‘Ero straniero e mi avete accolto’. Ripensare l’identità cattolica LGBTQ+ nell’Italia del XXI secolo
Questo pezzo propone una rielaborazione divulgativa di un articolo accademico originariamente pubblicato in inglese dal ricercatore Giorgio Maria Millesimi*. Non si tratta di una traduzione letterale, ma di una sintesi e reinterpretazione dei contenuti principali. Lo studio è stato scritto prima dello svolgimento del pellegrinaggio giubilare LGBTQ+ del 6 settembre 2025; per questo motivo non include riferimenti agli eventi successivi a tale data. Il testo originale in inglese è disponibile qui.
Introduzione
Negli ultimi venticinque anni, la presenza dei cattolici LGBTQ+ nello spazio pubblico italiano è cambiata profondamente. Se nel 2000 la coincidenza tra il Giubileo del 2000 e il World Pride aveva evidenziato una netta contrapposizione tra la gerarchia cattolica e il movimento LGBTQ+, che veniva percepito come un corpo ostile ed estraneo, nel 2025 il panorama appare almeno in parte diverso.
La storica decisione del Vaticano di autorizzare un pellegrinaggio giubilare promosso dall’associazione La Tenda di Gionata e da altre realtà LGBTQ+ cattoliche rappresenta un riconoscimento che sarebbe stato difficile immaginare all’inizio del secolo, quando, nel suo Angelus del 9 luglio 2000, Papa Giovanni Paolo II ricorse a forti parole di condanna contro il World Pride che si stava tenendo a Roma proprio in quei giorni.
Lo studio di Millesimi sottolinea che la concessione di partecipare a un pellegrinaggio giubilare non deve essere interpretato come il segnale di una piena riconciliazione tra la Chiesa istituzionale e le persone LGBTQ+. In questo, proprio l’Italia porta alla luce queste contraddizioni.
Infatti, negli stessi anni in cui sono aumentate la visibilità e le iniziative pastorali dedicate ai credenti LGBTQ+, abbondantemente testimoniate sulla pagina web della Tenda di Gionata, il Vaticano ha continuato a esercitare una notevole influenza nel contrastare numerose proposte legislative favorevoli alle minoranze sessuali in Italia. L’esempio più eclatante fu senza ombra di dubbio quando espresse il suo disappunto al DDL Zan attraverso una nota verbale.
Il principale interesse dell’articolo di Millesimi “‘I Was a Stranger and You Welcomed Me’ Reimagining LGBTQ+ Catholic Identity in 21st-Century Italy” non è però nel voler valutare quanto la Chiesa istituzionale sia cambiata o meno. L’attenzione del suo articolo è rivolta soprattutto a un altro fenomeno: partendo da alcune testimonianze raccolte sul sito della Tenda di Gionata, esamina il modo in cui i cattolici LGBTQ+ italiani hanno costruito forme innovative di appartenenza religiosa, trasformando una condizione di esclusione in una risorsa per immaginare tanto una Chiesa quanto una società più inclusive.
La crescita dei gruppi cattolici LGBTQ+
L’articolo ricorda che le prime forme organizzate di presenza LGBTQ+ cristiana in Italia risalgono agli anni Settanta, come riportato nell’eccellente studio di Matto Mennini (2023). Tuttavia, è soprattutto negli ultimi decenni che queste realtà hanno acquisito maggiori visibilità e continuità.
Nel corso del tempo sono nati gruppi locali sparsi in tutto il territorio nazionale, percorsi pastorali, reti di sostegno per genitori, e sono stati organizzati numerosi incontri, ritiri spirituali e momenti di formazione in diverse regioni italiane. Una funzione centrale al riguardo è stata svolta proprio dalla Tenda di Gionata, che collega credenti LGBTQ+, famiglie, sacerdoti, operatori pastorali e gruppi territoriali presenti in varie diocesi italiane.
