Pacchetti non aperti: “chiedete e vi sarà dato” (Lc 11,1-13)
Testimonianza di Sandra Worsham*, pubblicato su New Ways Ministry (Stati Uniti) il 30 luglio 2025. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Sono cresciuta nella Chiesa Battista del Sud. Avevo nove anni quando il pastore entrò nella nostra classe di Scuola Domenicale per dirci che era arrivato il momento di battezzarci.
Ci spiegò che potevamo donare il nostro cuore a Gesù e che il battesimo era il simbolo di quel dono. Fui battezzata per immersione, in una vasca azzurra che si trovava davanti alla chiesa, nascosta dietro delle tende rosse che si aprivano solo nei giorni delle cerimonie.
Ricordo che stavo in una stanza accanto alla vasca, indossavo una veste bianca, e guardavo i gradini che portavano all’acqua, dove il predicatore mi attendeva insieme agli altri ragazzi del mio gruppo.
Ricordo anche la sensazione che provai quando pronunciò le parole: “Ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, e il senso di rinascita che sentii quando mi sollevò fuori dall’acqua.
All’epoca non sapevo che quello sarebbe stato considerato un Sacramento valido anche quando, anni dopo, sarei diventata cattolica.
Essere battista significava anche entrare nelle G.A., le Girls’ Auxiliary. Lì si seguivano dei “Passi in Avanti” per crescere spiritualmente: si passava da Fanciulla a Damigella, poi a Principessa e infine a Regina.
Dovevamo memorizzare i compleanni dei missionari, sapere in che paese si trovavano, realizzare cartelloni con le dottrine battiste da esporre nella sala della Scuola Domenicale e imparare a memoria tantissimi versetti biblici.
Nella lettura del Vangelo della liturgia di domenica scorsa (Luca 11,1-13), ho riconosciuto uno di quei brani che avevo imparato da bambina: «E io vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede, riceve, e chi cerca, trova, e a chi bussa sarà aperto» (Luca 11,9-10).
Il mio coming out come donna lesbica è avvenuto in parallelo alla mia conversione al cattolicesimo. Può sembrare strano, lo so. Ma per me era un modo per provare a non essere lesbica.
Dentro di me ero piena di omofobia interiorizzata. Volevo essere, come dicevo allora, “la versione migliore di me stessa”. E nella mia testa essere buona significava non essere lesbica. Dovevo rifiutare quella parte di me. Cambiarmi. E poi non avrei più provato senso di colpa. Avevo vent’anni, e stavo facendo una specie di patto con me stessa… e con Dio.
Con il passare degli anni, da quando sono diventata cattolica e ho riconosciuto di essere lesbica, ho scoperto che la Chiesa cattolica è il luogo in cui mi sento più vicina a Dio e dove riesco davvero a pregare. Pregare sul serio.
Nel Vangelo di domenica, Gesù ci insegna a pregare con il Padre Nostro. È lo stesso brano in cui ci invita a chiedere nella preghiera. Ora che sono anziana, ho capito che Dio mi ama così come sono, e che c’è posto anche per me nella Chiesa cattolica. Quando mi inginocchio davanti al Santissimo, sento che Dio desidera davvero conoscere i miei desideri più profondi.
C’è una barzelletta che dice così: qualcuno arriva in paradiso e chiede a san Pietro: “Cosa sono tutte quelle scatole laggiù?”. E lui risponde: “Sono i doni che nessuno ha mai chiesto”.
Io ci credo davvero: Dio vuole sapere cosa desideriamo e di cosa abbiamo bisogno. Anche se già lo sa, desidera che glielo chiediamo. Fa parte della nostra relazione con Lui. È un modo per dirgli: “Io credo che Tu sei il mio Salvatore, e io sono Tua figlia”.
Molti pensano che sia egoista chiedere a Gesù qualcosa, anche le cose più piccole. Ma io credo che bisogna chiedere tutto, anche le cose più semplici che ci portiamo dentro.
La mia cagnolina è ormai vecchia, e ogni tanto chiedo a Dio che riesca a dormire tutta la notte. Quando il mio conto corrente si assottiglia, gli chiedo di aiutarmi a essere più parsimoniosa e a non spendere in cose inutili.
Gli chiedo di aiutarmi a prendermi cura del mio corpo, a ricordarmi di fare esercizio e di non mangiare troppi dolci. E ogni volta che scrivo, gli chiedo di ispirarmi, di mandarmi le parole che Lui vuole che io dica.
Ora che sono sposata, prego anche perché mi dia pazienza verso mia moglie, e perché possa essere per lei una buona compagna. Sento che Dio benedice il nostro matrimonio ogni singolo giorno.
Nel Rosario della Novena ci sono le preghiere di supplica, ma anche quelle di ringraziamento. È importante dire “grazie”, anche se non riceviamo subito quello che chiediamo.
Le risposte di Dio non sono solo “Sì” o “No”. A volte dice “Non ora”, “Forse più avanti” oppure “Aspetta e vedrai”. Il fatto di non ricevere un “Sì” non significa che Dio non abbia ascoltato.
Ed è lì che entra in gioco la Fiducia: la fede che Dio ci darà sempre ciò che è davvero meglio per noi, anche quando non coincide con ciò che vorremmo.
Io non voglio lasciare nessun pacchetto non aperto nella mia preghiera. Voglio chiedere tutto, voglio fidarmi fino in fondo. Perché Dio ama me. Così come sono.
*Sandra è un’insegnante di inglese in pensione, licenziata dal ministero musicale della sua parrocchia a causa della sua relazione con un’altra donna. La sua storia è raccontata anche in Cornerstones: Sacred Stories of LGBTQ+ Employees in Catholic Institutions.
Testo originale: “Unopened Packages“

