Oltre la divisione tra conservatori e progressisti. I cattolici LGBTQ+ e la Chiesa cattolica italiana
Intervista di Elisa Belotti a Giorgio Maria Millesimi, pubblicata su Bondings 2.0 di New Ways Ministry (Stati Uniti) il 3 novembre 2026. Liberamente tradotto dai volontari del progetto Gionata
Nell’ottobre 2026, Giorgio Maria Millesimi ha partecipato a un convegno di due giorni dedicato al rapporto tra genere, media e religione, organizzato dall’Università di Bologna. Dottorando in Studi religiosi presso la Facoltà di Teologia e Studi religiosi della KU Leuven (Università Cattolica di Lovanio), in Belgio, Millesimi ha presentato alcuni risultati della sua ricerca sulle esperienze delle persone cattoliche LGBTQ+ in Italia.
Al termine del convegno, Elisa Belotti, giornalista di Bondings 2.0, lo ha intervistato per approfondire il suo progetto di dottorato, le difficoltà che incontrano le persone cattoliche LGBTQ+ in Italia e ciò che uno studio condotto da un’università belga può rivelare sulla Chiesa cattolica italiana e sul suo rapporto, oggi in trasformazione, con le persone LGBTQ+.
Puoi raccontarci brevemente il progetto di ricerca di cui fai parte? Come è strutturato, quali sono i suoi obiettivi e qual è il tuo ruolo?
Il mio dottorato fa parte del progetto PANIC, Processes of Agency, Negotiation and Identity Construction (Processi di capacità d’azione, negoziazione e costruzione dell’identità), promosso dalla KU Leuven.
Si tratta di una ricerca interculturale ancora in corso, condotta da un gruppo di sette ricercatori, tre professori e quattro dottorandi, che studia il modo in cui le persone cattoliche costruiscono e ridefiniscono la propria identità religiosa in rapporto alle questioni LGBTQ+ in cinque Paesi europei: Belgio, Croazia, Francia, Italia e Paesi Bassi.
Attraverso interviste qualitative, lo studio di fonti normative storiche e contemporanee e l’analisi dei dibattiti ecclesiali e pubblici, cerchiamo di comprendere come i singoli credenti cattolici costruiscano la propria identità religiosa confrontandosi con le questioni LGBTQ+.
Il nostro obiettivo è mostrare la varietà dei modi in cui i cattolici dei diversi Paesi europei si rapportano a questi temi, andando oltre quella contrapposizione tra «conservatori» e «progressisti» che viene così spesso utilizzata per descrivere il cattolicesimo contemporaneo.
Quello che stiamo osservando, invece, è un panorama molto più articolato, fatto di continui confronti, mediazioni e forme creative di appartenenza religiosa. In questo contesto, le persone cattoliche LGBTQ+ contribuiscono attivamente a immaginare e costruire modi alternativi di vivere la Chiesa cattolica, nei quali sia possibile esprimersi e realizzarsi pienamente.
L’aspetto più affascinante del progetto PANIC è proprio il suo approccio interdisciplinare, che mette insieme antropologia, etica, storia e teologia.
Personalmente mi occupo del contesto italiano. Sto quindi intervistando persone che vivono la propria fede cattolica in Italia e svolgo anche osservazioni etnografiche sul campo. E sto scoprendo una realtà incredibilmente ricca e variegata! Per conoscere meglio il nostro lavoro è possibile iscriversi alla newsletter del progetto.
Durante il convegno di Bologna hai parlato anche della tua esperienza nel presentare questa ricerca all’estero, in contesti dove la situazione italiana è meno conosciuta. Quali reazioni o domande incontri quando racconti ciò che accade in Italia?
Ho notato che, quando presento la mia ricerca a un pubblico internazionale, molte persone rimangono sorprese nello scoprire quanto l’Italia sia indietro sul piano dei diritti civili delle persone LGBTQ+.
Di solito mostro una diapositiva con la Rainbow Map 2026 (Mappa arcobaleno 2026) di ILGA-Europe, nella quale l’Italia occupa il 36° posto su 49 Paesi per quanto riguarda la tutela giuridica e le politiche di protezione delle persone LGBTQ+.
Per dare un’idea più chiara della situazione, faccio sempre notare che l’Italia è molto più vicina alla Russia, che occupa il 49° posto, che alla Spagna, prima in classifica!
