La nostra famiglia cattolica davanti al coming out di due figli. Dalla veglia di Reggio Emilia






Testimonianza dei genitori Laura e Pietro pronunciata durante la Veglia di preghiera per il superamento di ogni forma di discriminazione tenutasi nella parrocchia di San Luigi di Reggio Emilia il 28 maggio 2026.
Siamo Laura e Pietro, veniamo da Neviano degli Arduini, sulle colline di Parma. Proprio oggi facciamo trentadue anni di matrimonio e, per una felice coincidenza, sempre oggi Pietro ricorda i suoi ventuno anni di ordinazione diaconale.
Nella nostra famiglia ci sono stati donati cinque figli, che oggi hanno tra i trenta e i dodici anni: quattro femmine e un maschio. Fin da fidanzati abbiamo desiderato mettere al primo posto nella nostra vita l’amore di Gesù, che abbiamo cercato di seguire nella via del matrimonio e della famiglia. Collaboriamo da molti anni in parrocchia e con l’Ufficio di pastorale familiare della nostra diocesi.
Siamo una coppia come molte delle nostre comunità: felici del proprio cammino di famiglia, tanto che nel 2007 partecipammo a Roma al primo Family Day. Siamo convinti ancora oggi, più che mai, della bellezza e della sacralità di questa via, di questa vocazione.
Solo che…
Solo che, come sempre accade, i figli si sono manifestati nel loro bellissimo mistero. Ognuno profondamente diverso, anche dalle nostre attese.
Così, tra le tante diversità dei nostri cinque tesori, la nostra primogenita Chiara, tredici anni fa, ha trovato il coraggio di dirci che era omosessuale. Lo stesso ha fatto Giuseppe sette anni più tardi. Entrambi erano adolescenti e, nel momento dell’innamoramento, avevano capito il loro orientamento, senza averlo scelto.
I primi mesi ci inseguivano tante domande: perché proprio a noi? Perché due? Ma siamo sicuri che questo loro orientamento non si possa cambiare? Abbiamo fallito come genitori? Cosa succederà ai nostri figli? Cosa penserà la gente, la nostra comunità parrocchiale, di noi?
Si susseguivano sentimenti contrastanti. Da una parte c’era un desiderio fortissimo di bene verso i nostri figli, che non erano diversi da prima. Anzi, ci avevano fatto il dono di rivelarsi nella loro autenticità.
Dall’altra eravamo in difficoltà, perché avevamo assimilato l’idea che l’omosessualità fosse una fonte di disordini, guai, comportamenti da tenere lontani o reprimere. Eravamo anche preoccupati che potessero capitare loro discriminazioni o persecuzioni.
Nel tumulto dei pensieri apprezzavamo la loro sincerità. Eravamo fieri delle persone che stavano diventando. Li guardavamo con occhi nuovi, stupiti, come se li avessimo generati ancora.
E anche se a volte sentivamo il contrasto con determinati pronunciamenti della chiesa cattolica, continuavamo a vedere e riconoscere in loro la dignità e la bellezza di ogni creatura amata dal Padre, fonte di ogni bene. Ci siamo accorti che anche sacerdoti amici, con cui ci confidavamo, aprivano a questa prospettiva.
A distanza di tempo, questa realtà per noi sconvolgente ci ha fatto tanti regali. Ci ha unito come famiglia e come coppia. Insieme, nella preghiera, ci siamo affidati con forza al Signore, chiedendo di indicarci il cammino.
Avvertivamo sempre più forte la sensazione che, sia come genitori sia come coppia diaconale, ci venisse chiesto di uscire dal recinto della nostra vita di prima e di avventurarci fuori.
Oggi ringraziamo lo Spirito Santo, che ci ha fatto dono di mettere l’amore accogliente, come l’abbiamo appreso dal Vangelo, al primo posto.
Dalla nostra esperienza non possiamo essere d’accordo con chi pensa che i figli omoaffettivi siano una croce che i genitori devono portare.
Crediamo che, tra le strade inaspettate del nostro matrimonio e del nostro essere al servizio della chiesa cattolica, ci sia anche l’avere allargato lo sguardo verso un nuovo orizzonte, dove sia riconosciuto e testimoniato quanto c’è di bello e santo anche nelle persone LGBT.
Noi, come genitori, ci sentiamo fortunati, perché è quello che vediamo in nostro figlio Giuseppe e in nostra figlia Chiara, con la sua compagna, amorevolmente insieme da oltre dieci anni. Insieme sono capaci, per esempio, di aiutare con impegno concreto persone in difficoltà e di essere nel mondo portatrici e portatori di bene e di speranza.
In questi anni ci sembra di aver fatto un buon cammino. Siamo riconoscenti verso tanti amici incontrati: coppie di genitori, sacerdoti e religiose che ci hanno aiutato e con i quali abbiamo vissuto esperienze forti di fraternità, come la rete nazionale 3VolteGenitori, il Giubileo e il percorso sinodale.
Come coppia diaconale nella chiesa di Parma, circa sei anni fa siamo stati incaricati dal Vescovo di coordinare un piccolo gruppo diocesano per genitori e familiari di persone LGBT, chiamato gruppo Parliamone.
È tuttora un piccolo gruppo che si ritrova mensilmente per pregare, dialogare, formarsi ed essere parte attiva nell’organizzare a Parma la veglia diocesana per il superamento dell’omotransbifobia.
Vogliamo, con una mano, stare uniti alla chiesa cattolica, che è di “tutti, tutti, tutti”, e con l’altra tenere amorevolmente i nostri figli, che purtroppo non si sentono accolti dalla chiesa cattolica.
Io e Laura preghiamo perché la nostra chiesa cattolica possa trovare finalmente parole di stima e incoraggiamento anche verso quelle coppie omosessuali capaci di fedeltà, dedizione e donazione verso il prossimo.
Sarebbe una grande gioia, anche per la nostra famiglia.