Col tempo, sono fiorite esperienze pastorali particolarmente significative, come quelle sviluppate nelle diocesi di Firenze, Chiavari e Bologna, che hanno aperto nuove e dirompenti strade attraverso le quali superare una logica paternalistica e passare da una pastorale ‘per’ a una pastorale ‘con’ le persone LGBTQ+, riconoscendole come soggetti attivi della vita ecclesiale.
Dalla marginalità alla profezia
Millesimi afferma che uno degli aspetti più originali e innovativi dei gruppi LGBTQ+ italiani riguarda il modo in cui interpretano la propria posizione ai margini della Chiesa. Un tema centrale che emerge dagli scritti disponibili sul sito di La Tenda di Gionata è il concetto di marginalità e le intuizioni che da essa possono derivare. Una chiave interpretativa utile per leggere questa visione, secondo Millesimi, proviene da Bell Hooks.
Nella sua analisi del 1989, Hooks ridefinisce la marginalità come uno spazio di resistenza e possibilità, ‘come un luogo in cui si rimane, a cui ci si aggrappa persino, perché alimenta la capacità di resistere. Offre la possibilità di una prospettiva radicale da cui vedere e creare, da cui immaginare alternative’ (p.20).
Questa reinterpretazione positiva della marginalità è incarnata dai gruppi e dagli individui cattolici LGBTQ+ in Italia, che abbracciano il proprio status liminale come punto di osservazione privilegiato da cui immaginare nuove possibilità per la Chiesa
Dopo un’analisi delle documentazioni e articoli disponibili sul sito della Tenda di Gionata, Millesimi afferma che una ridefinizione positiva della marginalità nel discorso dei credenti cattolici LGBTQ+ viene realizzata attraverso la presentazione di sé come profeti. L’immaginario profetico costituisce una potente fonte di legittimazione, poiché il ruolo dei profeti nella Bibbia condivide caratteristiche fondamentali che risuonano con le esperienze di molti di questi credenti.
Il primo elemento riguarda il fatto che la profezia non era una vocazione facile: spesso comportava una profonda sofferenza personale e i profeti sperimentavano difficoltà sulla propria pelle (Graybill 2016), una lotta che richiama le sfide affrontate dalle persone LGBTQ+ all’interno della Chiesa.
In secondo luogo, più che veggenti del futuro, i profeti erano acuti osservatori dei difetti della società, sentendosi chiamati a denunciare l’ingiustizia e a lottare per il cambiamento (Mathews 2020). In terzo luogo, provenivano da contesti sociali diversi e si confrontavano con molteplici questioni di giustizia sociale (Matthews 2012). Infine, un aspetto cruciale della tradizione profetica è l’enfasi sulla critica costruttiva. Analogamente, i cattolici LGBTQ+ presentano la propria azione non come un rifiuto della Chiesa, ma come un appello al suo rinnovamento.
L’immagine del profeta ricorre in molte delle pubblicazioni presenti sul sito della Tenda di Gionata. Il coming out viene descritto come una ‘chiamata alla profezia’ (Cristiani LGBT+ Sicilia 2024). Essi affermano di essere profeti attraverso la loro stessa vita, divenuta segno della presenza di Dio, e interpretano il proprio battesimo sia come segno dell’essere stati scelti da Dio sia come conferma del loro legittimo posto all’interno della Chiesa. Citano spesso personaggi biblici noti per le loro imperfezioni: ‘Giona fuggì lontano da Dio… Gedeone era un insicuro… Sara era impaziente’, traendone la conclusione che ‘Dio non sceglie chi è capace, ma rende capaci quelli che sceglie’ (Cristiani LGBT+ Sicilia 2023, p.5). In questo modo, anticipano e disinnescano le critiche provenienti da persone cattoliche omofobe. Ma come rispondono alle quattro caratteristiche dei profeti evidenziate sopra?
In primo luogo, sottolineano nei loro scritti che la profezia comporta una difficoltà personale. Come il profeta Isaia, chiamato da Dio e purificato nonostante le sue imperfezioni, i credenti LGBTQ+ si vedono come persone incaricate di parlare a nome di Dio (Progetto Giovani Cristiani LGBT 2021). Sono consapevoli che questa chiamata ha un costo personale, poiché spesso affrontano il rifiuto di coloro che si rifiutano di riconoscere la loro fede come legittima.