Quando affronto questo aspetto, sottolineo sempre il ruolo che il Vaticano ha avuto nel contribuire a questa emarginazione strutturale. È un tema di cui mi sono occupato anche nell’articolo I Was a Stranger and You Welcomed Me (Ero straniero e mi avete accolto).
Uno degli esempi più noti e recenti risale al 2021, quando il Vaticano presentò una nota verbale nella quale esprimeva la propria contrarietà a una proposta di legge che avrebbe introdotto specifiche sanzioni contro gli atti di omofobia e transfobia, il cosiddetto disegno di legge Zan.
Quel provvedimento non superò l’esame del Senato e, ancora oggi, in Italia manca una legge specifica di questo tipo contro le discriminazioni. Le persone straniere spesso rimangono davvero colpite nello scoprire quanto sia difficile la situazione italiana.
Allo stesso tempo, in passato ho avuto l’impressione che molte persone all’estero immaginassero la Chiesa cattolica italiana come una realtà omogenea, molto tradizionale. Per questo rimangono piacevolmente sorprese quando scoprono quante iniziative cattoliche LGBTQ+ siano nate dal basso nel nostro Paese e quanto i gruppi di cattolici LGBTQ+ siano attivi nel costruire una rete sempre più ampia di persone e realtà ecclesiali accoglienti.
La Chiesa cattolica italiana è tutt’altro che un blocco monolitico. Anzi, cresce il numero di vescovi, sacerdoti, religiose, reti pastorali e iniziative che testimoniano un desiderio autentico di fare pastorale con le persone LGBTQ+, e non semplicemente per loro.
Lo scorso settembre, per esempio, il primo convegno nazionale degli operatori pastorali impegnati nell’accompagnamento delle persone LGBTQ+, organizzato in Italia, ha riunito circa 200 partecipanti, tra cui dieci vescovi.
A Bologna, dove il pubblico era prevalentemente italiano, le persone presenti conoscevano già abbastanza bene le difficoltà che le persone LGBTQ+ incontrano nel nostro Paese.
Tuttavia, mi sto rendendo conto che anche molti italiani non conoscono necessariamente le esperienze pastorali positive che stanno nascendo all’interno della Chiesa cattolica italiana.
Quando ne vengono a conoscenza, spesso ne sono molto contenti, soprattutto quando scoprono gli effetti benefici che queste esperienze stanno avendo sulla vita delle persone cattoliche LGBTQ+.
Dalle interviste che hai realizzato emergono anche esperienze di esclusione dall’accesso ai sacramenti. Che cosa hai scoperto su questo aspetto della vita delle persone cattoliche LGBTQ+ in Italia?
L’accesso ai sacramenti è una questione molto importante nell’esperienza vissuta di tante persone cattoliche LGBTQ+.
I sacramenti possono diventare il luogo nel quale l’identità di una persona viene sottoposta a giudizio e a controllo, provocando una sofferenza profonda in chi si vede negare la possibilità di riceverli. Questo accade soprattutto nel sacramento della Riconciliazione.
Diverse persone che ho intervistato mi hanno raccontato esperienze dolorose, nelle quali si sono scontrate con la rigidità o il giudizio di un sacerdote quando, durante la confessione, è emerso che avevano un partner del loro stesso genere oppure che erano persone LGBTQ+.
In alcuni casi, proprio per questo motivo, è stata persino negata loro l’assoluzione. Sono esperienze che possono lasciare ferite profonde.
Allo stesso tempo, però, la mia ricerca mostra anche le diverse strategie che le persone cattoliche LGBTQ+ mettono in atto per affrontare queste situazioni difficili.
Anche durante la confessione, infatti, non si limitano a ricevere passivamente un messaggio di esclusione, come se qualcuno dicesse loro: «Questo momento non è per te, questo sacramento non è per te».
Molte persone contestano apertamente i sacerdoti che, durante il sacramento, esprimono giudizi negativi sulle relazioni tra persone dello stesso genere. Altre non esitano ad alzarsi e ad andarsene.
Credo inoltre che Papa Francesco abbia contribuito a cambiare il modo in cui molte persone vivono e interpretano la confessione, restituendo loro una maggiore consapevolezza della propria dignità e della propria possibilità di agire.
