I miei colori per il cammino giubilare dei pellegrini LGBT+

Riflessioni di Sawa Namira Previti
Ciao, sono Sawa Namira Previti, ho tredici anni e dipingo in stile cubista. Inizio spesso con un disegno semplice, un segno, e poi mi lascio trasportare. A volte nasce un volto, a volte un corpo che si spezza, altre volte simboli che si ripetono: croci, cerchi, pianeti. Non li penso prima, arrivano…. Poi mi accorgo che hanno dentro qualcosa di più grande di me, immagini, sogni, simboli che parlano di cose che non sapevo di voler dire, indici di idee che ancora penso, archetipi forse.
Io non penso all’arte come a qualcosa di lontano o complicato. È il modo che ho per dire quello che vedo e che provo. È quotidianità e riflessione insieme: un po’ come aprire uno choc stick coi frizzantini e intanto pensare a Jung. Le due cose non si escludono. Anzi, per me stanno bene insieme.
Mi hanno chiesto se potevo fare un bozzetto, una prova, delle illustrazioni insomma, per i segnalibri per il Pellegrinaggio Giubilare de “La tenda di Gionata e le altre associazioni”.
Lì il tema era chiaro: San Pietro, il colonnato, i colori dell’arcobaleno. Non erano soggetti che uso di solito, però li ho trasformati nel mio linguaggio.
Desidero che chi porterà a casa questo piccolo segno, questo segnalibro, possa sentire che dentro c’è vita vera, non solo un ricordo di passaggio. In verità non pensavo avrebbero scelto i miei bozzetti… anche se a me piacevano molto.
Vi starete chiedendo perchè abbiano fatto questa proposta a una ragazza così giovane… io dipingo già da qualche anno e con la fede ho un rapporto speciale, mi sono battezzata per scelta.. due anni fa e sono rimasta colpita da un uomo dal sorriso buono che scriveva parole dolci e profonde, papa Francesco. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto fargli dei doni: dunque ho realizzato un disegno che gli ho inviato, in una lettera e con un quadro.
Di Papa Francesco non sapevo molto, avevo letto alcune sue parole, avevo visto il suo volto in tv, e si.. mi sembrava proprio un uomo buono. Mio padre conosce tante persone delle associazioni La Tenda di Gionata e di GNRC (Global Network of Rainbow Catholics), me ne parlava spesso e mi diceva che dovevano incontrare Papa Francesco.
Mi parve ancora più dolce che quest’uomo volesse incontrare tante persone diverse per ascoltarle. Volevo dargli qualcosa di mio: non una lettera, niente parole né discorsi, volevo solo che il mio quadro arrivasse a lui come segno.
Mi hanno raccontato che quando gli è stato consegnato lo ha preso con un gran sorriso, quasi strappandolo dalle mani di chi glielo offriva. Quel gesto vale più di mille parole. Dopo qualche tempo mi è arrivata una sua lettera di ringraziamento, che conservo con cura: è plastificata, appesa ad una parete nella mia camera, ben in vista, accanto ai miei fumetti preferiti e alla mia collezione di vinili.
Per me è diventata parte della storia di quel quadro, insieme all’innocenza con cui è nato e alla fede che mi ha spinto a offrirlo. Ho usato la parola fede tante volte.. io non sono sicura neanche di cosa voglia dire.. so che c’è… ma non so cos’è.
Ho esposto anche a Torino, avevo 9 anni ed ero l’unica giovane della galleria… Lì ho visto persone fermarsi davanti ai miei quadri per poi farmi tante domande, per fortuna non sono timida; poi ognuno ci vedeva tante cose diverse che non avevo visto neanche io.
Forse è questo che voglio: che i miei disegni e quadri restino sempre in bilico tra il gioco e il serio, che facciano tuffi, salti e piroette su è giù dal Profondo. Perché alla fine siamo tutti così: un po’ buffi, un po’ seri.
Sono felice di aver fatto questi segnalibri, perché so che i pellegrini giubilari li porteranno con sé come un piccolo regalo. Saranno uno dei ricordi del loro cammino, tra mille preghiere, e per me è bello pensare di essere parte di questo momento.


