«Dove andrai tu, andrò anch’io»: letture queer della Bibbia ebraica
Testo di Karin Hügel e della redazione di De Gruyter Conversations, pubblicato sul sito De Gruyter Conversations (Germania) il 23 giugno 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.*
Mentre le relazioni tra persone dello stesso sesso ottengono un riconoscimento sempre maggiore in alcune comunità religiose, emerge una domanda provocatoria: la dimensione queer era già presente nella Bibbia ebraica? E come sono state interpretate, rappresentate nell’arte e rilette nel corso dei secoli relazioni complesse come quelle tra Rut e Noemi o tra Davide e Gionata?
Ne abbiamo parlato con la teologa Karin Hügel, studiosa di Bibbia ed ebraismo, storia dell’arte e queer studies. È autrice del volume in lingua tedesca Studien zu queeren Lesarten der Hebräischen Bibel (Studi sulle letture queer della Bibbia ebraica), recentemente pubblicato in open access sul sito De Gruyter Brill.
Cosa ti ha spinto a fare delle interpretazioni queer della Bibbia ebraica uno dei temi principali della tua ricerca?
La Bibbia ebraica, con i suoi numerosi testi letterari, così diversi e stratificati, offre oggi un terreno molto ricco per le letture queer, persino più del Nuovo Testamento cristiano. C’è però anche un aspetto più doloroso. Applicare i queer studies agli studi biblici, agli studi ebraici e alla storia dell’arte è purtroppo necessario anche a causa della lunga tradizione, in parte ancora presente, di interpretazioni omo- e transfobiche legate ai testi biblici.
Nei tuoi studi ti occupi di personaggi come Rut e Noemi oppure Davide e Gionata. Quali criteri utilizzi quando leggi questi passi da una prospettiva queer?
Oggi la richiesta delle coppie dello stesso sesso di vedere riconosciute le proprie relazioni viene accolta, completamente o almeno in parte, da diverse comunità religiose attraverso celebrazioni matrimoniali o benedizioni. Questo sviluppo mi ha portato a rileggere in prospettiva queer alcuni passi dei Libri di Samuele e del Libro di Rut.
Gli stessi nomi di alcuni personaggi biblici, come Davide («amato»), Rut («amica») o Noemi («dolcezza» oppure «donna desiderabile»), insieme al modo in cui questi personaggi vengono rappresentati all’interno di relazioni con persone dello stesso sesso, suggeriscono possibili interpretazioni queer della Bibbia.
Il primo incontro tra Davide e Gionata, narrato in 1 Sam 18,1-4, è stato utilizzato come lettura biblica in vere e proprie celebrazioni matrimoniali di coppie di uomini. In quel passo Gionata lega la propria vita a quella di Davide, «perché lo amava come se stesso».
Il re Saul, però, porta a casa con sé questo giovane di bell’aspetto, che ha appena trionfato in battaglia.
Sia nei racconti omoerotici che riguardano il triangolo affettivo tra Saul, Davide e Gionata – insieme alle loro mogli – nei Libri di Samuele, sia nel racconto che può essere letto in chiave poliamorosa di Rut, Noemi e Booz nel Libro di Rut, la Bibbia ebraica non presenta relazioni di coppia esclusive secondo il modello oggi più comune, ma piuttosto una molteplicità di relazioni.
Nella celebre lamentazione di Davide per Gionata, in 2 Sam 1,26, Davide dichiara che suo «fratello» – cioè, nella lettura proposta da Hügel, il suo amante – Gionata gli era molto caro e che il suo amore per lui era per Davide qualcosa di più straordinario dell’amore delle donne.
Da una prospettiva queer contemporanea, il lamento di Davide può suonare come quello di un uomo gay o bisessuale.
Anche un altro testo biblico viene utilizzato nelle celebrazioni di coppie di donne: la promessa di fedeltà che Rut rivolge a Noemi, «Dove andrai tu, andrò anch’io», in Rt 1,14-17. Queste parole possono apparire persino troppo radicali per rappresentare le coppie lesbiche contemporanee, perché la promessa si conclude affermando che «solo la morte separerà me da te».
Da una prospettiva queer, l’affetto di Rut per Noemi, sua suocera, può essere interpretato anche alla luce del modo in cui Audre Lorde comprendeva l’erotismo come una forma di potere: quando una donna comincia a vivere partendo da se stessa, rimanendo in contatto con la forza dell’erotismo che porta dentro di sé, diventa responsabile di se stessa e degli altri.
Anche la rappresentazione di figure sessualmente ambivalenti nelle arti visive inglesi della seconda metà dell’Ottocento offre la possibilità di leggere questi passi in prospettiva queer.
Simeon Solomon rappresenta Davide come l’amato effeminato di Gionata nel momento della loro promessa d’amore (1 Sam 20,17), mentre Philip Hermogenes Calderon dipinge Noemi come una figura sessualmente ambigua, stretta in un abbraccio intimo con Rut (Rt 1,14-17).
