Basta un po’ di lievito per guarire il nostro mondo ferito?
Riflessione di Tulio Huggins, studente di teologia e scrittore, pubblicata sul blog Bondings 2.0 di New Ways Ministry (Stati Uniti) il 19 luglio 2026. Liberamento tradotto dai volontari del Progetto Gionata
«Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Matteo 13,33).
Durante la pandemia mi sono messo a fare il pane. La sera versavo in una ciotola farina, lievito, sale e acqua: pochi ingredienti semplici che, mescolandosi, diventavano un impasto.
Quando tutto andava per il verso giusto, tornavo in cucina un paio d’ore dopo, mentre gli altri dormivano, e trovavo l’impasto raddoppiato, ormai premuto contro la pellicola che copriva la ciotola. Poi lo mettevo nel forno e, poco dopo, la cucina si riempiva del profumo familiare del pane appena sfornato.
Mi ha sempre stupito quanto poco lievito serva per fare il pane. Bastano uno o due cucchiaini perché la farina, fino a quel momento immobile, cominci a prendere vita, trasformando la cucina in un minuscolo ecosistema. Chiunque abbia fatto il pane conosce anche la sorpresa di gettare un avanzo d’impasto nella spazzatura e ritrovarlo, qualche ora dopo, ancora ostinatamente intento a crescere. Il lievito, evidentemente, non sa quando è il momento di arrendersi.
Forse è proprio per questo che, nel Vangelo, Gesù paragona il regno dei cieli al lievito.
Tre misure di farina non erano affatto poche: corrispondevano all’incirca a oltre venti dei nostri chilogrammi*. Quella donna, forse una fornaia esperta, stava preparando una quantità enorme di pane. Eppure bastava pochissimo lievito per far fermentare tutto l’impasto e sfamare decine di persone.
Come cattolici LGBT+, a volte sentiamo che la nostra stessa presenza sia una lotta. Una lotta contro la vergogna, l’ignoranza e l’odio, dentro e fuori la Chiesa. In diversi Paesi la crescita dell’autoritarismo ha limitato i diritti delle persone LGBT+, che continuano a essere usate come capri espiatori per i problemi delle nostre società.
Anche nella Chiesa, nonostante alcuni passi avanti verso una comunità davvero aperta a «tutti, tutti, tutti», resta ancora molta strada da percorrere.
Perfino nel mio cammino personale con Dio avverto talvolta la tentazione di non presentarmi a lui per quello che sono. Come se dovessi dividermi in tante parti, nascondendone alcune per diventare più presentabile agli occhi di Dio.
Eppure la bella notizia è che il regno dei cieli ci ha raggiunti in Cristo. Come membra della Chiesa universale, siamo uniti al corpo mistico di Cristo e nulla può separarci da lui e dal suo amore. Anche quando ci troviamo nelle periferie, il Regno di Dio è con noi.
Ma la storia non finisce qui. Il regno dei cieli è simile al lievito. Quando lasciamo trasparire l’amore di Cristo, egli può agire attraverso di noi, nonostante tutti i nostri limiti. Cristo può diventare il lievito delle nostre vite, facendo fermentare gli spazi che attraversiamo e le storie che abitiamo.
La nostra presenza come persone LGBT+ è santa
Nelle nostre comunità siamo un riflesso particolare di Cristo: piccoli Cristi capaci di mostrare agli altri il suo amore.
Per la comunità LGBT+ possiamo diventare un ponte verso la Chiesa e contribuire a sanare le ferite che proprio la Chiesa ha provocato nella vita di tante persone. Alla Chiesa, invece, possiamo mostrare che l’amore di Dio non può essere fermato.
Siamo diventati figli e figlie di Dio e lo Spirito vive dentro di noi. È quello Spirito che, come scrive san Paolo nella seconda lettura di questa domenica, «intercede con gemiti inesprimibili» (Romani 8,26, Bibbia CEI 2008).
Dio è accanto ai suoi figli e alle sue figlie messi ai margini.
È accanto alla ragazza lesbica che piange sul cuscino, perché teme che Dio possa odiarla per ciò che è.
È accanto alla donna trans, cresciuta nella Chiesa cattolica, che teme per la propria vita mentre aumenta la transfobia e si domanda se la Chiesa saprà ascoltare il suo grido.
È accanto al sacerdote che vive ancora nascosto, desideroso di essere finalmente sincero con sé stesso, ma spaventato dalle possibili reazioni dei suoi superiori.
Di fronte a ostacoli che sembrano insormontabili, Cristo-lievito continuerà a far fermentare le nostre vite. Come cattolici LGBT+, è questa la speranza che riponiamo in lui.
* Per la conversione delle tre antiche misure di farina, le stime oscillano indicativamente tra 20 e 27 chilogrammi; nel testo si è scelto di usare la formulazione più semplice «oltre venti chilogrammi».
Testo originale: “Just A Little Yeast Can Heal Our Broken World”

