Ero stato cacciato perché gay. Oggi una comunità cristiana mi ha restituito una casa
Testimonianza inviataci da Vincenzo Esposito di Napoli
Qualche tempo fa Vincenzo ci aveva raccontato il dolore dell’essere stato allontanato dalla sua comunità evangelica perché gay, nella testimonianza “Dio ti ama, ma noi no”. Allontanato dalla mia chiesa perché gay“. La sua storia, però, non si è fermata a quelle porte chiuse. Oggi Vincenzo torna a scriverci per raccontare ciò che è accaduto dopo: l’incontro con una comunità cristiana evangelica battista e con due pastori, Massimo Aprile e Anna Maffei, che gli hanno fatto sperimentare un modo diverso di vivere la fede e l’accoglienza. Ecco cosa ci scrive:
Tempo fa ho scritto una testimonianza che parlava di rigetto, di porte sbattute in faccia e di quel silenzio assordante che sa di condanna. Raccontavo il dolore di una fede ferita, di chi si era sentito esiliato da una comunità (perchè gay), che scambiava il dogma per amore e la chiusura per ortodossia. È stata una pagina necessaria, una cronaca cruda e dolorosa di un inverno spirituale che sembrava non dover finire mai. Chi ha letto quelle parole ha conosciuto con me il sapore amaro del deserto, la polvere delle aspettative tradite e la solitudine di chi cercava Dio e ha trovato soltanto sbarramenti umani.
Ma la grazia di Dio ha una caratteristica straordinaria: non si arrende mai alle nostre macerie. Se quel primo articolo era un grido di dolore, questo capitolo nuovo è una danza. È la prova vivente che i muri, per quanto alti vengano costruiti, non possono recintare l’infinito. Quella solitudine sul divano, tra le lacrime e i respiri affannosi della malattia, si è dissolta di fronte all’irrompere di una primavera inaspettata e travolgente.
Chi leggeva il mio vecchio racconto e pensava che la storia si fosse chiusa con una condanna all’esilio, oggi deve ricredersi totalmente. Non sono rimasto un figlio senza tetto. Ho trovato casa. Una casa vera, solida, calda, le cui fondamenta poggiano su un Vangelo che non fa paura.
Ho trovato una Chiesa Cristiana Evangelica Battista viva, coraggiosa, radicalmente accogliente, dove la fede torna a essere ciò che è sempre dovuta essere: un abbraccio che ti rimette in piedi. E in questo spazio di luce ho avuto il dono immenso di incontrare due guide straordinarie, due pastori meravigliosi che incarnano la parte più alta, rivoluzionaria e umana del cristianesimo: il Pastore Massimo Aprile e la pastora Anna Maffei.
Con loro, la parola “pastore” ha smesso di essere sinonimo di giudice o doganiere dello Spirito, ed è tornata a significare esattamente ciò che promette: cura, ascolto, protezione, amore senza riserve. Il Pastore Massimo e la pastore Anna hanno spalancato le porte e le braccia, accogliendomi nella mia interezza, senza chiedere patenti di conformità, senza misurare l’amore o il dolore, ma guardando semplicemente all’uomo e alla sua sete di Dio.
Stanno succedendo cose meravigliose, oggi. Cose che fino a poco tempo fa avrei potuto solo sognare. Sento attorno a me una comunità che cammina al mio fianco, una fraternità genuina fatta di sguardi limpidi, di preghiere condivise e di una gioia contagiosa che sta pian piano cancellando il sapore amaro del passato. Non ci sono più recinti a isolarmi, ma mani tese che stringono le mie.
Questa è la prova che il cielo non ci è mai stato tolto sul serio. Ci è stato solo restituito nella sua forma più vera, spogliato dalle ipocrisie degli uomini e riconsegnato alla sua originaria bellezza. Le lacrime di ieri sono diventate la linfa di questa fioritura inattesa.
Chi legge il mio passato oggi può guardare il mio presente e capire che l’ultima parola non spetta mai a chi esilia, ma a chi ama.
Sono Vins, scrivo da Napoli, sono gay, amo Dio… e finalmente ho un indirizzo, un volto, una famiglia e una casa…