Questi esempi mostrano un rapporto intertestuale sorprendente tra letteratura biblica e arte. I lettori più tradizionali possono dubitare che nei passi biblici siano presenti simili riferimenti erotici, mentre chi li legge da una prospettiva queer può riconoscere nelle opere d’arte l’omoerotismo presente nei corrispondenti testi della Bibbia ebraica.
Durante la scrittura, quali personaggi biblici ti hanno sorpreso maggiormente o ti hanno dato nuovi spunti di riflessione? E perché?
Dopo aver visto un documentario televisivo sulla Cappella Sistina nel Palazzo Apostolico della Città del Vaticano, ho deciso di proporre una lettura queer dell’affresco di Michelangelo che raffigura Giacobbe e Giuseppe.
Il bellissimo Giuseppe, dai tratti femminili, figlio di Rachele e Giacobbe, può essere visto qui come una sorta di antenato queer di Gesù Cristo, aprendo così la possibilità di una lettura queer anche della genealogia di Gesù riportata in Mt 1,16.
Questa interpretazione è diventata il punto di partenza per la mia riflessione sulle concezioni rabbiniche omoerotiche riguardanti Giuseppe.
Giuseppe, come altri personaggi biblici del Libro della Genesi, venne reinterpretato dai rabbini dell’antichità in diversi passi della Genesi Rabbah e di altri scritti religiosi in modi piuttosto insoliti per quanto riguarda la sua sessualità. La sua straordinaria bellezza, ricordata nella Bibbia ebraica in Gen 39,6, non attira soltanto le donne, ma anche gli uomini. La bellezza di Giuseppe viene inoltre sottolineata nella tradizione islamica, a partire dalla Sura 12 del Corano.
Oggi il potere di interpretare questi testi non appartiene soltanto ai lettori tradizionali, ma anche ai lettori queer, le cui interpretazioni rappresentano una sfida e, nello stesso tempo, un arricchimento nato dalle loro specifiche esperienze e prospettive. L’affresco Giacobbe e Giuseppe di Michelangelo nella Cappella Sistina può quindi essere considerato una sorta di precursore di un’appropriazione queer del materiale biblico.
Le comunità religiose hanno reagito al tuo lavoro? E, se sì, in che modo?
Il mio lavoro sulle interpretazioni queer della Bibbia, iniziato all’inizio del XXI secolo, ha coinciso con un periodo di rapidi cambiamenti sociali e politici riguardanti i diritti civili delle persone queer, come l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Negli ultimi anni ho partecipato a numerosi convegni e tenuto conferenze sui temi delle mie ricerche, ad esempio al secondo congresso per la messa in rete dei gruppi cristiani lesbici e gay, a incontri di Keshet Germany, un’organizzazione ebraica LGBTIQ*, e al Colloquium Biblicum Lovaniense.
Anche il sostegno economico ricevuto, tra gli altri, dalla Gender Studies Association Austria, così come una fellowship presso l’Amsterdam Institute for Humanities Research, mi hanno permesso di proseguire il mio lavoro.
Finora, però, non sono state soprattutto le organizzazioni religiose a mostrare un vero interesse per le mie interpretazioni queer della Bibbia e a renderle possibili, quanto piuttosto le associazioni accademiche e l’Università di Amsterdam, un’università non confessionale.
Cosa speri che i lettori arrivino a vedere in modo diverso dopo aver letto il tuo libro?
Spero che, nell’attuale era digitale, le persone non si limitino semplicemente a scorrere oltre quando incontrano sui social media o nei database un riferimento ai miei testi, ma che decidano davvero di leggerli. Studien zu queeren Lesarten der Hebräischen Bibel (Studi sulle letture queer della Bibbia ebraica) è disponibile in open access (ad accesso gratuito) grazie al finanziamento dell’Austrian Science Fund.
So bene che un argomento come questo difficilmente interesserà le masse. Spero però che alcune persone possano apprezzare i miei studi approfonditi sulle interpretazioni queer delle Scritture ebraiche e cristiane e delle opere d’arte, e che ne siano incoraggiate a esprimere le proprie riflessioni queer, sia che riescano a «ritrovarsi» nei testi biblici, sia che preferiscano leggerli mantenendo una maggiore distanza storica e sottolineando la diversità dei contesti.
* Karin Hügel è una teologa e studiosa austriaca, nata a Vienna, specializzata in studi biblici ed ebraici, storia dell’arte e queer studies. Ha studiato teologia protestante all’Università di Vienna, dove si è occupata in particolare di Antico Testamento, e nel 2022 ha conseguito il dottorato in studi religiosi all’Università di Amsterdam con una ricerca sulle letture queer della Bibbia ebraica. Ha lavorato all’Università di Amsterdam e dal 2025 è research fellow all’Università di Vienna. Tra le sue pubblicazioni figurano Homoerotik und Hebräische Bibel (Omoerotismo e Bibbia ebraica, 2009) e Studien zu queeren Lesarten der Hebräischen Bibel (Studi sulle letture queer della Bibbia ebraica, Brill, 2026), dedicato alle sessualità non normative nella Bibbia ebraica, nelle successive interpretazioni ebraiche e cristiane e nella storia dell’arte.
Testo originale: Wherever You Go, I Will Go”: Queer Readings of the Hebrew Bible