Tuttavia, reinterpretano la sofferenza derivante da tali giudizi come un segno di autentico discepolato cristiano. Richiamandosi ai Vangeli, citano Matteo 5,11-12, ‘così infatti perseguitarono i profeti prima di voi’, come strumento per dare significato alle proprie difficoltà. In questo modo trasformano il loro dolore in un’esperienza sacra, capace di confermare il loro posto all’interno della Chiesa cattolica. Attraverso questa rilettura teologica si presentano come autentici seguaci di Cristo, privando gli oppositori del potere di definirli non cristiani.
In secondo luogo, come i profeti della tradizione biblica, si considerano chiamati a denunciare le ingiustizie, sia quelle che vedono nella Chiesa sia quelle che percepiscono nello Stato. Il sito di La Tenda di Gionata pubblica regolarmente articoli attraverso i quali l’associazione denuncia i problemi che interessano la Chiesa contemporanea e la società italiana.
Tra questi vi sono l’omofobia presente in Italia, la diffusione di sacerdoti che assumono il ruolo di influencer per diffondere offese contro le minoranze sessuali e il linguaggio violento di alcuni documenti ecclesiastici, come Dignitas Infinita, giudicato ostile verso le persone transgender (cf. Fani Braga 2024).
Tuttavia, la loro critica non si limita alla Chiesa: assumono anche una posizione politica, opponendosi apertamente alla coalizione di destra che governa l’Italia dal 2022.
Un articolo pubblicato poco dopo l’ascesa al potere di Giorgia Meloni criticava quella che veniva definita l’ipocrisia di una coalizione che si presentava come intrinsecamente cattolica mentre alimentava atteggiamenti omofobi (Battaglio 2022).
Una terza caratteristica è che le loro denunce delle ingiustizie sono collegate anche a problemi più ampi di giustizia sociale che vanno oltre la lotta per i diritti LGBTQ+. Tra le strategie adottate vi è quella di presentarsi come stranieri e di richiamare Matteo 25,35: ‘Ero straniero e mi avete accolto’.
Gianni Geraci (2025), ricordando la frustrazione provata ascoltando le dure parole rivolte alla comunità LGBTQ+ durante il Giubileo del 2000, riflette sul fatto che appartenere a una minoranza dovrebbe incoraggiare alla solidarietà verso gli altri:
‘[Noi siamo] nella condizione di essere una delle poche minoranze che possono mimetizzarsi. Questa particolarità dovrebbe essere vissuta con grande responsabilità, perché ci dovrebbe spingere a promuovere, nella società e nella Chiesa, un sentimento di inclusione che, partendo dal rispetto per tutte le minoranze, porta alla loro valorizzazione in una logica in cui le differenze vengono valorizzate in una dimensione “conviviale” […].
Anche noi omosessuali dobbiamo ricordare di essere “stranieri” in una società e in una Chiesa in cui si considera scontato il fatto che tutti siano eterosessuali. E in quanto “stranieri” che possono mimetizzarsi tra le mura della città abbiamo il compito di esercitare con particolare attenzione il ministero dell’accoglienza e far nostro quello che Gesù dice nel capitolo 25 di Matteo’.
Secondo Millesimi, queste parole rispecchiano una visione evangelica che collega la lotta per il riconoscimento delle minoranze sessuali alla solidarietà con altri gruppi marginalizzati.
I cattolici LGBTQ+ italiani, proprio a partire dalla loro fede cattolica, e non in opposizione a essa, promuovono una politica cristiana dell’inclusione radicale. Per questo il sito di La Tenda di Gionata ospita anche riflessioni sull’intersezionalità, amplifica le voci di musulmani LGBTQ+ e propone nuovi percorsi di riflessione teologica sull’amore omosessuale.
