Tra reti abbandonate e lebbrosi guariti, Marco racconta un Gesù fuori dagli schemi
Annotazioni di Innocenzo Pontillo sul Vangelo di Marco (Mc 1,1-13) meditato nella lectio online dell’Arca della Misericordia di Bologna il 29 ottobre 2026
«Mamma mia, non ha un attimo di pace Gesù!», esclama una partecipante alla lectio biblica online dell’associazione L’Arca della Misericordia di Bologna. Stiamo leggendo il Vangelo di Marco (Mc 1,14-45), dove gli avvenimenti si susseguono quasi senza respiro: Gesù cammina, chiama, incontra, guarisce, tocca e poi riparte.
Anche attraverso lo schermo del computer, le voci dei partecipanti si intrecciano, tra domande, riflessioni e ricordi, mentre il racconto evangelico prende vita.
Ad accompagnarci nello spezzare la Parola è Maddalena Lenzi, dell’associazione L’Arca della Misericordia di Bologna. Con delicatezza Maddalena ci aiuta a entrare nelle diverse scene del Vangelo, a soffermarci sulle parole, sui gesti e sui particolari che rischiano di sfuggirci. Non offre soltanto una spiegazione del testo, ma ci invita ad abitarlo, a immaginare i luoghi e i volti, a riconoscere qualcosa della nostra vita nelle persone che incontriamo in questo brano di Marco.
Comincia dalle prime parole di Gesù: «Il tempo è compiuto» (Mc 1,15). Per spiegarle usa un’immagine semplice: «C’è un vaso pieno d’acqua, ormai è pieno e strapieno. Tutta l’attesa, tutta la promessa di Dio è al colmo». È arrivato il momento di Dio, un Dio che si avvicina alla nostra storia.
Un partecipante rimane colpito dalla fretta che attraversa il racconto: «È come se l’evangelista volesse far percepire l’ansia che aveva Gesù di far capire che il Regno è davvero qui, nel presente». E aggiunge una riflessione personale: «Tendo sempre a guardare al futuro, al futuro che sarà migliore. In realtà la vera vita si vive nel presente, negli incontri che si hanno nel quotidiano». Anche quelli inaspettati, come l’incontro di Gesù con alcuni pescatori lungo il lago.
Maddalena ci invita a soffermarci proprio sulla loro chiamata. «Per due volte viene detto che lasciarono tutto». Quel lasciare non è soltanto una rinuncia, ma il desiderio di unirsi a qualcuno. Richiama le parole della Genesi: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie» (Gen 2,24). E la prima cosa che Gesù fa è cercare dei compagni di strada: «Perché la missione è insieme, è comunione. Non possiamo essere soli. Dobbiamo camminare insieme».
Poi entriamo con Gesù nella sinagoga di Cafarnao, dove accade qualcosa di inatteso. Un uomo posseduto da uno spirito impuro comincia a gridare (Mc 1,21-28). Maddalena usa un’espressione efficace davanti al paradosso: «Dove va Gesù si crea casino!». Proprio nel luogo della preghiera, tra persone religiose e rispettabili, accade qualcosa di inaspettato e oscuro.
Un partecipante confessa di essersi immaginato proprio lì, tra i presenti della sinagoga. E ricorda quanto anche nelle nostre comunità, «in mezzo a tutte quelle brave persone», possano nascondersi «i peggiori demoni». Una riflessione che nasce anche da esperienze dolorose vissute nella Chiesa.
Il racconto continua con due gesti che colpiscono tutti: Gesù prende per mano la suocera di Simone e tocca un lebbroso per guarirli (Mc 1,29-31.40-42).
«Lui però vuole toccare le persone. Sente il bisogno di stare vicino alle persone», osserva una persona, ricordando quanto questo Gesù sia diverso dalle immagini distanti e ieratiche conosciute nella sua infanzia.
Un altro partecipante prova a immaginare che cosa abbia significato quel contatto per il lebbroso, costretto a vivere lontano da tutti: «Già il fatto di essersi sentito considerato come una persona, come un uomo, e non come un rifiuto, probabilmente l’ha guarito».
Maddalena richiama un particolare ancora più sorprendente. Il lebbroso era considerato impuro, costretto a vivere fuori dalla città, lontano dalle relazioni e dalla vita religiosa, perché si temeva che potesse contaminare gli altri. Gesù invece lo tocca, oltrepassando quel confine che nessuno osava attraversare. Con quel gesto si espone lui stesso al rischio di essere considerato impuro, di condividere la condizione dell’escluso.
«Si invertono le parti. L’emarginato ora è Gesù», osserva Maddalena. Infatti il racconto si conclude con Gesù che non può più entrare pubblicamente nelle città e rimane fuori, in luoghi deserti (Mc 1,45). Marco collega questa situazione al diffondersi della notizia della guarigione e alla necessità di nascondersi alle folle, ma Maddalena coglie un significato ulteriore: «Gesù tocca e assume la posizione del lebbroso». Chi era fuori può tornare dentro, mentre Gesù prende simbolicamente il suo posto ai margini.
La guarigione della suocera di Simone apre anche una domanda sulle donne nella Chiesa. Un partecipante osserva che quella donna non ha neppure un nome: è soltanto la suocera di qualcuno. E appena guarita si mette a servire. «Le donne servono, sono importanti nelle nostre comunità cristiane perche puliscono l’altare, la chiesa. Ma poi a volte mi chiedo: le donne dove sono ascoltate nelle nostre comunitá?», si domanda una voce.
Una donna del gruppo richiama invece il cammino che porta da questa suocera muta e silenziosa, che troviamo all’ inizio del Vangelo di Marco, alle donne che alla fine del vangelo hanno saranno le testimoni che annunceranno con forza la risurrezione: donne che trovano finalmente il coraggio di annunciare ciò che hanno visto e vissuto.
C’è poi una voce che si fa particolarmente commossa. Una partecipante alla lectio dice di riconoscersi nel lebbroso: «Il lebbroso sono io, perché sono piena di imperfezioni, piena di cose che non vanno bene. Però Gesù mi sana». E aggiunge che proprio questa guarigione la rende capace di accogliere e abbracciare gli altri.
Un altro partecipante torna infine sulla chiamata dei primi discepoli, collegandola all’esperienza dei cristiani LGBTQ+ che, anche quando si sono sentiti respinti dalla propria Chiesa, hanno continuato a cercare uno spazio in cui vivere la fede. «Noi c’eravamo e ci siamo rimasti», racconta. Non soltanto per ostinazione, ma per la convinzione di essere stati chiamati: «È lui che chiama. Possiamo rispondere, possiamo non rispondere, però il primo passo lo fa lui».
Durante questa lectio online, guidata da Maddalena, le voci si intrecciano. C’è chi è curioso, chi ricorda una ferita, chi si commuove, chi scopre un particolare mai osservato prima. Qualcuno si vede tra la folla della sinagoga, qualcun altro accanto a Gesù lungo le strade della Galilea, un’altra persona nel lebbroso che tende le mani.
E forse è proprio questo il dono più bello dello spezzare insieme la Parola, anche a distanza: scoprire che il Vangelo non racconta soltanto ciò che è accaduto duemila anni fa, ma continua a parlare delle nostre vite.
Quel Gesù che sembra avere sempre fretta non corre per lasciarci indietro. Corre per raggiungerci, là dove siamo, e ricordarci che «il Regno di Dio è vicino» (Mc 1,15).

