I mille volti de la Veronica
Riflessioni bibliche di Fabio Trimigno del progetto ZACCHEO PUGLIA Cristiani Queer
Veronica, secondo la tradizione cristiana, è la pia donna che vedendo il Nazareno condannato a morte che trasportava la croce col volto sporco di sangue e sudore, lo asciugò con un panno di lino su cui sarebbe rimasta l’impronta del viso, il cosiddetto “velo della Veronica“.
È buffo come di colei che ha custodito traccia del divino non si abbia traccia.
Infatti Veronica non è mai citata nei Vangeli Canonici, ma di lei si ha traccia nei Vangeli Apocrifi (negli Atti di Pilato conosciuti anche come Vangelo di Nicodemo), in relazione alla donna che implora Gesù per la guarigione da una emorragia e, riuscendo a toccargli il mantello, guarisce all’istante.
Veronica è la traduzione latina del nome greco Berenice, Berenike, dal macedone classico fere nike, e cioè “che porta vittoria”. Probabilmente nel passaggio dal greco al latino, l’assonanza del nome Veronica con vera icona (vera immagine) generò nella fantasia popolare la leggenda della “Vera icona della Veronica”.
Alla Veronica è dedicata la sesta stazione della Via Crucis. Ma la Via Crucis non è un evento che resta confinato nel passato, ma si snoda attraverso le nostre storie, le nostre città, i nostri quartieri, i nostri ospedali, le nostre fabbriche, le nostre scuole, le nostre strade, le nostre guerre, le nostre vite.
Il gesto silenzioso della Veronica nella Via Crucis sarebbe passato da labbra a labbra. Nessun vangelo riporta questo episodio, ma l’anima del popolo cristiano lo trattiene ancora perché là dove l’amore si fa gesto Dio si lascia toccare. Il gesto di una creatura diventa trasparenza del divino.
Mentre l’umanità si volta dall’altra parte, giudica, condanna, insulta e distrugge, Veronica interviene con la sua pura presenza sconfinante: il suo gesto è l’atto di chi rifiuta di farsi travolgere dalla violenza della folla per offrire, invece, un gesto di compassione attiva, di consolazione e soprattutto di dignità.
E’ un personaggio che mi ha sempre affascinato, proprio perché di lei si sa davvero poco. Che sia stata l’emorroissa o che si sia chiamata davvero Veronica, a me personalmente poco importa, ma quello che mi travolge è il suo istinto, uno spirito libero in azione senza preoccuparsi di eventuali conseguenze. Lei va, semplicemente va, se sia stata la sua fede a farle toccare quel mantello, o se sia stata la sua compassione a farla correre per asciugare sangue e sudore, lei va.
Quello che sente è quello che prova, quello che prova è quello che sente.
E quello che fa corrisponde a quello che sente e prova.
Che sia un mantello da toccare o un panno di lino da sporcare, quello che tiene insieme la traccia di questa donna è proprio la stoffa, fatto di intrecci di fili. Il volto impresso su quel lino non è solo quello storico di Gesù di Nazareth, ma è il volto di tutta l’umanità sofferente. Ogni persona lascia la sua impronta nella storia. Il lino assume così una trasfigurazione simbolica e diventa traccia a memoria del mondo.
Tutto su una stoffa, una reliquia, un segno. Un mistero.
Che non sia l’universo intero nel suo mistero ad essere cosi semplicemente complesso come le trame di un mantello?
Che non sia proprio la nostra umanità a potersi scoprire salvezza e bellezza come in uno strofinaccio?
Che non sia proprio la nostra persona ad essere impregnata di quel volto divino per potersi riscoprire identità preziosa e unica?
Che non sia proprio la nostra vita a raccogliere tracce d’amore e lasciare un segno come il Nazareno?
Veronica rappresenta un potentissimo snodo teologico e antropologico, collocandosi esattamente come ponte tra la storia e l’umanità. Che sia esistita o meno, Veronica ci arriva oggi dopo due mila anni di storia come l’icona di coloro che hanno il coraggio di andare, di sfiorare e di farsi sfiorare dall’Eterno.
Veronica incarna il perfetto equilibrio del cristiano e diventa la sintesi tra l’azione e la contemplazione, segno di fede incarnata: non c’è separazione tra l’amore per Dio e l’impegno nella storia. Il dialogo tra l’umanità e la storia si realizza nell’azione concreta.
Veronica è davvero uno spirito queer, non conforme, fuori dalla norma.
Uno spirito senza volto, uno spirito capovolto per un capovolgimento della storia.
Nel momento in cui l’umanità (Veronica) cerca di consolare la storia (il Cristo sofferente), riceve in cambio il dono più grande: l’immagine stessa di Dio impressa nel proprio tessuto quotidiano.

