Un giubileo monumentale che non esclude perché siamo tutti figli di Dio
Testimonianza di Alessandra F., partecipante al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” (5-6 settembre 2025)
Monumentale. Questa parola vi appartiene perché racchiude la portata di ciò che avete realizzato: varcare la Porta Santa con la vostra croce arcobaleno e accompagnarla fino alla tomba di Pietro.
Non si è trattato solo di un gesto simbolico ma di una pagina di storia viva, scritta con la forza della fede e la speranza nel futuro. Ricordo il nostro incontro, i nostri passi condivisi in Trentino, due anni fa.
Oggi il vostro pellegrinaggio si mostra come molto più di un evento: è una testimonianza che apre strade nuove, per voi e per chiunque abbia il coraggio di riconoscere la bellezza della fede autentica e gioiosa.
Partecipare al pellegrinaggio giubilare della comunità cristiana LGBTQ+ è stato un privilegio, un’occasione indimenticabile, un atto che ha unito coraggio, gioia e speranza. In un tempo in cui la voce dei vertici ecclesiastici e di gran parte del mondo cattolico suona spesso silenziosa, controversa o inadeguata di fronte agli orrori indicibili dello sterminio in corso a Gaza e alle gravi sfide del presente, la vostra comunità rappresenta per me l’unico spazio nel quale aveva senso vivere il Giubileo. Con voi, e solo con voi, varcare la Porta Santa è stato un gesto autentico, non un rito vuoto.
La mia posizione di fronte al sistema ecclesiastico e al suo apparato è sempre più critica: da due anni testimonio e racconto sulle pagine di testate nazionali il genocidio in corso a Gaza, seppur fra mille difficoltà, e non posso ignorare la distanza abissale tra le sofferenze reali del mondo e le parole spesso sterili e vuote, di prammatica e circostanza, di chi dovrebbe incarnare il Vangelo, e invece resta muto e sordo.
A questo si intreccia la mia esperienza personale: una vita non allineata, scelte non convenzionali, idee che mi hanno resa una “disadattata integrata”.
Non ho mai ceduto ai cliché logori e consunti; ho preferito assecondare la mia natura di cognitaria ribelle, attratta dal mondo e dalla conoscenza più che dalle relazioni codificate.
Per questo mi sento naturalmente vicina a chi, come voi, lotta da sempre – con garbo e con fermezza – per essere accettato per ciò che è: senza condizioni, senza pregiudizi, senza esclusioni. Voi avete reso monumentale il gesto di portare la croce arcobaleno fino alla tomba di Pietro, un gesto che la storia non potrà ignorare.
Ricordo un incontro di anni fa, durante il mio cammino solitario in Terra Santa, oggi insanguinata e macchiata dal più atroce dei crimini.
Fu un Muftì, davanti a un albero di Natale, a insegnarmi ciò che nessun prete di questa parte del Mediterraneo aveva mai osato dire: siamo tutti figli dello stesso Dio, siamo tutti figli di Abramo.
In quel giorno, come in questo pellegrinaggio, ho sentito vibrare la verità che riconosce l’altro non come minaccia, ma come fratello e sorella.
E se c’è ancora strada da fare, ricordiamo che ciò che manca non è lontano: anche i bambini piccoli non imparano a camminare in un giorno.
Il mio augurio è che la Chiesa cattolica diventi davvero casa per tutti.
A partire dalle frontiere, sul limitar delle quali, ogni cammino, piccolo o grande, possa trovare finalmente spazio per essere percorso.
Buon cammino e buon vento, verso ciò che ancora deve arrivare!

