporto di Papa Francesco con le persone transgender è stato forse il più contraddittorio. Nel 2015, nel libro Papa Francesco. Questa economia uccide, arrivò a paragonare le persone transgender alle armi nucleari, considerate una minaccia alla creazione di Dio come maschio e femmina.
Ma poi, anni dopo, ha accolto e pranzato più volte con una comunità di donne trans — molte delle quali lavoratrici del sesso — a Torvaianica, in Italia, in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri nel 2023. Non era la prima volta: queste donne avevano già ricevuto inviti speciali per gli incontri mensili con il Papa sin dal periodo della pandemia.
Sempre nel 2023, il Vaticano ha riconosciuto la possibilità per le persone transgender di ricevere il battesimo e di fare da padrino o madrina. Una svolta radicale rispetto al 2000, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede negava addirittura l’esistenza delle persone trans.
Certo, nulla è cambiato nella dottrina ufficiale della Chiesa. Ma la Giornata Mondiale dei Poveri, con il suo messaggio “Non distogliere lo sguardo da nessuno che è povero”, ha mostrato la Chiesa nella sua forma più accogliente. Ha permesso che i volti delle persone trans non restassero nascosti.
Nonostante ciò, la Chiesa continua a escludere ufficialmente le persone LGBTQ+ dai sacramenti. Dal 2015, DignityUSA promuove il principio dell’“uguaglianza sacramentale” nella Chiesa cattolica. Di fronte al dramma del COVID-19, che ha colpito la comunità LGBTQ+ tanto quanto altre minoranze nel mondo, ci si sarebbe potuti aspettare un gesto più inclusivo. Ma così non è stato.
Papa Francesco era indubbiamente un uomo umile e di cuore sincero. Ma spesso ha voltato lo sguardo dall’altra parte, quando si trattava dei fedeli LGBTQ+.
Che Papa Francesco possa riposare in pace.
Testo originale: “Pope Francis leaves behind a complicated legacy for LGBTQ+ Catholics”

