San Francesco, la croce e le persone LGBTQ+. Quando scopriamo che la nostra identità non è una croce
Riflessione di suor Donna McGarland*, pubblicata sul blog cattolico Bondings 2.0 di New Ways Ministry (Stati Uniti) il 4 ottobre 2026 sul blog. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Ancora oggi celebriamo la festa di san Francesco d’Assisi, morto esattamente 800 anni fa. Un uomo conosciuto in tutto il mondo per la sua umiltà e la sua profonda umanità. Papa Leone XIV ha proclamato un Anno giubilare in occasione dell’ottavo centenario della sua morte.
Nella Vita prima di san Francesco, Tommaso da Celano racconta la reazione del santo quando ascoltò il brano del Vangelo (Luca 9,3) in cui Gesù invia i discepoli a predicare: «Il beato Francesco, ascoltando che i discepoli di Cristo non dovevano possedere né oro, né argento, né denaro; né portare lungo la strada bisaccia, né borsa, né pane, né bastone; né avere calzari o due tuniche, ma dovevano predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito esclamò, pieno di gioia: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!”» (Tommaso da Celano, Vita prima di san Francesco, 22, in Fonti Francescane, 356).
Francesco cercò di vivere il Vangelo con tutto sé stesso, annunciando Gesù soprattutto attraverso l’esempio della propria vita, più che con le parole. Qualche giorno fa parlavo con alcuni amici di Francesco e di come i francescani di oggi continuino a vivere la sua missione e il suo messaggio. Uno di loro ha osservato che, in fondo, la spiritualità francescana consiste soprattutto nel raccontare storie. Questa idea mi ha colpita profondamente!
Raccontiamo storie e viviamo le storie che raccontiamo. Attraverso di esse invitiamo gli altri a incontrare e scoprire un Dio che ama e abbraccia tutta l’umanità, un Dio che si è fatto uno di noi per mostrarci quanto è grande il suo amore.
Nel brano del Vangelo di Matteo (21,33-43), Gesù racconta la storia del proprietario di una vigna. I farisei e gli scribi del suo tempo non potevano non cogliere il collegamento con il profeta Isaia, dove leggiamo che «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita» (Isaia 5,7).
Con questo richiamo, Gesù mette profondamente in discussione chi lo ascolta. Vuole che i capi religiosi si riconoscano nei vignaioli della parabola, mentre i servi rappresentano coloro che cercano di essere obbedienti e fedeli alla Parola di Dio. Naturalmente, ai capi religiosi quel messaggio non piace affatto. Gesù sta dicendo qualcosa di molto scomodo: proprio coloro ai quali è stata affidata la guida del popolo di Dio si stanno ribellando a Dio, perché sono troppo impegnati a difendere il proprio potere.
E noi, persone LGBTQ+, dove ci troviamo in questa storia? Siamo forse i servi che cercano di vivere nella fedeltà alla Parola di Dio? E, se è così, come veniamo accolti quando entriamo nella vigna, cioè nella chiesa cattolica? Sperimentiamo anche noi il rifiuto e i maltrattamenti di cui parla Gesù nella parabola?
Molto spesso ho la sensazione di trovarmi proprio in quella situazione. Del resto, anche Gesù, il figlio del proprietario della vigna, il Figlio di Dio, è stato trattato allo stesso modo. Non è certo una posizione comoda in cui trovarsi. Eppure Gesù ci invita continuamente a prendere la nostra croce e a seguirlo.
Ma qual è la croce che sono chiamata a portare? È forse quella di mettere in discussione gli atteggiamenti di chi, nella chiesa cattolica, non accetta le persone LGBTQ+? Ho sempre creduto che la croce di Gesù fosse la conseguenza del suo amore incondizionato per gli altri. Allora mi domando: sono chiamata a sollecitare gli altri a diventare più accoglienti oppure, semplicemente, a testimoniare l’amore incondizionato di Dio?
Ripensando alla mia vita, ricordo che ci sono stati momenti in cui sentivo di portare una croce a causa del mio orientamento sessuale. Con il passare del tempo, però, ho capito che quella era una croce che mi ero scelta io, non una croce che veniva da Dio.
Dio non mi ha mai trattata diversamente da ciò che sono: una figlia amata, creata a sua immagine. Oggi non credo più che il mio orientamento sessuale sia una croce. Certo, ci sono ancora momenti in cui mi sento rifiutata o giudicata dagli altri. Forse la mia croce consiste proprio in questo: imparare, allo stesso tempo, a mettere in discussione i loro atteggiamenti e a continuare ad amarli.
Ma nella parabola c’è anche un altro gruppo di personaggi sul quale gli ascoltatori di Gesù si sarebbero certamente soffermati. Sono gli «altri vignaioli», quelli ai quali sarà affidata la vigna dopo che i vignaioli malvagi saranno stati cacciati. Saranno loro a condividere liberamente con il proprietario i frutti della vendemmia, come era giusto che fosse.
Gesù richiama allora un’immagine della Scrittura, quella della pietra scartata dai costruttori che diventa la pietra angolare: «Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi» (Salmo 118,22-23; Matteo 21,42).
Vorrei proporvi una lettura di questa parabola: noi, persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisex, trans, queer, intersex e asex), insieme a tutte le persone che cercano di comprendere e vivere la volontà di Dio, siamo proprio quegli «altri vignaioli». Siamo tutti invitati a vivere nel Regno di Dio, dentro il suo abbraccio, costruendo relazioni giuste gli uni con gli altri. Abbiamo ricevuto così tanti doni da poter gustare, celebrare e condividere!
Quando penso a questa promessa, il mio cuore esulta proprio come quello di san Francesco: «Questo è ciò che cerco! Questo è ciò che desidero con tutto il cuore!». E la mia preghiera per ciascuno di voi è che possiate conoscere, nel profondo del vostro cuore, tutta la pienezza dell’amore incondizionato di Dio.
* Suor Donna McGarland è una religiosa francescana (OSF), collaboratrice abituale del blog cattolico Bondings 2.0 di New Ways Ministry. È anche una delle autrici del volume Love Tenderly: Sacred Stories of Lesbian and Queer Religious (Amare con tenerezza. Storie sacre di religiose lesbiche e queer), pubblicato da New Ways Ministry, che raccoglie testimonianze di religiose lesbiche e queer.
Testo originale: St. Francis’ Search, the Cross, and LGBTQ+ People