Una quarta caratteristica che emerge dalle pubblicazioni analizzate è l’insistenza sul carattere costruttivo della critica alla Chiesa. Grazie alla loro posizione particolare e identità, si considerano più consapevoli della fallibilità dell’istituzione ecclesiale e criticano apertamente quelle che percepiscono come sue mancanze: ‘Non accettiamo più che la Chiesa […] colluda con i movimenti fondamentalisti che, inquietantemente, intendono riportare in vita progetti politici di discriminazione e violenza, incompatibili con il Vangelo.’ (De Caro e Grassi, 2025).
Ma, oltre a mettere in evidenza quelli che considerano i difetti della Chiesa, i cattolici LGBTQ+ italiani ritengono che proprio la loro ‘differenza’ li ponga nella condizione di offrire alla Chiesa un modo per ‘riscoprire il cuore del messaggio evangelico: l’amore incondizionato e l’accoglienza senza giudizio’ (Cristiani LGBT+ Sicilia 2024, 7). I membri di questi gruppi LGBTQ+ non sono disposti a rinunciare alla propria identità religiosa e, al contrario, vi fanno riferimento per mostrare che è possibile un modo diverso di essere cattolici, un modo radicalmente inclusivo. E questo, di per sé, si pone in contrasto con una concezione egemonica del cattolicesimo inteso come semplice adesione alla dottrina.
Conclusione
La Chiesa sta davvero cambiando il proprio approccio alle questioni LGBTQ+, come sembrerebbe suggerire la decisione di aver consentito a un’associazione LGBTQ+ di organizzare un pellegrinaggio giubilare? Oppure sta semplicemente escogitando qualcosa di nuovo per restare a galla, come potrebbe ironicamente suggerire la famosa canzone di Giorgio Gaber ‘La chiesa si rinnova’?
Non esiste una risposta semplice a questa domanda. Come ha mostrato l’analisi di Millesimi, i recenti interventi del Vaticano evidenziano come il potere istituzionale cattolico continui a opporsi a leggi che consentirebbero alle persone LGBTQ+ di vivere pienamente e liberamente nel contesto italiano.
Allo stesso tempo, sono proprio le persone cattoliche LGBTQ+ a cercare attivamente di trasformare la Chiesa dall’interno. È difficile prevedere se riusciranno nel loro obiettivo di mettere in discussione e modificare la concezione egemonica del cattolicesimo in Italia e, probabilmente, è poco realistico attendersi un cambiamento radicale nel prossimo futuro.
Tuttavia, negli ultimi venticinque anni, sono riuscite ad affermare con forza che anche le loro voci fanno parte della Chiesa e che le loro porte, a differenza di quelle dell’istituzione ecclesiastica, rimangono sempre accoglienti e sempre aperte.
Lo studio completo di Giorgio Maria Millesimi ‘I Was a Stranger and You Welcomed Me’ Reimagining LGBTQ+ Catholic Identity in 21st-Century Italy” (Brill, 25 Feb 2026) è disponibile al seguente link: https://doi.org/10.1163/18785417-bja10024
* Giorgio Maria Millesimi (Italia, 1997) è ricercatore dottorando presso la Facoltà di Teologia e Studi Religiosi della KU Leuven (Belgio), nell’Unità di ricerca di Teologia pastorale ed empirica. La sua ricerca studia il rapporto tra identità cattolica e identità LGBTQ+, attraverso metodi qualitativi e comparativi. In particolare analizza come i cattolici LGBTQ+ vivono e negoziano fede, appartenenza ecclesiale e identità in Italia, Francia e Belgio, occupandosi anche del ruolo dei social media nei processi di inclusione ed esclusione nella Chiesa cattolica.
Il suo dottorato fa parte del progetto europeo PANIC – Processes of Agency, Negotiation and Identity Construction, dedicato a religione vissuta, persone LGBTQ+ e cattolicesimo. Nel 2026 ha pubblicato sulla rivista accademica Religion and Gender lo studio “I Was a Stranger and You Welcomed Me”: Reimagining LGBTQ+ Catholic Identity in 21st-Century Italy, dedicato proprio all’esperienza dei cattolici LGBTQ+ in Italia.