Diverse persone che ho intervistato hanno richiamato esplicitamente la visione del defunto Pontefice, secondo la quale la confessione dovrebbe essere un momento di grazia e non una «sala di tortura», come scriveva nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (La gioia del Vangelo), al numero 44.
Quello che sto osservando attraverso la mia ricerca è che il modo in cui una persona LGBTQ+ vive i sacramenti dipende molto spesso dal singolo sacerdote che li amministra.
Per tante persone cattoliche LGBTQ+ che hanno incontrato sacerdoti accoglienti non esiste alcun problema.
Ecco perché un’altra strategia molto chiara consiste nello scegliere di confessarsi soltanto quando si ha la certezza di non essere giudicati dal sacerdote e di non dover nascondere la propria identità.
Naturalmente dobbiamo anche ricordare che questa possibilità non è alla portata di tutti. Per chi vive nei piccoli centri, per esempio, non è sempre facile trovare nelle vicinanze una parrocchia accogliente.
Quali ritieni siano i risultati più significativi della tua ricerca sul contesto italiano, soprattutto per quanto riguarda le opportunità e le speranze per il futuro?
Quando ho iniziato a diffondere in Italia l’invito a partecipare alla ricerca, sono rimasto particolarmente incoraggiato dalla risposta straordinaria che ho ricevuto.
Fino a oggi ho intervistato 51 persone, un numero piuttosto elevato per una ricerca di dottorato!
Le persone intervistate provengono da aree geografiche molto diverse, dalle città di provincia del Nord Italia fino all’estremo Sud e alle due isole maggiori.
Anche il gruppo delle persone che ho incontrato è molto eterogeneo: genitori di figli LGBTQ+, sacerdoti, operatori pastorali, educatori religiosi e, naturalmente, persone LGBTQ+.
L’entusiasmo con cui la mia ricerca è stata accolta in Italia mi ha davvero colpito e commosso. Mi ha mostrato quanto interesse ci sia intorno a questi temi e quanto sia forte, in tante persone, il desiderio di poterne parlare.
La mia ricerca, però, non si concentra soltanto sulle difficoltà, ma anche sulle numerose opportunità che esistono nel nostro Paese.
Il documento finale del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, Lievito di pace e di speranza, pubblicato esattamente un anno fa, invitava a rafforzare e incoraggiare quelle esperienze pastorali che stanno già portando frutto.
E in Italia queste esperienze sono davvero numerose. Da questo punto di vista, l’Italia può rappresentare un esempio virtuoso.
Durante le interviste ho ascoltato molte storie di persone LGBTQ+ che frequentano la propria parrocchia insieme al partner e che, all’interno della comunità, ricoprono anche incarichi di responsabilità, per esempio come catechisti o direttori del coro.
Persone che vengono accolte a braccia aperte dal proprio sacerdote e dagli altri parrocchiani.
Un altro grande punto di forza del contesto italiano è senza dubbio la presenza di circa 60 gruppi cattolici LGBTQ+ distribuiti in tutto il Paese, insieme al ruolo di collegamento e di unione svolto dall’associazione La Tenda di Gionata, che riunisce gruppi, singole persone LGBTQ+, famiglie e operatori pastorali.
Basta dare anche solo una rapida occhiata al suo sito internet per rendersi conto della straordinaria varietà delle attività che promuove e del sostegno che offre alle realtà presenti sul territorio.
Un esempio è l’organizzazione, ogni anno nel mese di maggio, delle veglie di preghiera (per il superamento della violenza dell’omolesbobitransfobia), che nel corso degli anni sono cresciute sia nel numero sia nella diffusione geografica.
Elisa Belotti è una giornalista freelance italiana che si occupa di diritti umani, comunità marginalizzate e del rapporto tra religione e società, con particolare attenzione alle persone LGBTQ+ e alle donne. È ideatrice e co-conduttrice del podcast Cristianə a chi?, dedicato all’incontro tra cristianesimo, femminismo e identità queer. Ha firmato inchieste sulle violenze contro le religiose e sulle terapie di conversione. È coautrice, con Paola Lazzarini e Sandra Letizia, del libro La Chiesa che (non) ci vuole. Per un cristianesimo femminista e queer (Tlon, 26 novembre 2025, 280 pagine)
Testo originale: Beyond the Conservative-Progressive Divide: LGBTQ+ Catholics and the Italian Church

